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Giornalisti di ProPublica in sciopero per 24 ore: è scontro sull’uso dell’AI in redazione

Secondo la portavoce Alexis Stephens, i timori sono "infondati", ma dalla redazione sbottano: "Svolgiamo un lavoro approfondito e ricco di sfumature. Richiede competenza ed esperienza"
Giornalisti di ProPublica in sciopero per 24 ore: è scontro sull’uso dell’AI in redazione
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ProPublica contro l’intelligenza artificiale. Circa 150 giornalisti e dipendenti della testata non profit hanno scioperato per 24 ore. È la prima mobilitazione sindacale della redazione, che ha vinto otto premi Pulitzer dalla fondazione nel 2007. I lavoratori hanno aderito al sindacato nel 2023 e da allora negoziano un contratto. Dopo 28 mesi, ancora non sono arrivati a un accordo con la direzione.

Il nodo da sciogliere resta soprattutto l’uso dell’intelligenza artificiale nel lavoro editoriale: il sindacato chiede garanzie contro la sostituzione dei posti di lavoro e maggiore trasparenza, oltre ad aumenti salariali e tutele contro i licenziamenti. I timori dei lavoratori sono “infondati”, secondo la portavoce di ProPublica Alexis Stephens, che ha scritto in una nota: “È troppo presto per sapere esattamente come l’AI influenzerà il nostro lavoro. Piuttosto che fare promesse che non possiamo mantenere, stiamo esplorando come queste tecnologie possano creare più spazio per il giornalismo investigativo, non meno”.

Negli ultimi anni, diverse testate statunitensi hanno iniziato a interrogarsi sul ruolo che l’intelligenza artificiale può svolgere nel giornalismo. In Ohio – come riportato dal Washington Post – il Plain Dealer di Cleveland pubblica articoli redatti con l’IA. Anche Fortune e Business Insider utilizzano l’IA per scrivere interi articoli, mentre altre testate giornalistiche la impiegano per attività come l’analisi di grandi quantità di dati e la proposta di titoli.

Mark Olalde, giornalista di ProPublica e membro del comitato del sindacato del giornale, ha dichiarato: “Non stiamo dicendo ‘No, non vogliamo usare la tecnologia’. Quello che stiamo dicendo è che vogliamo usare la tecnologia in modo etico, efficiente e in maniera tale da preservare l’accuratezza e la qualità del nostro lavoro”, ha affermato Olalde, come riporta il Washington Post.

J. David McSwane, giornalista di ProPublica che si occupa di diritti civili, ha affermato che è particolarmente sorprendente che le trattative si siano protratte così a lungo in un’organizzazione no-profit. “La sensazione che ho è che tutto ciò sembri in contrasto con la missione di ProPublica“, ha dichiarato McSwane.

McSwane ha affermato di comprendere che l’intelligenza artificiale possa essere uno strumento efficace nel giornalismo investigativo. “Ma noi svolgiamo un lavoro molto approfondito e ricco di sfumature. Richiede competenza ed esperienza. Ne abbiamo in abbondanza e vogliamo assicurarci che siano le persone che si sono dedicate a questo mestiere a essere a capo di tutto ciò”, ha aggiunto. “L’IA non può andare a bussare alla porta di qualcuno, come faccio spesso io”.

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