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Abbandonato davanti al pronto soccorso di Salerno un uomo di 36 anni, è gravissimo. L’ipotesi di un incidente sul lavoro

Il quadro clinico è grave: una forma avanzata di setticemia agli arti inferiori, tanto seria da richiedere anche il ricorso alla camera iperbarica. Gli investigatori non hanno ancora potuto ascoltare il paziente. Camusso e Guerra (Pd) denunciano l'uso di "sostanze nocive"
Abbandonato davanti al pronto soccorso di Salerno un uomo di 36 anni, è gravissimo. L’ipotesi di un incidente sul lavoro
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Un uomo di 36 anni, di origine indiana, è ricoverato da giorni in condizioni gravissime all’Ospedale Ruggi di Salerno. La sua vicenda, riportata dal quotidiano online Avanti!, potrebbe far ipotizzare a un caso di incidente sul lavoro non denunciato. Inizialmente si era parlato di un possibile abbandono davanti al pronto soccorso, ma gli accertamenti della polizia hanno chiarito che l’uomo sarebbe stato accompagnato da un familiare, poi allontanatosi. Il quadro clinico è grave: una forma avanzata di setticemia agli arti inferiori, tanto seria da richiedere anche il ricorso alla camera iperbarica. Gli investigatori non hanno ancora potuto ascoltare il paziente, e solo la sua testimonianza potrà chiarire se dietro le sue condizioni si nasconda un caso di sfruttamento lavorativo, in nero. Nel frattempo, sindacati e politica chiedono risposte. Il sospetto, tutt’altro che remoto, è che si tratti dell’ennesimo episodio legato alle condizioni disumane in cui operano molti lavoratori stranieri impiegati nei campi italiani.

Satnam Singh

Un precedente recente e tragico aiuta a comprendere il contesto. Nel giugno 2024, la morte del bracciante indiano Satnam Singh, avvenuta nelle campagne di Latina, scosse profondamente l’opinione pubblica. Singh perse un braccio in un incidente sul lavoro e, invece di ricevere immediata assistenza, fu abbandonato davanti alla propria abitazione, morendo poco dopo. Un caso emblematico di come, in certi contesti, la vita di un lavoratore possa essere considerata sacrificabile.

Le analogie tra le due vicende non sono ancora accertate, ma il contesto è noto. In alcune aree agricole italiane, soprattutto nel Mezzogiorno ma non solo, migliaia di lavoratori stranieri vivono e lavorano in condizioni estreme: turni massacranti, paghe ben al di sotto dei minimi contrattuali, assenza di tutele sanitarie e ricatto costante legato al permesso di soggiorno. Il fenomeno del caporalato continua a essere una piaga difficile da estirpare. I braccianti spesso dipendono da intermediari illegali che gestiscono reclutamento, trasporto e alloggi, creando una rete di sfruttamento che sfugge ai controlli. In questo sistema, anche un infortunio o una malattia possono trasformarsi in una condanna: denunciare significa rischiare il lavoro, il reddito e, in alcuni casi, la permanenza stessa nel Paese.

Quella indiana è una delle comunità indiane più numerose presenti in provincia di Salerno, che, al primo gennaio 2024, contava oltre 3500 residenti. Molti dei quali vivono tra Battipaglia, Eboli e Capaccio. Persone che lavorano soprattutto nei settori dell’allevamento di bufale e bovini e nell’agricoltura. Lo scorso luglio un 38enne indiano era stato ritrovato senza vita in un’azienda bufalina del comune di Serre (Salerno). Il cadavere era stato trovato nella vasca del letame.

Le reazioni

“La notizia del lavoratore indiano di 36 anni abbandonato da ignoti davanti a un ospedale di Salerno, in fin di vita, con le gambe in cancrena e un’infezione gravissima che avrebbe compromesso anche altri organi, ci lascia sgomenti – scrive in un post Susanna Camusso, senatrice e vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro, lo sfruttamento e la sicurezza – Si presume che il lavoratore sia un bracciante e che sia stato esposto a sostanze nocive. Al momento si sa ancora molto poco e la polizia sta indagando per ricostruire i fatti. Eppure, già così, questa vicenda richiama con forza il quadro di un sistema di caporalato che continua a funzionare esattamente come è stato costruito. Un lavoratore sfruttato soprattutto se straniero non può denunciare, non può sottrarsi al lavoro nero, non ha strumenti per rivendicare la propria dignità. Ed è proprio qui che lo Stato dovrebbe intervenire, come era stato promesso dopo la vicenda di Satnam Singh – aggiunge l’ex segretaria Cgil – Nell’ambito dei lavori della Commissione d’inchiesta sullo sfruttamento e sulla sicurezza del lavoro, ce ne occuperemo con la massima attenzione e utilizzeremo tutti gli strumenti parlamentari disponibili per sollecitare il Governo a intervenire seriamente nella lotta al caporalato. In uno Stato che voglia dirsi civile, episodi disumani come questo segnano un limite che non può essere superato”.
Dello stesso tenore la riflessione di Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria nazionale del Partito Democratico: “La tragica vicenda di Satnam Singh, abbandonato davanti alla sua abitazione con il braccio tranciato e così condannato a morte certa, si sta riproponendo a Salerno. Un uomo di 36 anni di nazionalità indiana è stato abbandonato davanti al Pronto Soccorso con gli arti inferiori in cancrena e il rischio che l’infezione abbia compromesso in modo grave anche organi interni, mettendo a rischio la sua stessa vita. Un’infezione che si ipotizza derivi da un’esposizione non protetta a elementi chimici tossici utilizzati in agricoltura, presumibilmente in un’azienda agricola o zootecnica in cui il giovane lavorava senza essere in regola. Avevamo detto basta, ma le pratiche paraschiavistiche continuano indisturbate nelle nostre campagne, dove tanti immigrati sono costretti a lavorare 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, per 4 euro l’ora, senza pause, ricattati per la loro irregolarità, in condizioni di salute e sicurezza precarie, come i tanti incidenti dimostrano. Ce n’è abbastanza – dichiara Guerra – per un solido programma di contrasto che parta dall’abolizione della Bossi-Fini – legge che promette regolarità ma si trasforma in controllo mafioso dell’irregolarità – e promuova controlli sistematici sul lavoro irregolare. Controlli che si avvalgano non solo delle ispezioni, ma anche del Durc di congruità come elemento essenziale per accedere ai sussidi, e di strumenti moderni come il sorvolo dei campi con droni per capire quante persone sono al lavoro. E prosegua con il contrasto alle baraccopoli dove troppa povera gente sfruttata è costretta a vivere nell’indifferenza, dopo che il programma finanziato con il PNRR è stato quasi completamente definanziato dal governo.”

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