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Caso Garlasco, Antonio De Rensis: “La difesa di Stasi ha l’obiettivo di tirare fuori dal carcere un innocente e non mandare in galera altre persone. Quello è il compito della Procura”

Il legale di Alberto Stasi è intervenuto a "Storie Italiane" su Rai1 con Eleonora Daniele per commentare gli ultimi sviluppi sulla morte di Chiara Poggi

di Redazione FqMagazine
Caso Garlasco, Antonio De Rensis: “La difesa di Stasi ha l’obiettivo di tirare fuori dal carcere un innocente e non mandare in galera altre persone. Quello è il compito della Procura”

Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, è intervenuto oggi 30 aprile a “Storie Italiane” su Rai1 con Eleonora Daniele per commentare gli ultimi sviluppi sulla morte di Chiara Poggi. “Non ho ancora parlato con Alberto perché da ieri sera sono stati momenti molto convulsi, sicuramente ci parlerò. – ha affermato – Voglio fare una precisazione a qualcuno che sta operando anche questa mattina in maniera incomprensibile: la difesa di Stasi ha l’obiettivo di tirare fuori dal carcere un innocente e non mandare in galera altre persone. Quello è il compito della Procura”.

E ancora: “Chi si concentra sul numero dei possibili partecipanti all’omicidio non ha compreso che a noi interessa affermare che Alberto Stasi è innocente”, ha poi spiegato, “Credo che stiamo arrivando a un momento molto importante di questa vicenda: bisogna avere tanta prudenza, bisogna ancora aspettare le carte. Chissà che non scopriremo altre cose molto interessanti. Certo è che la Procura risulta avere le idee molto chiare. La difesa di Stasi si concentra su quello che le compete: farlo proclamare, speriamo finalmente, totalmente estraneo a questo drammatico fatto, la morte di una povera ragazza”.

“Credo che saranno un elemento molto importante di questa indagine, molto approfondita e combattuta ferocemente nei primi momenti da qualcuno che ha cercato di delegittimare con favole e storie prive di fondamento. – ha affermato l’avvocato – Penso che il Procuratore capo, la Procura di Pavia e tutti gli altri, che non voglio dimenticare, abbiano lavorato per più di un anno come si deve: senza escludere nulla ma cercando di analizzare, anche a tutela dell’indagato, tutto ciò che si poteva analizzare. A differenza, forse, di ciò che è accaduto in buona fede nel 2007”.

Infine, un riferimento agli errori del passato: “Io sento ancora tanta protervia da parte di qualcuno quando parla dell’indagine dell’epoca, quando ci vorrebbe un po’ più di umiltà. Si può sbagliare, e qui di sbagli ce ne sono stati tanti, ma se uno li ammette forse vengono compresi. Ma se uno continua a dire ciò che sento dire, allora bisogna farsi qualche domanda in più. Io non solo mi indigno, ma mi arrabbio nel momento in cui qualcuno da tanto tempo ha adombrato qualcosa su procuratore e carabinieri, perché un conto è dire che sbagliano, un conto è parlare di incontri riservatissimi e favolette di cui abbiamo sentito parlare”.

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