Musica

“Da piccola volevo fare la macellaia, pensavo che polpette e hamburger fossero giochi da fare con le manine. A scuola ‘sculavo’, in 5 anni solo un debito in matematica”: parla Ditonellapiaga

L'artista romana si racconta tra musica, politica e ricordi scolastici

di Stefano Mannucci
“Da piccola volevo fare la macellaia, pensavo che polpette e hamburger fossero giochi da fare con le manine. A scuola ‘sculavo’, in 5 anni solo un debito in matematica”: parla Ditonellapiaga

Mettiamola così, cara Margherita. Un’artista che sceglie di chiamarsi Ditonellapiaga è nata per stare sempre in mezzo ai casini.
“Oddio, dopo il titolo di ‘Miss Italia’ cosa altro c’è?”

Il lip-sync all’Europarlamento su ‘Che fastidio!’.
“Ahh, quello di Alessandra Moretti del Pd? Beh, ho da obiettare sulla realizzazione tecnica, non era il massimo. Però ne condivido il contenuto, dai centri in Albania a Orban al decreto sicurezza”.

Che effetto le fa una sua canzone ripensata in chiave politica?
“Beh, che per quanto sia nata per raccontare le mie esperienze personali, è sano e giusto che sia liberamente rivisitata anche per trarne degli slogan. Ne sono state create parodie, meme e utilizzi più seri. Un sacco di alternative versions”.

Parentesi: in quella originale stroncava il Pilates. Ne avrà ricevute di proposte da testimonial.
“Neanche una, giuro. Manco un abbonamento gratis. E poi io mica odio il Pilates, semmai il trend, come se si possa praticare solo quello. Uguale all’aerobica negli anni 80. In ogni caso io in palestra ci vado, non voglio rammollirmi”.

Deve stare in forma non solo per il palco, ma anche per situazioni davvero cruciali, come le manifestazioni.
“Parla di No Kings? Prima di essere una musicista io sono una cittadina, si tratta di riflettere sullo stato dell’umanità. In un momento imbastardito come questo attuale, l’evento No Kings era contro ogni tipo di violenza o guerra e contro i governi estremamente autoritari che oggi si stanno radicando anche in Europa. Io rivendico il diritto di manifestare, a maggior ragione senza che io mi senta obbligata a costruirci attorno delle canzoni tematiche, bensì prestando la mia voce, la mia visibilità, la risonanza mediatica che altri possono non avere. Ho suonato per Gaza, grido contro i tiranni impazziti, non nascondo di aver votato no al referendum”.

Come reagisce di fronte a chi le dice: sei una cantante, pensa a cantare e basta?
“Non è questo il frangente storico per defilarsi. Starsene defilati può convenirti, se sei all’interno di un sistema, ma alla fin fine devi venire a patti con la tua coscienza, tirare una riga e vedere che bilancio riesci a fare”.

Piantedosi e la Conte come Sangiuliano e Boccia? I politici italiani che fastidio?
“Voglio essere sincera: non ho approfondito la vicenda in modo tale da esprimere un giudizio sensato”.

Mandiamo TonyPitony al Viminale?
“Ah ah ah. Mi sa che ha altro da fare, ha un’estate piena di concerti. In autunno non escludo di ospitarlo in qualche mio live, così vediamo se funziona ancora il feeling dopo il duetto di Sanremo”.

Torniamo all’album. Immagini di incontrare uno sconosciuto e di doverglielo descrivere.
“È un disco in cui affronto una fase di crisi personale e probabilmente riesco a fare pace con me stessa, con le aspettative che mi sono creata e che hanno gli altri, con l’idea di essere sempre perfetta, sorridente, smagliante. Con la certezza di non essere una vincente…”

C’è quel pezzo introspettivo, ‘Io’.
“Lì dentro mi espongo a un confronto decisivo con il fallimento. Ovvio, tematiche intime ma affrontate con autoironia e un BPM dance decisamente energico”.

Alt. Quale fallimento?
“Non è legato al presente, a questo step della mia carriera. È che prima di scrivere questo album mi ero impantanata, chiedendomi quale fosse la mia identità artistica e se la priorità fosse assecondare le richieste degli altri, dall’industria al pubblico”.

Cosa si era risposta?
“Che non potevo più sentirmi trasparente. Così sono tornata a divertirmi nello scrivere senza pensare all’interlocutore o al destinatario. Appena ho smesso di angosciarmi ho avuto la soddisfazione del riscontro sanremese”.

Aveva pensato di smettere, prima? Sembra di risentire la Mango o Sangiovanni.
“Sì, mi è capitato di fare riflessioni simili. Quel periodo in cui senti arrivare, a gran velocità, un crack interiore, una rottura del tuo equilibrio. Sono andata cocciutamente avanti cercando quella mia identità. Queste nuove canzoni mi hanno fatto capire di essere sulla strada giusta”.

Se ascolto Ditonellapiaga la riconosco, non è un copia e incolla di mille altre cose di successo.
“Esce troppa roba ogni giorno, perciò si finisce per inseguire la regola emulativa. La Coca Cola e la Pepsi, la tentazione di fare qualcosa di simile a chi già vende. Rischi di diventare una brutta imitazione del bello, e allora meglio coltivare il tuo stile”.

Dove andava al liceo?
“Al Mamiani, quartiere Prati, Roma”.

Che hanno detto le sue compagne del ritratto scolastico de ‘Le brave ragazze’?
“In gergo: ‘amo, troppo noi’. Eravamo così, imperfette e contente, in quegli anni”.

Era secchiona o somara?
“Sculavo. In cinque anni mi sono beccata solo un debito in matematica. Per il resto stavo attenta nelle ore di lezione e imbastivo l’interrogazione. Tante mie amiche erano sempre con le teste chine sui libri, io ero un po’ più spirito libero”.

Qual era il piano A prima della musica?
“Me la cavavo con le lingue, mi sarebbe piaciuto fare la traduttrice internazionale, girare il mondo, lavorare nella mediazione culturale”.

Visto come va il pianeta, meglio non aver optato per quella strada.
“Dopo il diploma ho frequentato un’accademia di teatro e ho rotto gli indugi”.

Gianmarco Tognazzi ci ha detto che è stata magnifica a recitare in “Notte prima degli esami 3.0”.
“Gimbo è adorabile. Era un piccolo ruolo, se avessi toppato pure quello…Non mi dispiacerebbe provare altre esperienze da attrice, anche se temo potrebbe distogliermi troppo dalla musica”.

Prenda ispirazione da Lady Gaga.
“Seeh, ciao”.

Oppure ripescare il vecchio sogno di fare la macellaia.
“Uffa, ero piccolissima, non avevo capito che gli animali soffrissero e facessero quella brutta fine. Avevo 5 anni, ero in fissa con Das e Pongo, pensavo che polpette e hamburger fossero giochi da fare con le manine”.

Una strategia alternativa deve comunque valutarla, se domani arriva una Ditonellapiaga A.I.
“Andrò a zappare l’orto”.

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