La relatrice speciale dell’Onu per il territorio palestinese, Francesca Albanese, è salita sul palco dell’Uno Maggio Libero e Pensante di Taranto. Nel suo intervento, accompagnato dagli applausi del pubblico, Albanese ha ricordato che il giorno dei lavoratori va “commemorato” e “non festeggiato” e ha costruito un parallelismo tra Taranto e la Palestina.
“Taranto, come la Palestina, è una zona di sacrificio, una zona di eccezione al diritto e alla giustizia, un luogo in cui le regole vengono sospese, violate e interpretate per volontà di pochi, a discapito di molti. Mentre pochi continuano ad arricchirsi, tanti continuano a morire e ad ammalarsi”, ha detto ancora la relatrice speciale, parlando dell’evento come di un’occasione per “ricordare che la consapevolezza è la chiave per attivare un processo dialettico di liberazione, a Taranto come a Gaza, in Palestina come in Italia, in Europa”.
Albanese ha anche attaccato il Concertone di Roma, sponsorizzato anche da Eni.
Quindi ha proseguito nel parallelismo tra Taranto e la Palestina. “Il nesso tra la logica dello sfruttamento, il potere politico ed economico qui a Taranto come in Palestina, è evidente – ha spiegato – Se la morte di un lavoratore o la malattia delle sue famiglie diventa più accettabile della manutenzione di un impianto, se le spese militari diventano più sostenibili della sicurezza sul lavoro. Nonostante la Costituzione, nonostante il diritto internazionale, la politica ha scelto, ha scelto di condonare, ha scelto di non vedere, di non intervenire. I bambini di Taranto sono sacrificabili come i bambini di Gaza“.
Taranto, ha proseguito, “è l’emblema” ma “non è l’eccezione, è una delle tante”. “Perché tutto ciò che è l’industria estrattiva, tutto ciò che sottrae alla terra per concentrare ricchezza nelle mani di pochi, riproduce lo stesso schema. Un sistema e uno schema che crea nemici per legittimare le guerre”. E, “mentre tutto questo accade” il “nemico” ha detto ancora “è sempre l’altro, il palestinese, il migrante”, chiunque possa essere separato, isolato, disumanizzato”. Da qui, ha proseguito, il suo ragionamento sull'”israelizzazione delle nostre società” e la “palestinizzazione delle nostre vite”.
“Ecco perché la Palestina è così importante non solo per ciò che subisce, ma per ciò che ci insegna – ha continuato ancora – Perché la Palestina ci mostra da anni che un’alternativa esiste, che l’interconnessione delle lotte è fondamentale perché serve a connettere la gente, unità dei popoli e unità delle lotte”.
Albanese ha quindi lanciato l’importanza di un “movimento globale” che “propone una strategia concreta di tagliare la complicità dal basso, attraverso ciò che compriamo, attraverso gli investimenti che facciamo”. “Questa è una forma di lotta intelligente perché attiva il potere che abbiamo non solo come elettori ma come consumatori. È un potere reale”, ha proseguito. Albanese ha quindi concluso con una metafora: “Se noi fossimo una foresta e fossimo circondati da plastica, non moriremmo, perché gli alberi sono capaci di passarsi l’ossigeno attraverso le radici. Cerchiamo di fare come gli alberi, uniamoci. Questa è la solidarietà che dobbiamo praticare”.
L’intervento della relatrice speciale è stato seguito da un applauso e, poco dopo, dal coro “Free, free Palestine”.