“Agirono nell’adempimento del dovere”, assolte le due guardie giurate che bloccarono un uomo davanti alla sede Sky di Milano
Sono state assolte perché ritenute “non punibili” per aver agito nell’adempimento del dovere le due guardie giurate imputate per la morte di Giovanni Sala, avvenuta tra il 19 e il 20 agosto 2023 davanti alla sede Sky Italia di Rogoredo, a Milano. La decisione è stata pronunciata dalla Corte d’Assise del capoluogo lombardo, chiudendo il processo per omicidio preterintenzionale. Il pubblico ministero Alessandro Gobbis aveva chiesto condanne fino a sei anni , sostenendo che la morte fosse sopraggiunta a seguito delle modalità con cui l’uomo era stato immobilizzato. Secondo l’accusa, Sala – in evidente stato di alterazione – era stato trattenuto a terra per alcuni minuti, con un ginocchio sulla schiena, e colpito con due pugni da uno dei vigilantes. La Corte ha però riconosciuto la scriminante dell’adempimento del dovere, escludendo la punibilità dei due imputati.
La ricostruzione dei fatti
La vicenda risale alla notte tra il 19 e il 20 agosto 2023. Sala, 25 anni, si era presentato davanti agli uffici milanesi di Sky poco prima dell’una, tentando di entrare. Secondo quanto ricostruito nelle indagini, il giovane si trovava in uno stato di forte alterazione, probabilmente dovuto all’assunzione di alcol, e mostrava un comportamento aggressivo. Respinto all’ingresso, avrebbe iniziato a inveire contro il personale di sicurezza, arrivando anche a togliersi la maglietta. Le due guardie giurate, in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine, lo avevano quindi bloccato per impedirgli di entrare nella struttura. Durante le fasi dell’immobilizzazione, l’uomo ha accusato un malore. I vigilantes hanno riferito di aver tentato di rianimarlo e di aver immediatamente allertato i soccorsi. All’arrivo del 118, Sala era già in arresto cardiaco. Trasportato all’ospedale San Raffaele, i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.
Le indagini e il processo
Fin dalle prime ore successive ai fatti, la Procura di Milano aveva aperto un’inchiesta, inizialmente per omicidio colposo, acquisendo anche le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti all’esterno della sede Sky. Gli accertamenti medico-legali avevano poi stabilito che la morte era sopraggiunta per arresto cardiaco. Tuttavia, nel corso del procedimento, l’attenzione si era concentrata sulle modalità dell’intervento dei vigilantes, in particolare sulla durata dell’immobilizzazione e sull’uso della forza.
Elementi che avevano portato la pubblica accusa a contestare il reato di omicidio preterintenzionale. Una tesi che non è stata accolta dai giudici, i quali hanno ritenuto che i due imputati stessero svolgendo le proprie funzioni di sicurezza e contenimento, senza superare i limiti imposti dal loro ruolo. Con la sentenza di assoluzione, si chiude così una vicenda che aveva sollevato interrogativi sull’uso della forza da parte del personale di vigilanza e sulle condizioni di sicurezza nelle operazioni di contenimento.