Con un lungo e toccante messaggio affidato ai propri profili social, Marco D’Amore ha annunciato la morte del padre Marcello. L’attore e regista campano ha voluto condividere pubblicamente un ritratto intimo del genitore, spogliandosi della sua veste pubblica per lasciare spazio al dolore di un figlio e all’immensa gratitudine per l’uomo che ha plasmato la sua sensibilità umana e artistica, oltre che guidato la sua carriera.
L’ispirazione artistica e l’amore per la vera Napoli
Nel tracciare il ricordo del padre, l’attore ha voluto chiarire al suo pubblico quanto l’influenza di Marcello sia stata determinante per il suo percorso professionale: «Chi stima il mio lavoro deve sapere che tu sei stato fonte inesauribile di ispirazione e che crescendo ho fatto di tutto per somigliarti». Il ringraziamento di Marco D’Amore si snoda attraverso l’eredità culturale che il genitore gli ha lasciato. Un patrimonio fatto di passioni condivise, dai libri alla musica: «Grazie per avermi reso un lettore famelico, appassionato! Grazie per tutta la musica ascoltata insieme ed insieme cantata a squarciagola». Ma soprattutto, l’attore lo ringrazia per avergli trasmesso l’amore viscerale per la loro terra d’origine, insegnandogli a guardare oltre la superficie: «Grazie per avermi fatto innamorare di Napoli, lontana chilometri da quella delle cartoline e degli stereotipi, ma quella della Storia e della Cultura, delle intelligenze che l’hanno attraversata e dei conflitti che la agitano».
L’ultimo mese insieme e i ruoli ribaltati
La parte più dolorosa e al tempo stesso più profonda del messaggio riguarda le ultime settimane di vita dell’uomo: «In questo mese di dolore, passato mano nella mano, siamo entrati in una intimità che ci ha permesso confidenze e racconti tra lacrime e sorrisi… cosa che, forse, riesce solo quando si soffre davvero», ha scritto D’Amore, raccontando poi il fisiologico e commovente rovesciamento dei ruoli che la malattia porta con sé: «Così, i nostri ruoli, si sono ribaltati: tu sei stato il figlio che non ho mai avuto, io sono diventato il padre che non sono mai stato. Nelle mie mani hai affidato le tue fragilità, le tue paure. Ho provato ad accarezzarti con tutta la delicatezza di cui sono capace».
La preghiera finale e la citazione di Sergio Bruni
Promettendo di custodire per sempre le confidenze e i ricordi di quei momenti («non lascerò mai che si estingua il tuo ricordo»), l’attore si rivolge al genitore per un’ultima richiesta di protezione, chiamandolo con dolcezza “Marcellino mio”. «Ora che sei nella luce, finalmente libero dai patimenti del corpo, ti prego di non dimenticarti di me, proteggimi dalla malvagità del mondo e dalla cattiveria degli esseri umani da cui non ho imparato ancora a difendermi», implora D’Amore. La conclusione del messaggio è una promessa di impegno professionale e, al contempo, un dolcissimo invito a non recidere il legame, affidato alle note di uno degli artisti più amati dal padre: «Io continuerò a fare il mio, così come mi hai insegnato, così come so tu vuoi io faccia e… ti aspetto… vienimi a trovare… anzi come cantava Sergio Bruni che amavi tanto… ”Vieneme ‘nzuonno si… vieneme ‘nzuonno…”».
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