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Pagani commissariata per mafia a un passo dalle elezioni. Dopo la furibonda lite Cirielli-Martusciello

Il vice ministro FdI aveva candidato il fratello della moglie, tra gli insulti del plenipotenziario di FI. Poi è arrivata la decisione di Piantedosi, che aveva la relazione pronta da mesi
Pagani commissariata per mafia a un passo dalle elezioni. Dopo la furibonda lite Cirielli-Martusciello
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Quanto ha pesato il furibondo scontro tra il viceministro degli Esteri Fdi Edmondo Cirielli e l’europarlamentare forzista, plenipotenziario in Campania, Fulvio Martusciello sulla candidatura a sindaco del cognato di Cirielli, Nicola Campitiello (“ha cambiato più partiti che mutande”, scrisse l’azzurro sui social), dietro la decisione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di sciogliere il consiglio comunale di Pagani per camorra e annullare in extremis le elezioni di maggio?

Domanda da un milione di dollari. Per provare a dare una risposta, per spiegare la fondatezza del sospetto che la decisione di commissariare Pagani sia stata dettata anche dalla necessità di troncare sul nascere una crisi nel centrodestra salernitano e nazionale, bisogna fare un passo indietro. Riavvolgere il nastro fino all’anno scorso, spiegare intrecci politici e parentali. Sottolineando che Pagani è un comune tormentato, dove sono frequenti, e controverse, le inchieste sulle infiltrazioni dei clan nella politica locale. Una stava costando la carriera all’europarlamentare FdI Alberico Gambino, braccio destro di Cirielli nell’agro, arrestato una quindicina di anni fa da sindaco in carica e poi prosciolto da tutte le accuse.

A Pagani la commissione d’accesso si è insediata il 25 giugno dello scorso anno: conseguenza di un’inchiesta della Dda di Salerno – pm Elena Guarino – sulle penetrazioni del clan Fezza-De Vivo nella macchina comunale. Indagati tra gli altri il sindaco Lello De Prisco per turbativa d’asta (archiviato) e l’assessore al Commercio Pietro Sessa di falso ideologico (prosciolto). Nel mirino gli appalti concessi a un imprenditore ritenuto colluso, già assessore e consigliere comunale. Il viceprefetto Anna De Luca e i suoi investigatori hanno impiegato tutto il tempo concesso dalla normativa, i tre mesi prorogabili per altri tre, per redigere e consegnare la relazione. Il Viminale l’ha ricevuta a dicembre. Aveva a disposizione tempo più che sufficiente per deliberare tra febbraio e marzo, prima che la campagna elettorale entrasse nel vivo.

Lo scioglimento o meno per infiltrazioni malavitose di un consiglio comunale è un provvedimento sul quale si sta consolidando una prassi che prevede ampi margini di discrezionalità del governo. In assenza di soffiate di verso contrario, a Pagani è maturata la convinzione che le elezioni sarebbero state confermate. Di conseguenza, le forze politiche si sono mosse in quella direzione. Cirielli, un ufficiale dei carabinieri, ci ha messo la faccia in prima persona. Proponendo (o imponendo) alla coalizione come candidato sindaco il fratello della moglie, il chirurgo plastico Nicola Campitiello. “Cognati d’Italia”, il fulminante titolo del ‘Domani’ che ben riassunse a marzo lo stato della situazione. Da Forza Italia le maggiori resistenze: “A questo punto nominiamo Cirielli ministro della Famiglia: la sua”. Nemmeno velata l’allusione all’incarico della dottoressa Maria Rosaria Campitiello di capo della Segreteria tecnica del ministro della Salute Orazio Schillaci. Un bel clima.

Era marzo. E dello scioglimento per camorra non aveva paura nessuno. Non era nei radar. Se un vice ministro scende in campo personalmente, avranno pensato in molti, sarà stato rassicurato dalle sue fonti nel governo: si voterà. E qui, ad urne ancora lontane, ecco l’intervento a gamba tesa di Martusciello, noto per i i trascorsi burrascosi con Cirielli: “Campitiello? Meglio la sorella”. Replica del vice della Farnesina: “L’Europarlamentare Fulvio Martusciello commenta squallidamente così la candidatura a sindaco di mio cognato Nicola Campitiello. Veramente al peggio non c’è mai fine. Mi meraviglia Forza Italia che oggi è rappresentata in maniera così povera”. Di nuovo l’europarlamentare: “Dal Pd fino a FdI. Questo è il cognato di Edmondo Cirielli, ora è in Fdi solo perché il viceministro è sposato con la sorella. Ha cambiato tanti partiti. Cirielli me lo vuole imporre come candidato sindaco di Pagani per il centrodestra. Uno che ha cambiato più partiti che mutande”.

Risultato: centrodestra spaccato a Pagani. Da una parte Campitiello per i meloniani, dall’altra Massimo D’Onofrio per Forza Italia, con il via libera di Martusciello e del consigliere regionale Roberto Celano. E si arriva ai giorni nostri: la ‘svolta di Salerno’, la stretta di mano tra Cirielli e Martusciello di domenica scorsa, la firma dei coordinatori regionali di FdI, Lega, FI e Noi Moderati che sancisce un’intesa sulle amministrative campane ed in particolare sui casi spinosi di Avellino e Salerno. Sul foglio fotografato e fatto circolare manca un riferimento preciso al caso Pagani. Ma pare una formalità.

Invece non lo era. D’Onofrio, nonostante le ambasciate e le proposte di alcuni emissari di FdI, non ha fatto il passo indietro richiesto. Sostenuto dal vice coordinatore provinciale azzurro Pietro Sessa, ha comunicato di volere andare avanti, anche senza simbolo e contro le indicazioni di Martusciello, con le sue quattro liste già pronte. A Campitiello sarebbe rimasto il sostegno di una Forza Italia svuotata e priva persino del simbolo. In poche ore la situazione è precipitata. Il decreto di scioglimento per camorra è piombato martedì sera su una città tappezzata dai manifesti elettorali dei candidati.

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