Trending News

“Ho visto il mio cane Osso sbranato dai lupi. Chi ha un cane sa, il dolore è fisico. Il lavoro delle autorità è rendere possibile la convivenza tra uomini e lupi. Il mio è stato seppellire Osso”: il racconto straziante di Michele Serra

Il racconto intimo e durissimo di Michele Serra riapre il nodo della convivenza con i lupi: tra dolore privato e ritorno dei grandi predatori, la domanda resta aperta: come stare insieme senza trasformare ogni perdita in una resa

di Redazione FqMagazine
“Ho visto il mio cane Osso sbranato dai lupi. Chi ha un cane sa, il dolore è fisico. Il lavoro delle autorità è rendere possibile la convivenza tra uomini e lupi. Il mio è stato seppellire Osso”: il racconto straziante di Michele Serra

Il suo cane, Osso, è stato sbranato dai lupi in Val Tidone lo scorso 2 maggio. Michele Serra racconta come è accaduto, quello che ha visto, quello che ha provato e ancora prova. E lo fa nella sua newsletter sul Post: l’amico cacciatore che lo aiuta a cercare Osso, la sensazione di sapere cosa avrebbero trovato, “al centro del cerchio c’era il mio cane sbranato dai lupi. La sera prima non era rientrato e lo avevamo cercato inutilmente, nel plenilunio, sperando si fosse perso (ma non si perdeva mai)”. Inutile cercare di riassumere l’atroce e insieme bellissima descrizione del momento fatta da Serra, con “i quattro esseri umani in piedi attorno a quel piccolo corpo quadrupede erano, di fronte a quella briciola, solo stuzzicadenti ficcati nel terreno quando passa la tempesta”.

Chiarisce Serra di sapere bene “delle guerre, del caos che regna nel mondo, dello scandalo e del dolore di migliaia di esseri umani ammazzati, deportati, imprigionati ogni giorno, tutti i giorni” ma dice anche di non riuscire a “scrivere d’altro, questa settimana”, si scusa.

E poi, una verità: “Ma chi ha un cane sa, capisce. Chi ha un cane conosce il profondo rapporto fisico, di gesti, di contatti, di richiami, che lega ogni cane alla sua famiglia: il dolore è fisico, quando scompare un cane, perché era meravigliosamente fisica la sua presenza”.

Un racconto, quello del giornalista, che riporta al centro un tema sempre più presente anche nelle campagne del Nord Italia: la convivenza con i grandi predatori. Il ritorno del lupo in aree come la Valtidone è il segno di un ecosistema che cambia, ma rende necessario definire regole chiare per proteggere gli animali domestici e ridurre i rischi, senza cedere né all’allarmismo né alla rimozione del problema.

La disamina dello scrittore va in questa direzione fino alla consapevolezza: “In questo momento non ho la lucidità per dare buoni consigli. Mi hanno appena ammazzato un cane che ho amato come una persona. Ma sono sicuro che qualcosa va fatto, e velocemente, se si vuole che la convivenza tra uomo e lupo resti possibile, minimizzando i danni. Recinzioni e cani da pastore aiutano, ma non bastano. Non si può vivere sempre reclusi quando davanti agli occhi hai monti, boschi e spazi sconfinati. Altrimenti: si torna tutti in città, e al diavolo la manutenzione di fossi e torrenti, al diavolo la cura dei campi e dei boschi, al diavolo la ripopolazione delle aree interne. Ma sarebbe una resa e un tradimento. Io quassù ci voglio vivere, insieme ai miei vicini allevatori. Insieme ai cani e insieme ai lupi: ma fino a quanti esemplari questo territorio può reggere, lo devono stabilire le autorità responsabili. È il loro lavoro. Il mio, è stato seppellire Osso”.

Precedente
Precedente
Playlist

I commenti a questo articolo sono attualmente chiusi.