Fuoriprogramma inaspettato durante la presentazione del programma elettorale di Mario Adinolfi, candidato sindaco di Prato per il Popolo della Famiglia, che si è tenuta sabato 11 aprile. Conclusa la conferenza stampa, Adinolfi ha incrociato Filippo Roma, inviato de “Le Iene” di Italia 1. Tra i due è nata una discussione che è rapidamente degenerata. Il candidato sindaco, secondo quanto riportato anche dalle immagini del programma poi condivise sui scoial, ha afferrato l’inviato per i capelli, chiedendogli ripetutamente: “Era una figurante o no?”. La scena è proseguita per diversi secondi alla presenza di telecamere e smartphone, prima che Adinolfi lasciasse la presa.
La produzione de “Le Iene” ha diramato una nota stampa per spiegare quanto accaduto: “Qualche giorno fa, il confronto tra l’inviato e Adinolfi si è acceso, e non poco, fino a degenerare in un’aggressione fisica per Filippo Roma. Le immagini della tirata di capelli hanno fatto il giro dei media, insieme alle dichiarazioni di Adinolfi, che accusa il programma di dire falsità e di usare figuranti nei propri servizi. Accuse che l’inviato respinge mostrando addirittura il proprio casellario giudiziario, smentendo di essere un pregiudicato, e ribadendo la solidità del lavoro giornalistico svolto”.
E ancora: “Dopo il primo servizio andato in onda nei mesi scorsi, Filippo Roma, con Alfredo Liuzzi, torna a occuparsi della cosiddetta ‘Scommessa Collettiva’, il club esclusivo ideato dal giornalista e politico Mario Adinolfi che prometterebbe rendimenti fino al 40% annuo e capitale garantito. Ma, secondo diverse testimonianze raccolte, i soldi affidati con la prospettiva di guadagni facili non sarebbero mai tornati indietro del tutto. Una vicenda su cui ora emergono nuovi elementi e ulteriori riscontri”.
“Nel servizio in onda stasera 15 aprile, in prima serata su Italia 1, verranno documentati bonifici, mail e conversazioni che attesterebbero i rapporti economici tra i testimoni intervistati e Adinolfi. Tra queste, anche una donna invalida che vive in provincia di Roma con meno di 800 euro al mese, e che avrebbe consegnato i propri risparmi confidando nelle promesse di rendimento. Nonostante le prove raccolte, Adinolfi continua a negare. Eppure, secondo quanto ricostruito, la donna ha presentato denuncia al Tribunale di Roma il 18 dicembre scorso. Non solo: da altre denunce sarebbe scattato anche un sequestro conservativo delle somme versate, confermato dal giudice, che avrebbe ritenuto non autorizzata l’attività di raccolta del risparmio e ‘incontrovertibile’ il credito vantato”.
Poi la precisazione: “E le figuranti? Il servizio fa chiarezza: una storica complice è stata effettivamente utilizzata, ma solo per entrare e documentare dall’interno un’altra iniziativa riconducibile a Mario Adinolfi, l’associazione ‘CR – Cristo Regna’, per la quale veniva richiesto un contributo economico da bonificare su un conto intestato proprio a lui, lo stesso sul quale avrebbe chiesto di versare anche nuovi soldi per le scommesse”.
“Un conto che, all’epoca dell’incontro con la complice, potrebbe essere stato utilizzato anche per coprire le spese dell’associazione – conclude il comunicato – Tutte le persone che denunciano di aver perso denaro, invece, non sono figuranti. Intanto continuano ad arrivare nuove testimonianze. Tra queste, un recente messaggio di una persona che dichiara: ‘Non sono un figurante. Ho vissuto sulla mia pelle danni economici e personali. Se non riavrò il mio capitale, renderò pubblica la mia testimonianza’”.
Mario Adinolfi: “Li ho denunciati e querelati”
Il giornalista e politico all’Adnkronos ha annunciato di aver “denunciato e querelato” la trasmissione televisiva “Le Iene” per “i loro servizi contro di me attivati ossessivamente dal 2016 per dieci anni consecutivi. Mi sono recato in commissariato a sporgere denuncia contro Pier Silvio Berlusconi, Davide Parenti, Filippo Roma, Alfredo Liuzzi, Cristina Zaccanti, Carlo Bravi, Rti e Mediaset. Ho sempre ritenuto prioritario tutelare la libertà di critica anche e soprattutto nei miei confronti. Ora però la serialità delle diffamazioni attuate sistematicamente dal 2016, guardacaso sempre a ridosso di momenti elettorali, con agguati ad personam sotto la mia abitazione di residenza ed in innumerevoli eventi pubblici, con ricadute che hanno leso gravemente anche mia moglie e le mie figlie, ha richiesto un atto che avrei volentieri evitato ma si è reso evidentemente necessario”.
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