Trump intrappolato nello stretto di Hormuz: chi pensa più all’Ucraina? Chi parlerà con Putin? | il commento
Se Trump schiaffeggia colei che era considerata l’amica prediletta, la figlia del popolo, l’underdog italiana Giorgia Meloni, figurarsi la voglia che ha di negoziare ancora in nome dell’odiato Zelensky e dell’Ucraina la pace con Mosca, il luogo del potere di Vladimir Putin, l’uomo al quale il tycoon non ha mai mancato di rispetto. Oggi infatti è lo stretto di Hormuz, principio e destino di una guerra che colpisce il dominio degli Usa nel mondo e ne mette in discussione la supremazia, l’urgenza sulla quale l’amministrazione americana pone mano. È invece la necessità del gas russo, l’urgenza parallela dell’Europa, figlia degli esiti delle bombe lanciate da Trump sul capo degli ayatollah.
Nel clima di apprensione per una economia già in recessione e per ciò che si paventa, le voci di trovare in Mosca un’alternativa della fornitura di gas nascondono forse anche la richiesta principale: tocca a Bruxelles, giacché Trump è fuori campo, gestire i negoziati di pace con la Russia, rappresentare le istanze di Kiev e finalmente arrivare a un accordo che chiuda non solo il terribile confronto militare, ma dia spazio agli europei di ritrovare per la propria economia l’energia che manca. L’invito a riprendere le forniture del gas russo invocato da Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, la prima azienda pubblica italiana, sembra un fuor d’opera giacchè il suo ruolo gli impedirebbe di affrontare questioni più squisitamente politiche. Ma quelle parole, lette in controluce, ripropongono esattamente un’emergenza politica: gli Usa sono ancora in grado di chiudere un accordo con la Russia? Trump è nelle condizioni, con il conflitto aperto con l’Iran, di gestire e modulare le richieste ucraine?
I conti della guerra sono disastrosi per le casse dell’Unione. Finora spesi 195 miliardi di euro in aiuti e gli altri novanta miliardi di prestiti per il biennio 26/27 rappresentano la dote che Zelensky, oggi a Roma, raccoglie come ultimo atto di un’alleanza che inizia ad arrancare. Il problema per Bruxelles adesso è: chi andrà al Cremlino a incontrare Putin?