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L’incontro tra re Carlo III e Donald Trump è una corsa ad ostacoli: nessun incontro con le vittime di Epstein, ma sì alla celebrazione del libro di Winnie the Pooh

Nonostante tutti i buoni propositi, non si può ignorare la distanza politica che oggi esiste tra America e Regno Unito

di Antonella Zangaro
L’incontro tra re Carlo III e Donald Trump è una corsa ad ostacoli: nessun incontro con le vittime di Epstein, ma sì alla celebrazione del libro di Winnie the Pooh

La prossima visita di Stato che, a fine Aprile, porterà re Carlo III e sua moglie dal presidente americano si configura già come una corsa ad ostacoli. Da evitare ci sono le bizzarrie e i fuori programma di cui è capace Donald Trump, sempre più ingestibile e insofferente alla diplomazia. Le possibili manifestazioni di protesta delle vittime di Jeffrey Epstein, che hanno già presentato il conto della loro insofferenza alla corona nelle recenti uscite dei sovrano in patria e le pessime relazioni che intercorrono in questo periodo tra il Regno Unito e gli alleati storici che, quest’anno, celebrano il 250esimo anniversario della loro indipendenza dalla corona.

Il tema dei rischi presentati dal viaggio del re oltreoceano, da settimane, ha aperto un forte dibattito a Londra. Da una parte c’è chi, come il primo ministro Sir Keir Starmer, confida nel fascino che la monarchia esercita su Trump per tentare di riavvicinare i due fronti che, almeno politicamente, non sono mai stati tanto distanti. Dall’altra c’è chi, anche in parlamento, continua a mostrare scetticismo sulla buona riuscita dei propositi di pacificazione e teme che il re, anziano e malato, possa trovarsi in situazioni di forte imbarazzo.

In realtà, per visite di questa portata, chi dà il via libera e definisce i contenuti degli interventi è il governo e per Carlo III esiste poco margine di azione e pensiero. Dal canto suo però, Buckingham Palace ha chiarito che: “La visita negli Stati Uniti rappresenterà un’opportunità per riconoscere la storia condivisa tra le due nazioni, l’ampiezza delle relazioni economiche, di sicurezza e culturali sviluppatesi nel tempo, oltre che i profondi legami tra i cittadini che uniscono le comunità”. Tradotto: tutto l’esercizio di soft power ed influenza “morbida” che la corona può esercitare sul mondo e sugli alleati storici nonostante, in questo caso, l’ironia della sorte voglia che la ricorrenza da onorare sia una guerra che gli americani hanno combattuto per liberarsi dall’ingerenza britannica.

Nella redazione del programma che porterà il re a camminare su un terreno minato, ciò che pare definito con maggiore chiarezza è tutto quello che va evitato, ovvero chi va tenuto a distanza. In primis, le vittime del predatore sessuale Jeffrey Epstein che ha gettato la famiglia reale nello scandalo per effetto delle relazioni intessute dal fratello di Carlo III, l’ex principe Andrea e la sua ex moglie Sarah Ferguson, con Epstein. Il popolo dei sudditi da tempo chiede conto al re di quello che la corona sapeva di queste frequentazioni e soprattutto si aspetta di conoscere tutta la verità sulla natura dei rapporti con il faccendiere pedofilo che potrebbero essere stati coperti da Buckingham Palace, che “non poteva non sapere”.

Il sovrano, messo alle strette dal recente arresto del fratello, posto in stato di fermo per 11 ore, ha confermato tutta la sua disponibilità a collaborare con le forze dell’ordine per agevolare le indagini, mentre Camilla ha sempre sostenuto la causa delle vittime delle violenze (britanniche). Nessuno dei due, però ha messo in agenda un tè con le vittime della tratta sessuale di Epstein che si trovano in America.

“Comprendiamo pienamente e apprezziamo la posizione dei sopravvissuti, – ha chiarito alla Bbc una fonte di palazzo – ma possiamo solo ribadire che la nostra linea è chiara: qualsiasi azione che possa potenzialmente incidere su indagini e valutazioni di polizia in corso, nonché su eventuali azioni legali che ne potrebbero derivare, finirebbe per nuocere agli stessi sopravvissuti nel loro percorso verso la giustizia”.

Così, il confronto da tempo richiesto dal deputato statunitense Ro Khanna, dalla vittima di Epstein Lisa Phillips e della famiglia della grande accusatrice che fu Virginia Giuffre, non avverrà.

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