Trending News

“Mi ripeteva ‘sono malato, non posso lavorare’, pensavo fosse davvero Hugh Jackman”: Marcella vittima di una truffa, ha perso 900mila euro

Dall’incontro su un sito di dating ai bonifici per “curarlo”: così l’uomo che si spacciava per Hugh Jackman ha costruito un inganno durato anni, svuotando i risparmi e il futuro di Marcella

di Redazione FqMagazine
“Mi ripeteva ‘sono malato, non posso lavorare’, pensavo fosse davvero Hugh Jackman”: Marcella vittima di una truffa, ha perso 900mila euro

C’è un punto fragile, nelle relazioni nate online, in cui il desiderio di essere visti e amati può trasformarsi in una crepa profonda, ed è proprio da lì che prende forma la storia di Marcella, un racconto che scivola lentamente dall’illusione alla perdita fino a riscrivere completamente una vita; a raccontarlo è stata lei stessa nel salotto di La volta buona, ospite di Caterina Balivo, dove ha ripercorso senza pause una relazione nata online e alimentata per anni da promesse, fragilità e richieste sempre più pressanti: “Ci siamo conosciuti online, lui aveva una foto di Hugh Jackman, ma io non conoscevo l’attore, lui diceva di essere un medico e inizia così la storia d’amore, la voglia di incontrarlo c’era, ma lui poi si ammala e inizia a fare richieste di denaro per curarsi perché non riusciva a lavorare”.

Un racconto continuo e coerente in cui la malattia diventa il perno emotivo capace di giustificare tutto e di alimentare un legame sempre più forte, tanto da trasformarsi in progetto condiviso: “Una fattoria didattico sperimentale, pensavamo a una vita insieme”, un’idea concreta, quasi tangibile, che rende l’inganno ancora più credibile mentre l’uomo entra progressivamente nella sua quotidianità fino a coinvolgere anche la sua famiglia: “Lui parlava con la mia migliore amica, con mio fratello, mia madre e mio figlio, quando è venuta a mancare mia mamma ha mandato una corona di fiori scrivendo “il tuo genero Simone”, che coraggio”.

Un livello di costruzione emotiva così profondo da accompagnarsi a richieste economiche sempre più pesanti, fino al punto di rottura: “Negli anni gli ho dato quasi 900mila euro, ho venduto lo studio per lui perché c’era questo progetto insieme, dovevamo realizzarlo, io ero mediatrice familiare, adesso faccio l’operaia, ho dovuto cambiare lavoro anche per la situazione economica in cui mi sono ritrovata, non riesci a capire a che livello possa arrivare una persona”.

Eppure anche davanti ai primi segnali il dubbio fatica a emergere, soffocato da empatia e senso di responsabilità: “Inizialmente non gli dicevo niente, lui era comunque malato e io lo rispettavo e cercavo di aiutarlo in tutti i modi, è stato il mio terzo figlio a dirmi che secondo lui mi stava prendendo in giro”, fino al momento decisivo in cui la realtà si impone senza più filtri: “L’ho incontrato quando l’ho identificato nel 2023, lui è stato identificato a casa sua, è sceso, ci siamo incontrati e ha confessato tutto”.

Ma la fine dell’inganno non coincide con la fine delle conseguenze, perché oggi Marcella convive ancora con gli strascichi psicologici e legali di quella storia: “Io sono in analisi perché ho gli attacchi di panico e non dormo perché ho paura che vada tutto in prescrizione”, una testimonianza che diventa il ritratto lucido di un meccanismo sottile in cui l’inganno non irrompe ma si costruisce giorno dopo giorno, fino a diventare credibile e a lasciare, quando crolla, un vuoto difficile da colmare.

Precedente
Precedente
Successivo
Successivo
Playlist

I commenti a questo articolo sono attualmente chiusi.