Manolo Portanova condannato anche in appello: 6 anni per stupro di gruppo. Il calciatore continua a giocare in Serie B
Manolo Portanova è stato condannato anche in secondo grado a sei anni di carcere per violenza sessuale di gruppo e lesioni. Il calciatore della Reggiana, che intanto continua a giocare in Serie B, è stato riconosciuto colpevole anche dalla Corte d’Appello di Firenze, che ha confermato la sentenza di primo grado con rito abbreviato del dicembre 2022, sia per Portanova che per lo zio Alessio Langella. Nella vicenda era coinvolto anche il fratello William, all’epoca minorenne, già giudicato separatamente.
Anche per i giudici di Firenze, Portanova è colpevole di stupro di gruppo ai danni di una studentessa dell’Università di Siena. I fatti risalgono al maggio 2021 e sono avvenuti in un’abitazione del centro storico senese. I giudici hanno accolto la richiesta della Procura generale, ribadendo integralmente la sentenza di primo grado. La ragazza abusata “manifestò la propria volontà di voler avere un rapporto sessuale solo con Manolo e di non volerne uno di gruppo con i quattro ragazzi“, volontà espressa “in modo ripetuto e inequivocabile“, ha scritto la giudice di Siena Ilaria Cornetti nelle motivazioni della sentenza di primo grado. Evidenziando anche come “i rapporti sessuali sono stati ripetuti e in alcuni momenti contemporanei, la ragazza è stata colpita con schiaffi, ha riportato lesioni in termini di malattia organica e psichica“.
In aula nel processo di secondo grado sono intervenuti i difensori degli imputati, l’avvocato Gabriele Bordoni per Portanova e l’avvocato Domenico Dello Iacono per Langella, oltre agli stessi imputati, che hanno rilasciato dichiarazioni spontanee ribadendo la propria innocenza e descrivendo il loro stato d’animo. Dichiarazioni che non hanno però inciso sulla decisione dei giudici, che hanno confermato l’impianto della sentenza di primo grado. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. “Ha retto integralmente, non è stata assolutamente intaccata – ha dichiarato l’avvocata Claudia Bini, legale dell’associazione Donna Chiama Donna -. Il verdetto di primo grado era forte e basato su un corposo materiale probatorio. È importante che casi come questi non vengano sottovalutati quando coinvolgono personaggi molto conosciuti”. Dello stesso tenore le parole dell’avvocato Jacopo Meini, difensore della controparte: “Sono soddisfatto e la ragazza è strafelice. Mi ha detto che è finito un incubo”.
Il calciatore Portanova invece ha ribadito la propria posizione: “Non mi abbatto assolutamente per un’altra condanna. So di essere innocente e lo urlerò fino alla fine. C’è la possibilità di continuare all’infinito, io vado all’infinito. Non posso perdere la mia vita calcistica. Non ho mai trattato male una persona e non la tratterò mai”. Una linea già espressa anche sui social alla vigilia dell’udienza, quando aveva scritto: “Combatterò per la mia innocenza, qualunque cosa accada non mi fermerò”. Per ora comunque la sua carriera non è stata fermata: Portanova è sempre sceso in campo con la Reggiana, protagonista anche pochi giorni fa con un gol nel match contro la Carrarese, posticipo della 34esima giornata di Serie B. Il legale di Portanova, Gabriele Bordoni, ha annunciato il ricorso in Cassazione: “Rimarremo fermi sui nostri pensieri, che sono stati leali, onesti e diretti fin dal primo momento”. Nessun provvedimento, al momento, da parte del club: il giocatore resta a disposizione, mentre sul piano sportivo è sospesa una richiesta di radiazione in attesa della definitività del giudizio penale. Nel calcio italiano, infatti, non esiste una norma che punisca a livello sportivo un reato così grave come la violenza sessuale.
In aula erano presenti anche i genitori del calciatore, Antonia e Daniele Portanova, ex bandiera della Robur. Proprio il padre ha commentato amaramente l’esito: “In Italia, per arrivare alla verità, serve un cadavere da piangere o un bersaglio da colpire. Mio figlio è diventato quel bersaglio”, come riporta il “Corriere di Siena”. Parole criticate dalla parte civile: “Quei post ci hanno infastidito – ha replicato l’avvocata Bini – la famiglia pare non abbia capito nulla di quello che è successo”.