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Attentato al Pride di Berlino, la vittima è una donna polacca di 65 anni. Migliorano le condizioni degli altri feriti, nessuno in pericolo di vita

La donna di trovava nella capitale tedesca per partecipare insieme alla figlia alla manifestazione per i diritti lgbt. Rilasciato il secondo sospettato
Attentato al Pride di Berlino, la vittima è una donna polacca di 65 anni. Migliorano le condizioni degli altri feriti, nessuno in pericolo di vita
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Aveva 65 anni ed era originaria della Polonia uccisa nell’attentato di sabato al Pride di Berlino. Lo ha anticipato questa mattina il quotidiano tedesco Bild ndo fonti diplomatiche. La notizia è stata confermata poi anche di sindaco di Berlino, Kai Wegner, e dal ministero degli Esteri di Varsavia. “Sono scioccato e profondamente rattristato”, ha scritto il portavoce del ministero, Maciej Wewior, su X. La vittima proveniva da Varsavia e si trovava nella capitale tedesca con la figlia (rimasta ferita nell’attacco) per partecipare insieme a lei alla manifestazione per i diritti lgbt.

Intanto, le condizioni delle altre persone ferite dell’attacco del giovane Abdoul Ballout, che si è scagliato con il suo van sulla folla, stanno migliorando. Nessuno di colo che è ricoverate allo Charité di Berlino è in pericolo di vita e alcuni sono stati dimessi e sono tornati a casa. “Fortunatamente, le condizioni di salute dei quattro pazienti continuano a stabilizzarsi”, ha dichiarato un portavoce dell’ospedale. “Tre pazienti sono stati nel frattempo trasferiti in un reparto ordinario, uno è ancora in terapia intensiva, ma anche lui è in via di guarigione”. Nell’attacco terroristico avvenuto sabato sera è stata uccisa una donna. 29 persone sono rimaste ferite e sono state distribuite in diversi ospedali. Lo Charité ha prestato soccorso a otto, quattro dei quali sono potuti tornare a casa già domenica.

Sul fronte delle indagini è stato rilasciato il secondo sospettato dell’attacco. Una portavoce della Procura federale ha dichiarato che il rilascio dell’uomo è stato disposto dopo che le indagini preliminari non hanno confermato un suo coinvolgimento nell’attacco. Al momento quindi il sospettato rimane solo Abdoul Ballout. Condannato per atti di violenza contro lo Stato, Ballout nel 2025 aveva tentato di unirsi all’Isis in Siria, ma era stato arrestato in Libano. Di origine libanese, cittadino tedesco dal 2002, era stato rimpatriato e doveva seguire un percorso di deradicalizzazione. Lo Spiegel ha parlato con il padre. Tawfik, 64enne originario del sud del Libano. Riguardo alle convinzioni religiose della famiglia, il padre ha detto che sebbene le sue figlie indossino l’hijab, “non sono estremamente religiose”. “Siamo sciiti. Non sosteniamo lo Stato Islamico (Isis)”. Suo figlio, tuttavia, “amava” i sunniti, secondo Tawfik.

L’uomo ha dichiarato allo Spiegel di aver chiesto qualche tempo fa a suo figlio cosa ne pensasse dello Stato Islamico. Quest’ultimo avrebbe assicurato di considerare il gruppo terroristico “cattivo”. Tuttavia, Abdul Ballout avrebbe litigato con il padre riguardo i capelli e la barba. “Non gli ho permesso di portare la barba lunga”, ha affermato Tawfik. A quanto pare, il padre lo considerava un segno di estremismo. Suo figlio, secondo Tawfik, era “generoso, emotivo, affettuoso”, con il “cuore di un bambino”. Il padre ha solo una possibile spiegazione per ciò che è successo nella notte tra sabato e domenica: “È stato sottoposto a un lavaggio del cervello“.

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