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“La fiducia viene tradita, e fa male”, il parroco che voleva aiutare Elia Del Grande: “Mi sembrava una persona autentica”

Don Domenico Degiorgis racconta il rapporto con il killer e il senso di tradimento dopo l’ennesima evasione dalla casa-lavoro di Alba. Il sindacato Osapp: "È un grave episodio che mette in luce tutte le vulnerabilità del sistema"
“La fiducia viene tradita, e fa male”, il parroco che voleva aiutare Elia Del Grande: “Mi sembrava una persona autentica”
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“La fiducia viene tradita, e fa male”. A parlare con Fanpage.it è don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas diocesana di Alba e cappellano della casa circondariale, che ha conosciuto Elia Del Grande durante il periodo di semilibertà nella casa-lavoro di Alba (Cuneo) da dove il triplice omicida è fuggito. Il sacerdote racconta di un rapporto sincero con l’uomo, che nei mesi trascorsi nella struttura si era dedicato al volontariato e aveva manifestato la volontà di riscattarsi, allontanandosi dal suo passato criminale. “Mi sembrava davvero una persona autentica, che voleva dimostrare con gesti concreti di non essere più quella persona lì”, spiega don Domenico. Una fiducia che, secondo il sacerdote, è stata spezzata dalla nuova evasione di Del Grande avvenuta il giorno di Pasqua, a soli sei mesi dalla precedente fuga da una casa-lavoro nel Modenese.

“La sua fuga dalla precedente casa lavoro non è stata legata alla manifestazione di un disagio nei confronti di quella casa lavoro. A me aveva detto – spiega il sacerdote – che voleva denunciare le modalità delle case lavoro che, a suo modo di vedere, falliscono nella rieducazione delle persone. Mi diceva che, purtroppo, essendo lui l’evaso, tutti avevano ricondotto la vicenda alla sua storia precedente e non alla denuncia che voleva portare avanti. Non aveva manifestato un disagio qui ad Alba, ma, a suo dire, veniva confermata l’inconsistenza delle case lavoro. Lui parlava bene degli agenti, della direzioni, delle educatrici”.

Il caso, sottolinea anche il sindacato di polizia l’Osapp, evidenzia le falle di un sistema penitenziario che rischia di rendere inefficaci percorsi di reinserimento per detenuti con misure di sicurezza particolari. “È un grave episodio che mette in luce tutte le vulnerabilità del sistema – affermano dal sindacato – e genera preoccupazione tra gli agenti che quotidianamente si trovano a gestire persone socialmente pericolose in regime di semilibertà”.

Del Grande, condannato per la strage dei fornai del 1998 a Cadrezzate (Varese), aveva visto recentemente prorogata la misura di sicurezza dal tribunale di sorveglianza di Torino, su parere della procura generale del Piemonte, per un altro anno. La decisione è arrivata in prossimità della scadenza della sua semilibertà prevista per il 12 aprile. Il dibattito si concentra ora su due piani: la tutela della sicurezza pubblica e la possibilità di percorsi di reinserimento efficaci. Don Domenico, pur segnato dal tradimento della fiducia instaurata con Del Grande, sottolinea il valore del lavoro sociale svolto nella Caritas e il tentativo di ogni persona di riscattarsi, anche quando i risultati sono incerti. Le ricerche di Del Grande proseguono su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione a Cadrezzate, suo paese di origine, dove le forze dell’ordine monitorano costantemente i suoi contatti e i possibili rifugi.

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