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Tregua in Libano, sfollati in viaggio verso le loro case dopo l’annuncio. Israele: “Molte abitazioni del sud saranno distrutte, nessuno tornerà”

Lunghe code in strada con migliaia di persone che stanno tentando di raggiungere le proprie abitazioni. Gli sfollati in Libano sono più di un milione
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Lunghe code di auto per tornare alle proprie case, festeggiamenti per strada con clacson e bandiere. La popolazione libanese accoglie con sollievo la notizia del cessate il fuoco annunciata dal presidente Usa Donald Trump e confermata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. Anche se Israele ha già fatto sapere di non voler abbandonare le posizioni conquistate nel sud del Paese. Il ministro della Difesa Katz ha affermato che le forze israeliane continueranno a presidiare tutte le posizioni attualmente occupate, compresa una zona cuscinetto che si estende per 10 chilometri dal confine con Israele nel Libano meridionale. Ha aggiunto che molte case nella zona saranno distrutte e nessun residente libanese potrà farvi ritorno.

La tregua scattata a mezzanotte pone fine a sei settimane di combattimenti tra Israele e il gruppo armato libanese Hezbollah, un mese e mezzo che ha lasciato dietro di sé devastazione e morti. In Libano, i bombardamenti di Tel Aviv hanno creato oltre un milione di sfollati, famiglie costrette a lasciare le proprie case e finite a dormire per strada, o in campi improvvisati senza servizi minimi e acqua corrente.

Nonostante gli avvertimenti delle autorità libanesi di non tentare immediatamente di tornare nei propri quartieri, già nelle prime ore successive alla dichiarazione del cessate il fuoco molti sfollati si sono messi in viaggio verso il sud del Libano. Migliaia di famiglie hanno caricato sul tettuccio delle proprie auto coperte, materassi e sacche con le proprie cose, per cercare di raggiungere le proprie case. Molte però hanno trovato solo macerie.

Nel villaggio meridionale di Jibsheet un esiguo gruppo di residenti è tornato tra condomini rasi al suolo e strade disseminate di pezzi di cemento, persiane di alluminio contorte e cavi elettrici penzolanti. “Mi sento libera per il fatto di essere tornata. Ma guardate, hanno distrutto tutto: la piazza, le case, i negozi, tutto”, ha dichiarato all’Ap Zainab Fahas, 23 anni.

Nel sobborgo di Haret Hreik, a sud di Beirut, un uomo di 48 anni sventolava la bandiera gialla di Hezbollah. Era in piedi su una montagna di macerie che un tempo era il suo condominio e ospitava anche una filiale del braccio finanziario di Hezbollah, Al-Qard Al-Hassan. L’uomo ha dichiarato che la tregua è stata ottenuta grazie alla pressione esercitata dall’Iran nei colloqui con gli Stati Uniti: “Solo gli iraniani ci hanno sostenuto, nessun altro“, ha detto, definendo i leader libanesi “la leadership della vergogna”

Sui media internazionali e libanesi sono state pubblicate immagini di centinaia di persone in cammino e alla guida lungo le strade per tornare verso Sidone, nel Libano meridionale. Scene di festa a Nabatieh, nel Libano meridionale, con decine di veicoli con sfollati libanesi in viaggio di ritorno verso i loro quartieri dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco con l’occupazione israeliana. Centinaia di auto si sono messe in coda anche sull’unica corsia tornata in servizio del ponte di Qasmiyeh sul fiume Litani, danneggiato da un attacco aereo israeliano proprio ieri, a poche ore dalla tregua.

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