Anpi risponde al presidente della comunità ebraica di Milano Meghnagi: “Accuse farneticanti e strumentali, ci vedremo in tribunale”
Il giorno dopo le tensioni, arriva lo scambio di accuse con l’Anpi che replica e annuncia il ricorso alle vie legali. Lo scontro politico e istituzionale esploso dopo il corteo del 25 aprile a Milano prosegue con una dura replica dell’Anpi alle accuse del presidente della comunità ebraica cittadina Walker Meghnagi. Al centro della polemica, quanto accaduto durante la manifestazione, quando la partecipazione della Brigata ebraica è stata bloccata per circa due ore tra contestazioni e tensioni lungo il percorso. Meghnagi ha accusato l’Anpi di essere “dietro tutto questo”, sostenendo che l’associazione avrebbe “organizzato tutto perché sin dall’inizio aveva detto no agli ebrei al corteo”.
“Farneticazioni”
L’Associazione dei partigiani respinge con forza: “Leggiamo le farneticanti dichiarazioni del presidente della comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi che ci accusa di fomentare l’antisemitismo. Sono dichiarazioni provocatorie, false e volutamente strumentali”, hanno replicato il presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo e il presidente provinciale milanese Primo Minelli. “Questo signore vuole così aumentare la tensione e creare nuove divisioni. Ovviamente con lui ci vedremo in tribunale”. Pagliarulo ha inoltre precisato che il corteo non si sarebbe fermato per le contestazioni, ma perché “la Brigata ebraica non si è mossa”, ricostruzione che ha ulteriormente alimentato la polemica. Meghnagi ha reagito duramente, accusando l’Anpi e Pagliarulo di “istigazione all’antisemitismo”.
Secondo quanto ricostruito, il segmento della Brigata ebraica – insieme a dissidenti iraniani e ucraini, a una delegazione di giovani di Forza Italia e agli scout israeliani di Hashomer Hatzair – si è trovato davanti a un gruppo di contestatori all’altezza tra corso Venezia e via Senato. Le forze dell’ordine, dopo una lunga fase di stallo, hanno infine chiesto al gruppo di defluire dal corteo. La situazione si è conclusa con lo spostamento della Brigata e successivi momenti di tensione, tra slogan come “via i sionisti da Milano” e la presenza di cordoni di polizia in assetto antisommossa.
“Dal 1938 non era impedito agli ebrei di manifestare”, ha dichiarato Daniele Nahum, consigliere comunale di Azione, mentre il direttore del museo della Brigata ebraica Paolo Romano ha parlato di “espulsione dal corteo”. Più duro Emanuele Fiano, esponente del Pd, che ha denunciato un “salto di qualità degli insulti” e un “sentimento carsico di antisemitismo che si è risvegliato”. Il sindaco Giuseppe Sala ha sottolineato di aver già espresso da tempo preoccupazione per il clima attorno alla manifestazione, mentre il presidente della Brigata ebraica a Milano ha parlato di una situazione “mai vista in cinquant’anni”.
La replica
“Denuncerò io” Primo Minelli “per antisemitismo” e Gianfranco Pagliarulo “lo aspetto in tribunale, non ho alcun timore – ha poi replicato Meghnagi – Minelli è da anni che incita l’antisemitismo. Pagliarulo dice menzogne, perché dice che abbiamo cambiato posto nel corteo. È una menzogna. La verità – ha continuato – è che sono ignoranti e non sanno cosa sia la storia della Brigata ebraica. Dovrebbero approfondire la loro cultura su questo”. Meghnagi ha poi detto che “l’Anpi se non altro ha una responsabilità morale per quello che è accaduto ieri, perché a un certo punto Minelli e Pagliarulo erano nel corteo davanti e avendo sentito quello che stava succedendo avrebbero potuto lasciare piazza Duomo e venire dove eravamo noi a marciare. Sarebbe stato un segnale, perché una cosa è essere contro il governo di Israele, contro Netanyahu, un’altra cosa è abbandonare gli italiani di religione ebraica quasi al massacro”.
“Siamo arrivati a un punto di non ritorno” aggiunge, “dove hanno deciso di espellere gli ebrei, i giovani di Forza Italia, gli iraniani perché dicono che non doveva esserci la bandiera di Israele e che c’era un accordo, ma non è vero. Poteva esserci la bandiera di Hamas e non quella iraniana, ma chi sono per decidere questo? Allora io ecco perché colpevolizzo l’Anpi, perché sono loro che organizzavano e avrebbero dovuto abbandonare il loro corteo e venire da noi e dove c’erano tutte queste minoranze. Invece no, ci hanno abbandonato“.