Il documentario di Amanda Knox resta fuori dalle sale londinesi, ma il dibattito attorno alla sua figura e alla sua storia giudiziaria torna a riaccendersi. A poche ore dalla proiezione prevista al Greenwich Picturehouse, il film Mouth of the Wolf è stato cancellato per motivi legati alla classificazione, lasciando pubblico e organizzatori a riorganizzare l’evento in extremis. Il documentario, diretto dal marito di Knox, Christopher Robinson, racconta il ritorno in Italia dell’ex studentessa americana dopo la lunga vicenda giudiziaria che l’ha vista accusata — e poi definitivamente assolta — dell’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nel 2007.
La decisione di annullare la proiezione è stata comunicata tramite la piattaforma Eventbrite, che ha informato gli spettatori dell’assenza dei requisiti necessari secondo l’ente britannico di classificazione cinematografica. Una motivazione tecnica che però si inserisce in un contesto già carico di tensioni e polemiche, soprattutto considerando che l’evento si sarebbe svolto proprio a Londra, città d’origine della vittima.
Nonostante lo stop alla proiezione, Knox e Robinson hanno scelto di non annullare completamente l’appuntamento: al posto del film, è stato organizzato un incontro con il pubblico, promosso da Innocence Project, associazione impegnata nella lotta contro gli errori giudiziari.
La presenza di Knox nel Regno Unito aveva già suscitato reazioni contrastanti sui social media. A riaccendere ulteriormente le polemiche ha contribuito il recente gesto dell’autrice americana nei confronti di Lucy Letby, l’infermiera condannata all’ergastolo nel 2023 per l’uccisione di sette neonati. Knox le ha inviato una lettera di solidarietà e una copia del suo libro, alimentando discussioni in un Paese dove, negli ultimi mesi, non sono mancate voci critiche sulla solidità della condanna. Nn è la prima volta che la donna riaccende il dibattito sul caso: lo scorso ottobre la famiglia Kercher protestò contro la serie andata in onda su DisneyPlus.