Un antico predatore con un cranio così potente da poter schiacciare le prede con un solo morso. È questa una delle caratteristiche più sorprendenti emerse dallo studio di un fossile risalente a circa 210 milioni di anni fa, riportato alla luce a Ghost Ranch, in Nuovo Messico, e appena identificato come Eosphorosuchus lacrimosa, vissuto nel tardo Triassico, in un’epoca di forte sperimentazione evolutiva.
Lo studio, condotto da un team dell’Università di Yale, ha chiarito che non si tratta di un esemplare già noto, ma di una linea evolutiva distinta, e questo ha contribuito a rivedere la storia dei primi coccodrilli e dei loro parenti più antichi. L’evoluzione iniziale dei Crocodylomorpha è infatti considerata una fase chiave per la storia dei vertebrati terrestri, e la ricerca ha aiutato anche a ricostruire le dinamiche tra specie coesistenti. Secondo gli studiosi, si trattava di un predatore altamente specializzato, con questa particolarità del morso molto forte che, secondo la ricerca, è dovuta da un cranio corto e robusto, una struttura che aumenta l’efficienza della forza durante la chiusura delle mascelle, e da ossa craniche rinforzate che rendevano il cranio più resistente. A questo si aggiunge una muscolatura mandibolare esterna molto sviluppata, soprattutto il muscolo adductor externus, fondamentale per la potenza del morso nei rettili.
La ricerca
Nel tardo Triassico si affermavano due grandi linee evolutive: quella dei futuri coccodrilli e alligatori e quella che avrebbe portato agli uccelli, oggi considerati discendenti dei dinosauri. A descrivere il contesto è Bhart-Anjan Bhullar, professore associato di scienze della Terra e planetarie della Facoltà di Arti e Scienze di Yale, che spiega come “i dinosauri di quel tempo erano animali snelli e delicati che camminavano su due zampe sottili quasi come gli aironi, mentre i coccodrilli erano predatori veloci a quattro zampe, bassi e dalla corporatura più robusta, analoghi a uno sciacallo, una grossa volpe o un cane”. Accanto a Eosphorosuchus lacrimosa viveva Hesperosuchus agilis, più slanciato e adatto a una caccia più dinamica. Le due specie condividevano lo stesso ambiente e probabilmente le stesse risorse, in un equilibrio competitivo tra predatori. La ricerca suggerisce che entrambe possano essere scomparse in seguito a eventi catastrofici legati alla fine del Triassico. “L’ascesa e il declino dei Crocodylomorpha costituiscono una parte fondamentale della narrazione dell’evoluzione dei vertebrati terrestri”, ha aggiunto poi Bhullar.
Il dettaglio non da poco
Un aspetto rilevante della scoperta è che il fossile era stato rinvenuto già nel 1948, ma solo di recente è stato analizzato in modo approfondito. Grazie alla tomografia computerizzata, i ricercatori hanno potuto studiare la struttura interna della roccia senza danneggiarla, ricostruendo lo scheletro nei dettagli e identificando le differenze anatomiche tra le specie. “È uno spaccato di un singolo momento di 210 milioni di anni fa”, ha spiegato Bhullar. “Questi due individui dovevano competere e interagire tra loro. È molto probabile che si stessero guardando negli occhi quando sono morti”.