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Un uovo stampato in 3D e la sfida alla natura: così gli scienziati vogliono riportare in vita il gigantesco moa estinto da 600 anni

La startup americana Colossal Biosciences sta sviluppando un incubatore artificiale per far rinascere specie di uccelli estinte: nel mirino c’è il gigantesco moa della Nuova Zelanda, scomparso circa sei secoli fa

di Redazione FqMagazine
Un uovo stampato in 3D e la sfida alla natura: così gli scienziati vogliono riportare in vita il gigantesco moa estinto da 600 anni

Un’azienda americana, la Colossal Biosciences, sta lavorando a un progetto che sembra uscito da un film di fantascienza: riportare in vita il moa gigante, un enorme uccello estinto della Nuova Zelanda. Dopo gli studi sul mammut lanoso e su altre specie scomparse, la società punta ora sulla cosiddetta “de-estinzione”, cioè l’utilizzo della biotecnologia per ricreare animali estinti. Il progetto ruota attorno a un uovo artificiale realizzato con un guscio stampato in 3D e una membrana di silicone trasparente. Questo sistema dovrebbe funzionare come un incubatore capace di ospitare embrioni di uccelli e seguirne lo sviluppo. Finora l’azienda ha dichiarato di aver fatto nascere 26 pulcini, considerati una fase di prova per esperimenti più complessi in futuro.

L’obiettivo finale è il ritorno del moa gigante dell’Isola del Sud, conosciuto scientificamente come Dinornis robustus. Si trattava di uno degli uccelli più grandi mai esistiti: le femmine potevano raggiungere i tre metri d’altezza e superare i 200 chili di peso. Era un animale erbivoro che viveva nelle foreste e nelle pianure della Nuova Zelanda, nutrendosi di foglie, frutti e rami. Nonostante le sue dimensioni imponenti, il moa scomparve circa 600 anni fa dopo l’arrivo dei Maori, principalmente a causa della caccia e della distruzione dell’habitat naturale.

Dubbi

Il progetto ha attirato molta attenzione nel mondo scientifico, ma anche diversi dubbi. Il problema principale, secondo la rivista Nature, è che, al momento, non esiste ancora una pubblicazione scientifica ufficiale che descriva nel dettaglio il funzionamento dell’uovo artificiale. Senza dati verificabili, molti ricercatori ritengono difficile valutare davvero i risultati annunciati dall’azienda.

Limiti, sfide e primi esperimenti

Uno dei punti più delicati riguarda la membrana artificiale dell’uovo, che sembra non riuscire ancora a sostenere completamente lo sviluppo dell’embrione. La finestra trasparente presente nella struttura permette però agli scienziati di osservare ciò che accade all’interno, durante la crescita. Non è la prima volta che si tenta di creare uova artificiali. I primi esperimenti riusciti risalgono al 1998 con embrioni di quaglia, mentre negli anni successivi in Giappone sono stati sviluppati modelli in plastica trasparente. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, la ricerca sta facendo passi avanti sempre più ambiziosi.

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