Nel Fuorisalone il design dura una settimana. Su Vinted, invece, può diventare un piccolo mercato parallelo che non conosce chiusura. E così, tra code infinite per ottenere un gadget “gratis” e notifiche di vendita sull’app, la Milano Design Week si ritrova anche fuori dai padiglioni: nello spazio più quotidiano e controverso del reselling online. È il caso dei souvenir distribuiti durante il Fuorisalone, finiti in massa su piattaforme come Vinted e rivenduti a prezzi che, in alcuni casi, superano anche i 100 euro. La formula è sempre la stessa: “Nuovo con cartellino”. Anche quando il cartellino, in origine, non prevedeva alcun prezzo.
Tra gli oggetti più ricercati ci sono i gadget più iconici e virali della settimana milanese. I lecca-lecca firmati Ikea al gusto di polpetta svedese, ad esempio, vengono messi in vendita fino a 16 euro al pezzo, con pacchetti che sfiorano i 22. La borsa di carta di Bottega Veneta, diventata uno degli oggetti più fotografati della Design Week, può arrivare online anche a 74 euro, dopo ore di attesa per ottenerla in installazione.
Non mancano le lattine dell’installazione Gucci “Memoria”, trasformate da semplice beverage experience a oggetti da collezione: si parte da 10 euro fino a 40 per set da tre, con offerte singole che in alcuni casi toccano i 100 euro. Anche le tote bag sono protagoniste assolute del fenomeno: da Missoni a Aesop, passando per McDonald’s, i prezzi oscillano tra i 25 e i 54 euro. A sorprendere sono anche i gadget più “laterali”: i guanti di Jil Sander, pensati per maneggiare libri in installazione, arrivano fino a 70 euro, mentre oggetti di Audemars Piguet superano facilmente i 100. Persino le bottigliette personalizzate e i libri distribuiti da Miu Miu entrano nel circuito del reselling.
Un dibattito acceso
Il risultato è un paradosso sempre più evidente: ciò che nasce come esperienza gratuita, legata al marketing e alla partecipazione al design, si trasforma in merce. E la coda fisica si sposta online, dove il valore non è più quello dell’oggetto in sé, ma della sua scarsità. Nel frattempo, sui social il dibattito si accende. C’è chi parla di “speculazione creativa”, chi di “follia organizzata”, chi semplicemente di opportunità. Perché se il design è esperienza, il mercato, anche quello digitale, non resta mai a guardare.