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Iran, nuovo malore in carcere per la premio Nobel Mohammadi: trasferita in terapia intensiva cardiologica. “Va rilasciata”

Per la Fondazione a suo nome è indispensabile affidarla a un'équipe specializzata per cercare di salvarla. La premio Nobel per la Pace soffre di problemi cardiaci dal 2024 e da oltre 14 anni subisce la persecuzione arbitraria del regime iraniano
Iran, nuovo malore in carcere per la premio Nobel Mohammadi: trasferita in terapia intensiva cardiologica. “Va rilasciata”
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Si aggravano le condizioni di salute di Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace iraniana attualmente in carcere nel suo Paese. L’attivista di 54 anni è stata trasferita d’urgenza in un ospedale nel nord-ovest dell’Iran dopo un “catastrofico peggioramento” delle sue condizioni di salute. Al momento, come si legge in un post su X della Fondazione a suo nome, “è ricoverata in terapia intensiva cardiologica” e si chiede “il suo rilascio immediato e incondizionato” per essere affidata alle cure “di un’équipe specializzata”.

La famiglia di Mohammadi “ha descritto questo trasferimento come un’azione disperata ‘all’ultimo minuto’ che potrebbe essere tardiva per affrontare le sue esigenze critiche”, prosegue la Fondazione. L’attivista per i diritti umani ha avuto due episodi di perdita totale di coscienza e una grave crisi cardiaca. Dalle poche informazioni che trapelano dal carcere di Zanjan, in cui è detenuta, si sa che anche a fine marzo Mohammadi aveva avuto un arresto cardiaco.

La donna gode di pessima salute già dalla fine del 2024, quando il regime l’aveva rilasciata proprio per problemi cardiaci. All’epoca stava scontando una pena di 12 anni di detenzione ma a dicembre era stata arrestata nuovamente. Per la Fondazione, l’attuale trasferimento in ospedale arriva “dopo 140 giorni di sistematica negligenza medica” e solo “per necessità inevitabile dopo che i medici del carcere hanno stabilito che le sue condizioni non potevano essere gestite in loco”.

A febbraio il regime degli ayatollah l’aveva condannata a sette ulteriori anni di reclusione “per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati”. La notizia era stata data dal suo avvocato Mostafa Nili all’agenzia di stampa Afp. La sentenza prevedeva anche un altro anno e mezzo di reclusione per attività di propaganda, l’esilio per due anni nella città meridionale di Khosf e il divieto di lasciare l’Iran per due anni. Da più di 14 anni Mohammadi è sottoposta a detenzioni arbitrarie, torture e maltrattamenti per “la sua lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e la sua lotta per promuovere i diritti umani e la libertà per tutti”, come si legge nelle motivazioni per le quali è stata insignita del Nobel nel 2023.

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