Il suo percorso dentro Amici 25 è stato tortuoso e intenso. Gli scontri con Anna Pettinelli hanno tenuto accesi i riflettori su Plasma, che però piano piano si è fatto conoscere per la sua scrittura e la sua musica soprattutto con gli inediti “Perdigiorno”, “Perdere Te” e “Segreto”. Il nuovo singolo “Colore” apre uno spiraglio sul suo passato e un periodo intenso della sua vita che poi hanno tracciato un solco su chi è oggi Antonio Silvestri, questo il suo vero nome. Un cantautore della scuola genovese che non ha paura a mostrare le sue paure e fragilità, specchio della sua generazione. Plasma insegna a far pace con se stessi sempre e comunque e a testimoniarlo ci sono i brani contenuti nell’Ep “Perdigiorno”.
Prima di uscire hai rivelato di avere dei polipi alla corde vocali. Quando te ne sei accorto?
Fin dall’inizio del programma abbiamo fatto delle visite dal foniatra. E già dalla prima visita mi era stato segnalato che avevo questo polipo, ma non era un qualcosa che mi stava mettendo a rischio dal punto di vista della salute. Però semplicemente avrebbe rappresentato un limite su alcuni aspetti dell’intonazione.
Da qui la decisione di entrare lo stesso nella scuola?
Sapevo comunque di potermela giocare su tanti aspetti della musica, quindi anche legati alla scrittura perché penso che la musica sia fatta di tantissime cose. Prima di tutto, cuore, testa e testi. Sapevo che avrei avuto un limite maggiore rispetto ad altri, però ero lì per fare il mio percorso personale e per mettermi in gioco con gli strumenti che avevo a disposizione. Potevo anche tornare un altro anno però sono molto contento di averla gestita così, onestamente. E sono anche contento di non averlo fatto presente, magari durante la competizione e di averlo tenuto per me fino alla fine.
Perché hai deciso di non dire nulla?
Proprio per non mettermi in una posizione diversa rispetto agli altri e giocarmela sia con le mie scelte che con la mia faccia e le mie capacità musicali. Insomma volevo giocare tutte le carte che avevo a disposizione. Sicuramente mi opererò e sono molto contento di essermi messo in gioco in questi termini.
I confronti accesi con Anna Pettinelli?
Rifarei tutto dall’inizio alla fine e lo dico con convinzione.
Perché?
Là dentro nella scuola sei messo alla prova, forse anche di più che nel mondo esterno perché è un ambiente iper stimolante, iper competitivo. Lì dentro diciamo che ho avuto anche la possibilità, attraverso le persone che non erano d’accordo sulle mie scelte, sulle mie capacità, di difendermi e di confermare quello che sono. Ho capito che credo in quello che sono e quello che faccio, perché anche quando mi viene recriminato qualcosa, io continuo sul mio percorso, ovviamente sempre in un’ottica di miglioramento e di impegno. È stata una crescita artistica-personale incredibile.
”Colore” racconta di un momento intimo e tormentato del tuo passato. Com’è nata?
Arriva in un momento di svolta. Stavo uscendo da un periodo veramente brutto, in cui ero molto confuso abitavo in un brutto posto. Ero abbastanza solo e quella canzone lì mi ha dato modo di di mettermi a luce con me stesso e poi, di conseguenza, cambiare una rotta.
Cos’è successo dopo?
Mi sono ritrovato a fare una serie di scelte che mi hanno portato ad essere chi sono oggi. Sto lavorando molto coi piedi per terra, sono veramente contento di quello che faccio e di come stanno andando le cose. Quindi questa canzone, secondo me, è stata un inizio di qualcosa.
Da cosa è dipeso quel momento di difficoltà che hai vissuto?
Nella vita un un ragazzo penso che ci siano momenti con più complessi di altri. Auguro veramente a tutti di fare dei su e giù, fare anche degli errori, normale nell’adolescenza, prima di entrare nel mondo degli adulti. Tutto questo porta a tantissime esperienze e poi è proprio anche una questione di Biochimica del cervello.
Cioè?
Il sistema limbico ipertrofico, l’area frontale, è sottosviluppata quindi sei una bomba di emozioni con scarso auto-controllo. E questo ti porta per forza di cose, secondo me, a fare degli errori, ad essere triste, essere felice… Quindi è una palestra di vita assurda e quando parlo con ragazzi più giovani anche di me, che mi chiedono dei consigli su come vivere questi attimi…
E il tuo consiglio qual è?
Di non precludersi niente da un punto di vista né emotivo né di esperienze.
Tu cosa hai fatto?
Ho studiato, viaggiato tanto in particolare quell’anno lì ero appena tornato dalla Colombia, dopo un mese. Ero a Pavia, ma non avevo trovato nessuna casa, avevo trovato questo anfratto dove pagavo veramente poco, però era veramente brutto. Anche con la mia musica, mi sentivo molto perso e passavo tanto tempo da solo proprio perché comprendevo che era un momento in cui mi dovevo curare e piuttosto che fare il ‘super socievole’, ho preferito un po’ chiudermi. Andavo a correre tutti i giorni, scrivevo moltissimo e poi diciamo che mi sono un po’ curato, attraverso il processo di creazione musicale.
Hai pensato a rivolgerti alla psicoterapia?
No perché alla scrittura attribuisco un valore estremamente psicoterapeutico, poi ho fatto anche quel percorso di psicologia e lo consiglio ovviamente a tutti. Ho pure fatto la triennale di Psicologia, sto facendo la Magistrale e stavo per laurearmi, poi sono entrato ad ‘Amici’. Magari mi laurerò quest’anno.
Hai frequentato alcuni esponenti della scuola genovese come Bresh, Olly e Alfa. Cosa hai assorbito da loro?
Sono stato influenzato dal collettivo Drilliguria e Wild Bandana con Tedua, Vaz tè, Ill Rave, Izi… Sono cresciuto con le loro canzoni e quello che raccontavano, si rivolgevano a una fascia di età di miei coetanei. Poi subito dopo sono arrivati Bresh, Olly e Alfa e il loro stile più cantautorale perché veniamo tutti da De André, Gino Paoli, Fossati… Sono tutti mondi che ci condizionano. Ho aperto un concerto di Bresh quando ero piccolino, quando avevo 17 anni perché poi il mondo è sempre quello. Genova è una città ti sostiene, ti fa cantare nei posti, ti aiuta. Veniamo da un periodo veramente florido della nostra città e questa cosa mi riempie di gioia.
“Blu” chiude l’Ep e non a caso. Cosa rappresenta per te?
È una delle tante tracce che ho scritto proprio dentro la scuola di Amici. Scrivevo su ogni canzone che mi veniva assegnata, quindi al di là delle 50 e rotte cover che ho ‘rivisitato’, ho scritto tantissimi inediti perché sono veramente quasi ossessivo sulla scrittura. ‘Blu’ è nata in un momento in cui ero ero un po’ triste perché sono una persona emotiva, ho imparato anche ad accettare questa cosa. ‘Blu’ raffigura quello stato emotivo di sentirsi sott’acqua anche in mezzo a situazioni felici e bellissime. Mi piace tantissimo di questa canzone il fatto che ha due due canali interpretativi: la puoi ascoltare come una canzone estiva con cui vai al mare e la puoi ascoltare quando sei veramente nel tuo momento blu. È uno come come uno di quei cartoni animati che guardi da bambino e ti sembra un cartone animato e lo guardi da adulto e trovi tutti i significati più profondi.
La tua volubilità rappresenta per te una ricchezza oppure è più ostacolo?
Tutte e due le cose nel senso che ovviamente bisogna imparare a gestirla, soprattutto nell’ultimo periodo ho imparato anche ad accettare tanto la parte più fragile di me. Sembrerà anche una retorico ma ci vuole molta forza, secondo me, oggi ad essere anche un po’ fragili in un mondo in cui tutti ti vogliono al top e performanti. Quindi potersi permettere di essere fragili anche attraverso la musica, è un privilegio fantastico.
Chi vincerà Amici?
Difficile dirlo, in questo momento sono in molti a meritarlo. Diciamo che per affetto personale direi il nome di Lorenzo.