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Hormuz, il nucleare e il destino di 400 chili di uranio: così è deragliato il negoziato tra Usa e Iran

Per quanto Teheran desse per scontato che raggiungere un'intesa fosse impossibile al primo round di negoziati, i punti inconciliabili tra le parti restano ingombranti
Hormuz, il nucleare e il destino di 400 chili di uranio: così è deragliato il negoziato tra Usa e Iran
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Una giornata di colloqui diretti, per la prima volta dal 1979, tra Usa e Iran. JD Vance a capo della delegazione americana che stringe la mano al presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf, prima di lasciare Islamabad e tornare negli Stati Uniti. Le parti non sono giunte a nessun accordo e, per quanto Teheran desse per scontato fosse un obiettivo impossibile al primo round di negoziati, i punti inconciliabili tra le parti restano ingombranti. Al centro ci sono la riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino di quasi 900 libbre (408 kg) di uranio altamente arricchito e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di asset congelati all’estero. Tutti punti critici che hanno fatto deragliare la trattativa tra Iran e Usa, scrive il New York Times, che cita due funzionari iraniani a conoscenza dei colloqui.

Gli Stati Uniti avevano chiesto all’Iran di riaprire immediatamente lo stretto a tutto il traffico marittimo, ma l’Iran si è rifiutato di rinunciare alla sua influenza su questo punto strategico per le petroliere, affermando che lo avrebbe fatto solo dopo un accordo di pace definitivo. L’Iran ha anche chiesto un risarcimento per i danni causati da sei settimane di raid aerei e lo sblocco delle entrate petrolifere congelate in Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania per la ricostruzione, hanno aggiunto i funzionari, ma gli americani hanno respinto tali richieste. Un altro punto di contesa è stata la richiesta del presidente Trump che l’Iran consegnasse o vendesse l’intero stock di uranio arricchito di grado quasi nucleare. L’Iran ha presentato una controproposta, ma le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso, hanno affermato i funzionari.

“Abbiamo chiarito in modo inequivocabile quali sono le nostre linee rosse, su quali punti siamo disposti a cedere e su quali no”, ha dichiarato il vicepresidente JD Vance dopo 21 ore di incontri con alti funzionari iraniani presso l’hotel Serena di Islamabad, senza specificare quali fossero le linee rosse.

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