I coniugi Moretti indagati anche a Roma per la strage di Crans-Montana. Contestati il disastro, l’omicidio, l’incendio e le lesioni gravissime
La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati i proprietari del Constellation dove la notte di Capodanno morirono 41 persone e oltre 100 rimasero gravemente feriti. Le indagini italiane sulla strage di Crans-Montana non sono state facili. Un passaggio formale che segna l’apertura del fronte italiano dell’inchiesta sul rogo costato la vita a sei ragazzi italiani. Nel procedimento coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Giovanni Conzo risultano indagati Jacques Moretti e la moglie Jessica Moretti. Le accuse ipotizzate dai pm capitolini sono pesanti: disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime, aggravate dalla violazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro. Al momento, secondo quanto si apprende, non sono previsti interrogatori immediati nella Capitale.
L’iscrizione dei due imprenditori arriva mentre proseguono in parallelo le indagini della magistratura svizzera, dove il caso ha già coinvolto diversi livelli istituzionali. Proprio ieri, a Sion, è stato interrogato per la prima volta il sindaco della località turistica, Nicolas Féraud, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla procuratrice aggiunta del Canton Vallese, Catherine Seppey. Davanti ai magistrati, il primo cittadino ha ammesso di non essere a conoscenza delle criticità nei controlli di sicurezza dei locali pubblici. Una dichiarazione che contrasta con quanto emerso dalle audizioni dei funzionari comunali, già sentiti dagli inquirenti, che avevano invece evidenziato una cronica carenza di personale e risorse tale da impedire verifiche regolari.
Secondo quanto ricostruito, dal 2019 il locale Le Constellation non sarebbe stato sottoposto ad alcun controllo antincendio. Un dato che pesa nell’economia dell’indagine sulla strage, mentre emergono responsabilità potenziali a più livelli. Féraud – che aveva ammesso subito dopo il devastante incendio che il bar non veniva controllo da 5 anni – ha riferito di essere rimasto “scioccato” nell’apprendere, solo dopo la tragedia, delle lacune nel sistema di vigilanza, sostenendo che nessuno lo aveva informato in precedenza. Eppure, un audit commissionato dallo stesso Comune nel 2023 aveva segnalato carenze strutturali, senza però che venissero adottate misure correttive, perché ritenuto “non rilevante” sul piano della sicurezza.
L’interrogatorio, durato diverse ore e svolto in una maxi aula universitaria a Sion alla presenza di decine di legali delle parti civili, ha segnato un passaggio chiave: per la prima volta l’indagine svizzera ha coinvolto direttamente il livello politico-amministrativo. Oltre al sindaco, risultano indagati anche sei funzionari dell’ufficio sicurezza comunale, mentre resta centrale la posizione dei coniugi Moretti, già iscritti nel registro degli indagati anche in Svizzera. Secondo i legali delle parti civili, dalle audizioni emerge un quadro di “organizzazione confusa”, con competenze delegate a organismi intercomunali e l’assenza di una commissione antincendio interna. Una scelta difesa dal sindaco come legittima, ma che potrebbe aprire ulteriori profili di responsabilità anche a livello cantonale.
In questo contesto si inserisce l’iniziativa della Procura di Roma, che procede per i reati più gravi ipotizzando violazioni delle norme di sicurezza che avrebbero contribuito al disastro. Un’indagine destinata a incrociarsi con quella elvetica, mentre resta da chiarire la catena delle responsabilità che ha portato a una delle più gravi tragedie recenti in Europa.