Ucraina nell’Ue, Kiev è in ritardo sulle misure anti-corruzione: “Realizzato solo il 9% delle riforme”
“Diteci cosa dobbiamo fare, dateci 10 punti da realizzare per entrare nell’Unione europea e noi li realizzeremo. Vogliamo entrare come membri a pieno titolo”. Così Volodymyr Zelensky si è rivolto a Bruxelles in un’intervista al programma tv olandese Buitenhof andata in onda nei giorni scorsi. Non può non sapere, il presidente, che le richieste di Bruxelles sono arrivate a Kiev da tempo – la procedura è stata avviata nel febbraio 2022 – e le principali condizioni sono state ribadite con il cosiddetto “piano Kachka-Kos“, varato a Leopoli l’11 dicembre 2025 dalla Commissaria all’allargamento Marta Kos e dal vicepremier ucraino Taras Kachka.
Bypass politico-regolamentare concordato per accelerare le riforme già richieste dall’Ue e superare il veto posto dall’Ungheria, il piano contiene 10 obiettivi tecnici – 7 dei quali riguardano la giustizia e la lotta alle tangenti – che il governo ucraino dovrebbe raggiungere in via preliminare in modo che, rimosso il veto politico, si ritrovi già pronto per chiudere i primi capitoli negoziali. Viktor Orban ha perso le elezioni del 12 aprile e il conseguente sblocco dei 90 miliardi in aiuti fa presagire un’accelerazione dell’iter ma per ora il piano resta valido per due motivi: occorre capire quale sarà l’orientamento di Peter Magyar sulla questione e il potenziamento delle politiche anti-corruzione è una delle riforme che Bruxelles considera prioritarie per il suo prosieguo. Tutte le richieste dovrebbero essere soddisfatte entro il 31 dicembre 2026 ma, secondo un consorzio di 8 watchdog tra cui Transparency International Ukraine coordinate dal New Europe Center, finora Kiev ha realizzato solo il 9% di esse.
Il punto 1 della tabella di marcia stabilisce che Kiev è chiamata tra le altre cose ad “adottare modifiche complete al Codice di procedura penale” attraverso la “rimozione degli ostacoli procedurali nei procedimenti penali, in particolare nei casi di corruzione di alto livello“, “rafforzare l’indipendenza del Nabu e del Sapo e proteggere la loro giurisdizione da elusioni e indebite influenze, delimitando chiaramente i poteri investigativi tra gli organi inquirenti pre-processuali” ed
“estendere la giurisdizione di Nabu e Sapo a tutte le posizioni ad alto rischio”. Il Nabu è l’Ufficio nazionale e il Sapo è la Procura specializzata anti-corruzione, i due organismi indipendenti che stanno conducendo l’inchiesta “Midas” che a fine 2025 ha portato alla rimozione di due ministri e del capo dell’ufficio presidenziale di Zelensky.
La richiesta si riferisce, neanche troppo implicitamente, a quanto accaduto il 21 luglio 2025, quando gli agenti della Sbu, i servizi segreti interni, su ordine del Procuratore generale Ruslan Kravchenko, nominato un mese prima su indicazione di Zelensky, fecero irruzione negli uffici del Nabu che stava indagando sul vicepremier Oleksiy Chernyshov e aveva già avviato l’inchiesta “Midas” che che settimane dopo avrebbe terremotato il governo e messo in forte imbarazzo il presidente di fronte agli alleati europei. Appena 24 ore dopo il Parlamento di Kiev aveva approvato un ddl che poneva il Nabu sotto il controllo di Kravchenko, provvedimento poi ritirato dopo le proteste di piazza e la minaccia dell’Ue di tagliare i finanziamenti già previsti. Cosa ha fatto Kiev finora? Poco: secondo gli 8 think tank specializzati tra cui l’Anti-Corruption Action Center e il Centro anticorruzione MEJHA, si è fermata al 10% di quanto previsto dal cluster (2 punti assegnati sui 20 previsti in totale).
Molto meglio, tuttavia, rispetto a quanto realizzato per il punto 2 – che chiede di “fornire al Nabu un accesso effettivo a perizie forensi imparziali, tempestive e di alta qualità” e per il quale la valutazione è di “0,5 punti su 10” – e il punto 3, che prescrive una “revisione completa della procedura di selezione e revoca del Procuratore Generale al fine di allinearla alle migliori prassi europee, con il coinvolgimento della Commissione di Venezia”. Il New Europe Center la legge come una richiesta di “maggiore trasparenza e obiettività” visto che attualmente la nomina viene indicata dal presidente e poi ratificata dal Parlamento, come accaduto con Kravchenko, ovvero colui che lo scorso luglio ha ordinato le perquisizioni negli uffici del Nabu. Cosa si è fatto? “Non si registrano progressi” e la valutazione è di “0 punti su 10”.
Quasi niente è stato fatto anche per quanto previsto al punto 4 – “garantire un processo trasparente e basato sul merito per la selezione, la nomina e il trasferimento dei pubblici ministeri a incarichi dirigenziali e ad altri ruoli di procura presso la Procura generale, le procure regionali e distrettuali” (0,5 su 10 punti) -, al punto 5 – “riformare l’Ufficio investigativo statale“, l’agenzia governativa che indaga su reati non corruttivi commessi da ministri, deputati, magistrati e forze dell’ordine (1 punto su 10) – il punto 9 – “Adottare la Strategia anticorruzione e il Programma statale anticorruzione” (0,5 su 5 punti) – il punto 10 – “Sviluppare e rafforzare i sistemi di controllo interno contro la corruzione ad alto livello” (0,5 su 10 punti).
Intanto non solo la macchina amministrativa ma anche il Parlamento continua a riempirsi di indagati. Secondo l’osservatorio anti-corruzione Chesno, tra gli attori più autorevoli della società civile ucraina, oggi 50 deputati della Verkhovna Rada sono sottoposti a indagini o procedimenti penali. La maggior parte di loro (33) sono finiti nel radar del Nabu e sono quindi accusati di aver preso o elargito mazzette, altri sono oggetto di indagine da parte dell’Ufficio investigativo statale, della Procura generale o persino della Sbu.