“In Germania e Svizzera ho potuto mettermi in gioco. In Italia offerte di lavoro in nero o zero risposte”
Nel 2005, con una laurea in traduzione conseguita alla Scuola Interpreti e Traduttori di Trieste, Elisa Massi pensava che il passo successivo sarebbe stato naturale: entrare nel mondo del lavoro. Non immaginava che la parte più difficile non sarebbe stata tradurre testi complessi, ma trovare qualcuno disposto a risponderle. “Volevo fare esperienza, volevo un tirocinio. Ma la parola tirocinio era quasi sconosciuta. Le aziende o non mi rispondevano, oppure offrivano possibilità non remunerate”, racconta a ilfattoquotidiano.it. In parallelo, Elisa inviava curriculum anche in Germania, dato che aveva studiato il tedesco. “Dalla Germania arrivavano sempre risposte. Anche quando erano negative, arrivavano. E molte offerte erano per Praktikum (tirocini) retribuiti”.
Il contrasto fu netto. In Italia silenzi, proposte in nero, collaborazioni di uno o due mesi. “Mi sono accorta che non era sfortuna: era un sistema collaudato”. Si diede un anno di tempo. Tentò anche la strada di un concorso ministeriale, ma la sensazione era di muoversi in un labirinto. “Il problema dell’Italia è il pragmatismo. Si studia tanto, abbiamo eccellenti accademici, ma non si pensa subito allo sbocco professionale”. Il primo lavoro arrivò tramite un’agenzia interinale: 200 chilometri di autobus all’andata e 200 al ritorno. “Poi quell’azienda fu denunciata per pratiche diciamo non serie”. A quel punto la decisione: andare in Germania, nella Turingia, ex Germania dell’Est. “Sono arrivata in una terra in via di riscatto, che dopo la caduta del Muro di Berlino offriva ancora molte opportunità”.
In Turingia scopre il sistema duale tedesco: apprendisti assunti dalle aziende, formazione teorica e pratica coordinata dalle Camere dell’artigianato. “In tre anni si impara davvero un mestiere. È un sistema strutturato, pragmatico”. Elisa entra in una Camera dell’artigianato, prima come tirocinante, poi come collaboratrice. Si forma in export in Baviera, studia nei weekend e consegue il titolo di consulente per il commercio estero presso la Camera di Commercio e dell’Industria di Monaco. “Non sono partita col tappeto rosso. Ho avuto la possibilità di mettermi in gioco. Questa è la grande differenza”. Elisa, col tempo, ha quindi cominciato a coordinare le attività per il commercio estero di un dipartimento delle tre Camere dell’artigianato della Turingia. Organizza anche un viaggio ‘pilota’ in Italia per imprenditori del settore carni, punta di diamante regionale. “Volevamo testare il mercato italiano. È stato un progetto innovativo”. Intanto lavora come traduttrice asseverata. In Germania, spiega, non basta iscriversi in tribunale: servono studi specifici e giuramento formale. “Non tutti possono fare traduzioni asseverate. Questo tutela la qualità”. La carriera scresce insieme alla consapevolezza. “Ho costruito piano piano la mia persona”.
E mentre la Germania di Angela Merkel macinava export, Elisa macinava corsi di formazione. “Finivo un corso e ne iniziavo un altro. Ho sempre studiato lavorando”. Quando si è trasferita in Baviera, ha trovato un mercato più competitivo ma anche più internazionale. È lì che matura un’idea. Insegnava italiano a futuri ingegneri. Chiese loro perché studiassero la lingua. “L’85-90% mi rispondeva per il cibo, per leggere un menù, per capire cosa riportare ai nonni o agli affetti dopo una vacanza in Italia”. Nei supermercati tedeschi trovava solo “la settimana italiana” con pochi prodotti standardizzati. “Io tornavo nelle Marche e riempivo la macchina di specialità locali. Ho capito che c’era un vuoto da colmare”. Nacque così “Mangia Italiano”, primo portale in tedesco dove si presentano per regione i prodotti tipici regionali Dop Economy. Non un e-commerce, ma un progetto culturale. “Non voglio vendere prodotti, voglio comunicarli. Voglio che un turista vada in Basilicata e scopra una pasta regionale con il sugo di luganiga, non solo la pizza”.
Elisa ha studiato Pellegrino Artusi, Massimo Montanari, ha frequentato corsi in Toscana ed è diventata Expert of Pasta and Italian Sauces, sommelier dell’olio extravergine, degustatrice ONAS di salumi. “La cucina italiana è il risultato dei prodotti del territorio. Senza quelli non esiste”. Oggi vive a San Gallo, in Svizzera, dove insegna lingue. Il trasferimento, nel pieno del Covid, non è stato semplice. “Avevo tanta paura, ansia da prestazione. Mi sono detta: se non provo, non lo saprò mai”. Il suo portfolio di formazione continua le ha aperto diverse porte. “In Germania avevo costruito una formazione solida. Questo mi ha aiutata”. Quasi vent’anni dopo la partenza, il rapporto con l’Italia è cambiato. “All’inizio sono stata molto male. Mi mancava tutto: famiglia, cibo, affetti”. Oggi è più serena. “Vedo un Paese bellissimo, al quale sono grata. Non rinnego nulla. Io sono come un puzzle: un po’ italiana, un po’ germanofona, un po’ elvetica”. Ma cosa consiglierebbe oggi a una giovane neolaureata che desidera diventare traduttrice? “Ogni inizio va colto, ogni treno va preso. Se c’è un’azienda in Italia che offre una possibilità, ben venga. Io sarei stata felice di iniziare lì”. Ma aggiunge: “Se non ci sono porte aperte e non ci sono condizioni per sopravvivere, allora sì, consiglio di andare all’estero. Poi si può sempre tornare”. La sua non è stata una fuga rabbiosa, ma una ricerca di spazio. “Ho avuto la possibilità di mettermi in gioco”. È questo, più dello stipendio o del prestigio, che fa la differenza tra restare e partire. E mentre racconta in tedesco le eccellenze enogastronomiche italiane, Elisa continua a fare da ponte tra mondi. Un ponte costruito parola dopo parola, traduzione dopo traduzione, scelta dopo scelta.
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