Dagli studi in economia alla vittoria di Masterchef, Matteo Canzi è uscito con il suo libro “Il gusto del perché. Nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si cucina” (Baldini Castoldi) e si è raccontato al Corriere della Sera, a cominciare dal piatto della sua infanzia: “È la ‘Zuppa di chiodo’, l’antipasto del menù che ho servito nella finale di MasterChef. È il primo piatto che ho cucinato per intero. Avevo otto anni e me lo insegnò nonna Egidia; era una zuppa associata a una filastrocca, ma soprattutto mi ha fatto appassionare alla cucina”.
La chiacchierata è legata ai piatti, per esempio quello legato a un’emozione: “Lo “Zuccam’Ele” per Elena, la mia ragazza: nasce dal ricordo di quando l’ho conosciuta, a Cipro, mentre era in Erasmus. Sul tavolo, c’era un avanzo di risotto alla zucca. Ele tirò fuori delle Pringles e iniziò a raschiare il piatto. L’ho riletto in un risotto alla zucca in due salse, gialla e arancione, con chips di Parmigiano; ho fatto essiccare in forno le bucce di zucca, ricreando le patatine con cui faceva la scarpetta”.
Di piatto in piatto, al Corriere – come già fatto durante il cooking show – spiega che sono stati i suoi amici a convincerlo a partecipare a Masterchef. I genitori?” All’inizio, mi dicevano ‘stai attento a quello che fai’, supportandomi con diffidenza. Dopo la vittoria, si sono convinti“. E quanto a Cannavacciuolo che lo vorrebbe nel suo Villa Crespi dice che sì, è vero, ma “è uno step che valuterò più avanti. Ora voglio imparare: da novembre frequenterò l’Alma, la scuola di alta cucina di Colorno”. Cosa mangia un giovane aspirante chef come Canzi? “Essendo molto impegnato, non riesco a stare ai fornelli. Mi cucino la pasta, vado al McDonald’s. Mi va bene qualsiasi cosa”.