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Sorgenti di montagna inquinate: metalli pesanti sopra i limiti nel 36% di quelle in Trentino-Alto Adige e Tirolo. “Colpa del ritiro dei ghiacciai”

Le analisi hanno rivelato che, in coincidenza delle vallate con alcuni tipi di roccia molto comuni, le sorgenti derivanti da zone di permafrost e ghiacciai sono caratterizzate da alti livelli di metalli pesanti come nichel, manganese e alluminio
Sorgenti di montagna inquinate: metalli pesanti sopra i limiti nel 36% di quelle in Trentino-Alto Adige e Tirolo. “Colpa del ritiro dei ghiacciai”
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Neppure alle sorgenti si può esser certi che l’acqua sia incontaminata. Uno studio condotto tra il 2022 e il 2023 e pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Catena da un gruppo di ricerca guidato dal centro Eco Research di Bolzano su 80 sorgenti d’acqua di Trentino-Alto Adige e Tirolo ha evidenziato la presenza di alti livelli di metalli pesanti legati alla composizione geologica e al ritiro di ghiacciai e permafrost. Sono stati indagati due bacini idrografici di alta quota, compresi tra i 2.440 e i 3.400 m.s.l.m., appartenenti al bacino superiore dei fiumi Etsch e Adige, quelli dei torrenti Madriccio e Capanna del Cavallo.

Le analisi hanno rivelato che, in coincidenza delle vallate con alcuni tipi di roccia molto comuni, le sorgenti derivanti da zone di permafrost e ghiacciai sono caratterizzate da alti livelli di metalli pesanti come nichel, manganese e alluminio. Più specificatamente, il 36% delle sorgenti indagate ha registrato una concentrazione di tali sostanze superiore ai limiti imposti per l’acqua potabile dalle normative dell’Unione europea e dell’Italia. “La contaminazione da metalli pesanti delle acque d’alta quota ha a che fare sia con la geologia del territorio sia con la degradazione della criosfera, ossia con la perdita dei ghiacciai e del permafrost”, spiega Stefano Brighenti, ricercatore di Eco Research e primo autore dello studio. Che “è importante perché dimostra che dove la criosfera si degrada è molto probabile che le sorgenti d’acqua siano contaminate”, sostiene Chiara Crippa, ricercatrice dell’Istituto per l’osservazione della Terra di Eurac Research di Bolzano e seconda autrice dello studio. Insomma la crisi climatica influisce sul fenomeno della contaminazione delle acque. Dal momento che l’aumento delle temperature accelera la degradazione del permafrost e il ritiro dei ghiacciai, contribuendo al rilascio su vasta scala di metalli pesanti nelle acque alpine.

Un fenomeno, noto da tempo. Almeno tra gli addetti ai lavori. Ma a quanto pare non adeguatamente preso in considerazione dalle autorità competenti in materia. Già nel 2007 uno studio aveva rilevato un aumento delle concentrazioni di metalli pesanti come il nichel nel lago alpino di Rasass, in Alto Adige. Aumento attribuito da ricercatori e ricercatrici al disgelo del permafrost, la porzione di terreno che rimane congelata per almeno due anni consecutivi. Quello che all’epoca non si sapeva ancora, tuttavia, era se il fenomeno potesse propagarsi fino al fondovalle. “Quando nel 2021 l’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima di Bolzano comunicò i risultati delle analisi sui campioni d’acqua dell’Adige, all’imbocco della Val Venosta, all’altezza del piccolo centro di Tel, si è subito attivata per cercare di capire quale fosse il problema e poi ci ha coinvolti”, racconta Stefano Brighenti, che all’epoca lavorava all’Università di Bolzano. “La nostra ipotesi era che c’entrasse la perdita dei ghiacciai”, aggiunge Brighenti. Che insieme al suo gruppo di ricerca svolge una serie di analisi. Nel 2025 una prima pubblicazione che evidenzia una importante scoperta. “Confrontando i livelli di nichel misurati nell’acqua di 61 siti dislocati lungo l’Adige e un suo affluente, ci siamo accorti che, tra il 2011 e il 2023, questi valori sono aumentati di circa quattro volte – spiega Brighenti – Abbiamo anche osservato che le concentrazioni aumentavano man mano che ci si avvicinava a ghiacciai e a zone con permafrost. Attraverso una serie di analisi statistiche, quindi, siamo stati in grado di attribuire questo fenomeno al ritiro dei ghiacci e alla perdita di permafrost, causati dal riscaldamento del clima”.

Motivo per il quale stupirsi, ora, sarebbe fuori luogo. Preoccuparsi, una presa di coscienza necessaria. “Dobbiamo quindi prepararci a un futuro caratterizzato da acque di montagna sempre più scarse e, in vaste zone, sempre più inquinate. Con effetti sempre più evidenti sul piano ecologico, sociale ed economico, anche nelle zone di fondovalle”, avverte Brighenti.

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