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“Attenzione, gli anti-zanzare rischiano di attirarle anziché respingerle”: il nuovo studio ribalta le convinzioni sui repellenti

Le zanzare possono imparare ad associare il principale repellente antizanzare al cibo: lo rivela uno studio sul principale repellente anti-zanzare.
“Attenzione, gli anti-zanzare rischiano di attirarle anziché respingerle”: il nuovo studio ribalta le convinzioni sui repellenti
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I repellenti contro le zanzare potrebbero non essere efficaci come si è sempre creduto. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology, questi insetti sarebbero infatti in grado di “imparare” ad associare il DEET — il principale repellente antizanzare — alla presenza di cibo, arrivando in alcuni casi perfino a esserne attratti. La ricerca, condotta dagli scienziati dell’Université de Tours, della Virginia Tech e della Universidad de Buenos Aires e coordinata da Claudio Lazzari, ha analizzato il comportamento delle Aedes aegypti, le zanzare responsabili della trasmissione di malattie come febbre gialla, dengue e chikungunya. Da decenni il DEET rappresenta il principale punto di riferimento nella lotta contro zanzare, zecche e altri insetti, grazie alla sua comprovata capacità repellente.

Per lo studio, i ricercatori hanno sviluppato un esperimento ispirato al celebre condizionamento di Pavlov. Le zanzare venivano poste dietro una rete e alimentate tramite una sacca di sangue caldo che simulava la presenza di un ospite umano. In condizioni normali gli insetti tentavano ripetutamente di pungere, mentre la presenza dell’odore del DEET li induceva quasi sempre ad allontanarsi. Il protocollo sperimentale è stato poi modificato introducendo il repellente negli ultimi secondi dell’alimentazione. Ripetendo più volte questa associazione tra nutrimento e odore del DEET, le zanzare hanno progressivamente imparato a collegare il repellente alla ricompensa alimentare. Al termine dell’addestramento, oltre il 60% degli insetti continuava a cercare di pungere anche percependo esclusivamente l’odore del DEET, senza alcuna presenza di sangue.

In una seconda fase dello studio, gli insetti addestrati hanno mostrato addirittura una preferenza per una mano trattata con DEET rispetto a una non trattata. Un comportamento simile è stato osservato anche quando il repellente veniva associato a una soluzione zuccherina, segno che il fenomeno non dipende soltanto dall’attrazione per il sangue umano. Secondo gli autori, i risultati suggeriscono che il DEET non funzioni come una barriera chimica assoluta, ma piuttosto come un segnale olfattivo che può essere reinterpretato dalle zanzare attraverso l’esperienza. “Nonostante le nuove evidenze, i ricercatori precisano che il DEET resta attualmente il sistema più efficace per ridurre il rischio di malattie trasmesse dalle zanzare. Comprendere i meccanismi di apprendimento degli insetti potrebbe però aprire la strada, in futuro, allo sviluppo di repellenti più efficaci, stabili e duraturi.

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