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Trump dà una pacca sul fondoschiena a Melania, poi confessa di aver avuto una cotta per il Re: momenti di imbarazzo durante la visita di Carlo e Camilla

Dalle standing ovation al discorso del re fino agli scambi diplomatici non detti: una giornata alla Casa Bianca segnata da tensioni sottili e simboli politici

di Antonella Zangaro
Trump dà una pacca sul fondoschiena a Melania, poi confessa di aver avuto una cotta per il Re: momenti di imbarazzo durante la visita di Carlo e Camilla
La seconda giornata di Carlo III a Washington va letta tra le righe. Al di là delle dichiarazioni e dei rituali definiti con dovizia di particolari in una scaletta inizialmente scritta per evitare imbarazzi al sovrano e poi redatta per garantirne la sicurezza, quello che è successo veramente alla Casa Bianca, martedì, si è giocato tutto nelle sfumature. Da una parte un aspirante re, ancora “solo” presidente degli Stati Uniti, che ha cercato in tutti i modi di lasciare libera la sua esuberanza per rompere il protocollo e dall’altra un sovrano che ha dovuto usare tutta la sua esperienza per pararne i colpi.
Nel mezzo, le due signore che hanno fatto la loro parte. Camilla, nella mattinata, si è vista tagliare fuori da un momento di saluti, dopo la parata militare, da un Trump che non voleva perdere il fianco di Carlo III per continuare a vivere come un re. Lei si è fermata, ha capito l’aria e ha accettato di fare un passo indietro. Sempre nella partita delle donne, Melania ha attirato l’attenzione di chi, on line, ha catturato il momento nel quale, all’arrivo alla cena di Stato serale mano nella mano con il marito, lentamente ma inesorabilmente, ha sfilato la stretta per liberarsi dalla presa e, fingendo che fosse tutto normale, ha poi rivolto lo sguardo alle sue spalle per dire “guardiamo altrove”. Sempre tra le righe, ci sono stati i messaggi che Carlo III ha scandito durante il suo discorso al congresso, mai così gremito e unanime nel plaudire ripetutamente le parole del sovrano che ha impiegato più di trenta minuti per concluderlo, interrotto da dodici standing ovation.

Va notato che Carlo III non è mai guarito dal cancro che gli è stato diagnosticato nel 2024 e che lo sforzo profuso per portare avanti i suoi impegni è davvero titanico. Durante quegli oltre trenta interminabili minuti in piedi davanti al suo leggio, con gli occhi rossi e il volto provato, spesso ha manifestato la stanchezza dondolando sui piedi e spostando nervosamente le mani, particolarmente rosse, fuori e dentro le tasche. Li’, nelle pieghe di quei fogli che recavano lo stemma in calce, il re ha rivolto un pensiero “alle vittime dei mali” lasciando intendere che tra queste figurassero anche quelle delle violenze e degli abusi perpetrati da Jeffrey Epstein e dai suoi sodali. Un segnale a cercare di placare i loro animi a fronte del suo rifiuto ad incontrarle, “per motivi giudiziari” legati ai processi in corso.

Politica e imbarazzi

E, ancora, tanta politica tra il detto e non detto mentre Trump, volente o nolente, non ha mancato di metterlo ripetutamente in imbarazzo. Aveva cominciato nel pomeriggio quando, ricordando l’amore della madre per la famiglia reale, si era spinto a dire che aveva una cotta per Carlo, quando era ancora principe del Galles. Lui ha sorriso aggrappandosi all’aplomb britannica. Devono essergli tremati i polsi quando la sera lo ha sentito dichiarare candidamente, quanto convintamente, che sulla guerra in Medio Oriente i due sono in assoluto accordo sul fatto che “l’Iran non può avere un’arma nucleare”. Da Londra hanno subito aggiustato il tiro spiegando che la posizione del re è la stessa del governo britannico, mentre il diretto interessato stava ancora una volta, lì, impietrito ad incassare. Chi lo conosce bene ritiene possibile che il sovrano si sia lasciato sfuggire qualche commento politico chiuso nello studio ovale con Trump, ma protocollo vuole che quest’ultimo eviti di trascinare un re nell’agone politico dichiarando apertamente le sue opinioni.
Alla fine ci hanno pensato i ravioli con ricotta e parmigiano alle erbe e la sogliola di Dover alla mugnaia serviti a 120 commensali a stemperare le acque permettendo a Carlo di chiudere la partita dettando lui i tempi e i toni. Se Trump in gennaio aveva spiegato ai leader europei che parlerebbero tedesco se non fosse stato per gli americani, e’ anche vero che “in America si parlerebbe francese se non fosse stato per gli inglesi”. Touche’. E poi il gran finale con l’omaggio portato da Buckingham Palace al presidente che sogna di essere re. Una campana che si trovava nel sottomarino HRM Trump durante la seconda guerra mondiale. “’E se mai aveste bisogno di contattarci, non esitate suonarla”.

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