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Il dissidente turco Osman Kavala, condannato all’ergastolo, riceve il Premio Libertà 2025. Amnesty: “Accanimento giudiziario”

Il filantropo accusato di aver organizzato la rivolta di Gezi Park nel 2013, in carcere da 9 anni: "Regimi politici autoritari polarizzano il dibattito per sopprimere la diversità"
Il dissidente turco Osman Kavala, condannato all’ergastolo, riceve il Premio Libertà 2025. Amnesty: “Accanimento giudiziario”
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Osman Kavala, il filantropo turco condannato all’ergastolo e in carcere da 9 anni è stato insignito del “Premio Libertà 2025” di “Liberal International”. La sua attività filantropica anche nei confronti della minoranza curda lo ha reso un bersaglio per il regime del presidente Recep Tayyip Erdogan. Condannato in seguito all’accusa di aver “organizzato la rivolta popolare di Gezi Park nel 2013 e aver tentato di rovesciare il governo turco”, rimane dietro le sbarre nonostante le sentenze vincolanti della Corte europea dei diritti umani (Cedu, a cui Ankara è soggetta avendone firmato lo statuto) tra cui l’avvio nel 2022 della procedura di infrazione nei confronti della Turchia. I suoi avvocati hanno presentato una nuova domanda alla Cedu all’inizio del 2024 in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione che conferma la condanna di Kavala, ma il filantropo rimane in prigione con altre due richieste pendenti presso la Corte costituzionale. Insieme a lui, altre sette persone – sindacalisti, ecologisti, urbanisti – hanno ricevuto una condanna a 18 anni per averlo presumibilmente aiutato nell’operazione. “Si tratta di un accanimento giudiziario che va avanti da troppo tempo”, sottolinea Amnesty International. Le accuse contro di lui devono essere annullate e liberato, secondo la Cedu e gli enti umanitari.

Kavala è stato insignito del Premio Libertà 2025 da Liberal International per il suo contributo ai diritti umani, al pluralismo e ai valori democratici. Alla cerimonia di premiazione, a Berlino, in collaborazione con la Fondazione Friedrich Naumann, la moglie, la docente Ayşe Buğra, ha ritirato il premio a suo nome e ha letto il suo discorso di accettazione. Questo è ció che Kavala ha scritto:

“È un grande onore per me ricevere il Freedom Prize. Ringrazio Liberal International per questa decisione. Questo premio è stato per me fonte di forza e motivazione. Viviamo in un contesto internazionale in cui i diritti umani e le libertà individuali sono minacciati da regimi politici autoritari che impiegano retoriche e strategie polarizzanti per sopprimere la diversità e il pluralismo in molte società. È facile perdere la speranza nell’attuale cupa situazione globale. Tuttavia, ci sono alcuni nuovi sviluppi che mi danno speranza per le possibilità future. Sono soddisfatto dell’esito delle elezioni in Ungheria. Credo che questo possa essere interpretato come un segnale positivo, a dimostrazione che un regime politico che ignora le libertà civili, lo stato di diritto e l’indipendenza della magistratura può essere cambiato attraverso mezzi democratici. Ritengo inoltre significativo il discorso pronunciato dal primo ministro canadese Mark Carney al recente vertice di Davos. In tale occasione, Carney ha sottolineato la necessità di un ordine internazionale basato sulle regole, che includa il rispetto dei diritti umani e della sovranità degli Stati nazionali. Come affermato da Carney, questo ordine promuoverebbe anche la solidarietà e lo sviluppo sostenibile. Credo che un mondo migliore possa esistere grazie a una nuova dinamica politica che emergerà sotto la guida dei valori liberali. Credo inoltre che l’adozione dei valori liberali rafforzerà le norme giuridiche sancite dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e gli organi di attuazione di tale sistema. Ciò riveste grande importanza per la difesa dei diritti civili e delle libertà nel mio Paese”.

Spera, Kavala, in una società opposta a quella in cui si trova imprigionato per la sua attività a favore della democrazia e del pluralismo. Così come vi si trova imprigionato, assieme ad altri sindaci dei partiti di opposizione, il primo cittadino di Istanbul, sotto processo da settimane con l’accusa di corruzione. Ekrem Imamoglu, oggi sospeso, è in carcere da più di un anno. Il sindaco è il candidato del maggior partito di opposizione – il repubblicano di centrosinistra CHP – nella sfida elettorale con Erdogan per le presidenziali del 2028. Secondo i sondaggi è in vantaggio sul Sultano. Quello a suo carico, così come quello di Kavala, è l’ennesimo processo farsa di un Paese, la Turchia, non più democratico che aspira ancora a entrare in Europa.

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