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“Cadorna sanguinario”? E Barbero diventa testimone in un processo per diffamazione

Lo storico chiamato in aula a Lecce per un parere sulla definizione data dalla sindaca di Specchia, querelata dal nipote del generale
“Cadorna sanguinario”? E Barbero diventa testimone in un processo per diffamazione
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Un’aula del tribunale di Lecce si è trasformata, per un paio d’ore, in una sorta di aula universitaria. Perché sul banco dei testimoni è salito Alessandro Barbero, docente di Storia medievale e noto divulgatore. Tutta “colpa” di un’invettiva della sindaca di Specchia, Anna Laura Remigi, che quattro anni fa definì il generale Luigi Cadorna, in prima linea durante la Prima Guerra Mondiale, un “idiota” e un “sanguinario”. Troppo? Lo deciderà il giudice Andrea Giannone, chiamato a giudicare se quelle parole furono diffamazione – come sostenuto da un nipote di Cadorna – o meno.

Intanto è toccato a Barbero, che ha scritto diversi volumi sul conflitto, fornire la sua versione davanti al giudice e alle parti. Ricostruendo lo scenario del Grande Guerra, lo storico ha comunque affermato che Cadorna non fosse un sanguinario poiché lo è, ha sostenuto, “chi gode del sangue”, mentre “Cadorna era indifferente”. Fu una guerra “senza scrupoli” e il generale “ha sempre promosso questa linea, senza dubbio”. Questa la sua prospettiva storica fornita dallo studioso di un comandante incline anche alle fucilazioni. Remigi definì in quel modo il generale per spiegare il cambio di denominazione di una strada di Specchia, nel profondo Salento, nel 2022.

Era stata proposta la re-intitolazione a Gino Strada e la sindaca argomentò la decisione dicendo che dare il nome di una via a Cadorna era “abominevole” trattandosi a suo avviso di un “povero idiota”, “sanguinario”, “macellaio” e “cattivissimo stratega”. Il nipote di Cadorna presentò una querela per diffamazione e, al termine degli accertamenti, la pubblico ministero Erika Masetti chiese l’archiviazione per Remigi ritenendo che le sue affermazioni rientrassero nel diritto di critica. Una decisione non condivisa dalla giudice Elena Coppola che dispose l’imputazione coatta. La sentenza è attesa il 29 maggio e bisognerà capire se e quanto il parere di Barbero finirà per influire sul verdetto.

L’immagine di copertina è tratta da un servizio di Telerama

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