Da cantore della cruda realtà delle banlieue parigine a massimo sostenitore della cinematografia sintetica. Mathieu Kassovitz, il pluripremiato regista del capolavoro del 1995 “L’Odio” (La Haine), ha deciso di puntare tutto sull’Intelligenza Artificiale, definita senza mezzi termini come “l’ultimo strumento artistico di cui abbiamo bisogno“. In un’intervista rilasciata al quotidiano britannico The Guardian a margine del secondo World AI Film Festival di Cannes, il cinquantottenne cineasta francese ha liquidato con un’alzata di spalle le crescenti preoccupazioni globali sul furto di proprietà intellettuale da parte dei software generativi, affidando il suo pensiero a una dichiarazione inequivocabile: “Fanculo il copyright”.
“Siamo tutti ladri”: la provocazione sul diritto d’autore
Kassovitz ha difeso l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale sulle opere protette da diritto d’autore, destrutturando il concetto stesso di originalità assoluta nel cinema. “La Haine è stato realizzato a partire da altri film”, ha spiegato al Guardian. “Anche loro hanno rubato. Ho rubato inquadrature a Scorsese, che a sua volta le aveva rubate a Kurosawa, che le aveva rubate a Ejzenštejn. A meno che non si crei qualcosa partendo assolutamente da zero, siamo tutti ladri. Quindi, siccome l’IA ruba tutto, non ruba niente”. Eppure, a dimostrazione di quanto la questione resti spinosa anche per i suoi sostenitori più accaniti, lo stesso regista ha posto un singolare paletto legale sulle proprie opere: “Se vedo un film, se vedo dei tizi che prendono La Haine, se ne appropriano e ci fanno delle stronzate, ovviamente farò loro causa”.
Le nuove superstar sintetiche e la sfida a Cannes
Le dichiarazioni di Kassovitz arrivano in un momento di forte tensione istituzionale. Proprio questo mese, il Festival di Cannes ufficiale ha annunciato il bando dell’Intelligenza Artificiale dai film in concorso. La presidente della kermesse, Iris Knobloch, aveva giustificato la scelta affermando che “l’IA imita molto bene, ma non proverà mai emozioni profonde“. Una tesi categoricamente respinta da Kassovitz, che ha rivelato di essere rimasto recentemente sbalordito di fronte a un personaggio generato sinteticamente: “Aveva un’emozione negli occhi che mi ha fatto venire i brividi”. Sebbene ammetta che, in quanto attore, gli “spezzi il cuore” constatare quanto possa essere convincente una performance digitale (sottolineando però che il coinvolgimento umano resta imprescindibile per il doppiaggio vocale), il regista prevede un rapido cambio di paradigma: “Tra due anni a nessuno importerà più se i personaggi dei film sono creati dall’IA o interpretati da attori. In questo momento sono tutti spaventati. Ma tra qualche anno avremo delle vere e proprie superstar dell’IA. Avrete attori virtuali con milioni di follower. Esisteranno nel vostro telefono e, quando dovranno promuovere un film, potrete parlarci direttamente”.
La Industrial Light and Magic parigina e i costi abbattuti
La fiducia del regista francese non si limita alle dichiarazioni d’intenti, ma si traduce in una precisa mossa imprenditoriale: Kassovitz ha infatti annunciato la fondazione di un nuovo studio cinematografico basato sull’IA a Parigi, paragonando la sua iniziativa alla mossa pionieristica di George Lucas, che nel 1975 fondò la Industrial Light and Magic per curare gli effetti speciali di Star Wars. Il primo banco di prova sarà un lungometraggio quasi interamente realizzato con l’Intelligenza Artificiale, basato su “La bestia è morta” (The Beast is Dead), un fumetto bellico degli anni ’40 firmato da Edmond-François Calvo. I vantaggi economici sono drammaticamente evidenti: Kassovitz aveva momentaneamente messo in pausa la preparazione del film perché i tradizionali studi di effetti visivi statunitensi ed europei avevano preventivato un costo di 50-60 milioni di dollari. Affidandosi all’IA, ha spiegato il regista, il costo complessivo crollerà a 25 milioni di dollari.
Hollywood si adegua (da Ellison al ritorno di Val Kilmer)
La prospettiva di una cinematografia più economica ed espansiva sta spingendo l’intera industria di Hollywood a inglobare l’Intelligenza Artificiale a ritmi vertiginosi, assumendo leader tecnologici per guidare i nuovi dipartimenti degli Studios. David Ellison, capo di Paramount (che ha recentemente acquisito la Warner Bros) e figlio del miliardario Larry Ellison, ha confermato questa linea: “L’IA è qui e sarà trasformativa in tutti gli aspetti del nostro business”. L’impatto trasformativo è già visibile sullo schermo. La scorsa settimana è stato diffuso il trailer di As Deep as the Grave, un nuovo film in cui appare Val Kilmer (scomparso un anno fa): la sua interpretazione è stata interamente generata dall’Intelligenza Artificiale, previa autorizzazione dei gestori della sua eredità.
La resistenza legale: “Devono pagare per il nostro sapere”
Ma se i vertici degli Studios e registi come Kassovitz guardano al futuro con entusiasmo, la resistenza della forza lavoro creativa è feroce. Sceneggiatori, registi, musicisti e artigiani temono non solo la perdita del posto di lavoro, ma lottano contro l’addestramento non consensuale dei software sulle loro opere. A dare voce a questa fazione, sempre dal palco del festival dedicato all’IA a Cannes, è intervenuto Tim Kraft, uno dei principali avvocati tedeschi specializzati in diritto d’autore. Kraft ha quantificato l’entità della battaglia legale in corso, rivelando che ci sono attualmente quasi 140 cause pendenti contro le aziende tecnologiche in materia di copyright, concentrate perlopiù negli Stati Uniti e in Germania. “È semplicemente giusto ed equo che le piattaforme tecnologiche paghino per l’utilizzo delle opere, dato che guadagnano cifre incalcolabili”, ha tuonato l’avvocato. “Dobbiamo trovare urgentemente una soluzione affinché colossi come Google e OpenAI paghino per lo sfruttamento, perché operano attingendo alle nostre conoscenze e al nostro materiale protetto da copyright”.