Israele applica il “modello Gaza” in Libano: decine di ruspe radono al suolo i villaggi del sud
La definizione ufficiale è “bonifica dell’area“. Tradotto: demolizione di case, edifici pubblici, scuole e infrastrutture civili. Il cessate il fuoco tra Israele e Libano non ha rallentato o modificato il lavoro dell’esercito di Tel Aviv, che sta radendo al suolo i villaggi meridionali del Libano, cancellando le vite e il passato di centinaia di migliaia di abitanti che non potranno mai più fare ritorno alle proprie abitazioni. Ieri sull’account social dell’Idf è stata pubblicata una mappa che mostra l’area in cui si sono stabiliti i soldati, e dove sono stati portati ruspe ed escavatori per creare una sorta di zona cuscinetto priva di civili. Proprio come già accaduto a Gaza, Israele ha definito una linea gialla a 20 chilometri dal fiume Litani. Una sorta di confine non ufficiale, che annulla di fatto anche la linea di demarcazione dell’Onu, lunga circa 140 chilometri e ribattezzata linea blu, che fu tracciata nel 2000 per certificare il ritiro delle truppe israeliane dal Paese.
Tutto ciò che oggi si trova a sud della nuova linea stabilita da Israele, ossia oltre 50 villaggi, verrà quindi sgomberato in questi giorni e poi demolito. Secondo quando riportato dal giornale Haaretz, Israele ha già trasferito decine di mezzi pesanti, facendo ricorso ad appaltatori privati (alcuni già ingaggiati nella Striscia di Gaza), “con alcuni operai pagati in base al numero di strutture distrutte“. Del resto il governo di Netanyahu non ha mai fatto mistero dei suoi piani. Già a fine marzo il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, aveva annunciato che tutte le case nei villaggi libanesi vicino al confine israeliano sarebbero state demolite “come a Rafah e Beit Hanoun“, riferendosi alle aree della Striscia di Gaza dove sono state fatte distruzioni su vasta scala di abitazioni. “600mila residenti evacuati dal Libano meridionale non potranno far ritorno finché non sarà garantita la sicurezza dei residenti nel nord di Israele” aveva aggiunto.
Ieri, durante un evento in Cisgiordania, lo stesso ministro ha assicurato che “l’Idf ricorrerà alla piena forza anche durante il cessate il fuoco”, nel caso in cui le truppe israeliane dovessero trovarsi di fronte a qualsiasi minaccia”. All’esercito è stato ordinato di “demolire le case nei villaggi in prima linea vicino al confine che fungevano a tutti gli effetti da avamposti terroristici di Hezbollah”. Sempre Haaretz riporta che l’esercito sta istituendo altre postazioni in Libano oltre alle cinque già esistenti. “Una mossa che potrebbe indicare l’intenzione di una presenza prolungata nella zona”.
È durata poche ore quindi l’illusione degli sfollati che nei momenti appena successivi al cessate il fuoco hanno caricato le proprie auto e si sono messi in viaggio verso il sud, per cercare di fare ritorno nelle proprie abitazioni. Molti hanno trovato un cumulo di macerie al posto delle loro case e terre bruciate dove c’erano campi e coltivazioni. Altri sono stati costretti a fare marcia indietro, davanti al blocco dell’esercito israeliano.