Ventenne ucciso a colpi di pistola in strada a Napoli: “Due killer in scooter si sono avvicinati e gli hanno sparato”
Un ragazzo di vent’anni, Fabio Ascione, è stato ucciso questa mattina a Napoli, nel quartiere Ponticelli. Erano circa le 5 in via Carlo Miranda, quando alcuni sconosciuti a bordo di uno scooter si sono avvicinati al giovane colpendolo con diversi spari. Ascione è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso di Villa Betania, ma per lui non c’è stato niente da fare.
I carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli e del nucleo operativo di Poggioreale stanno indagando per cercare di ricostruire con precisione la dinamica e la matrice ancora sconosciuta. Secondo la prima ipotesi si potrebbe trattare di un regolamento di conti tra gruppi criminali della zona.
Il giovane ucciso era incensurato. Si trovava dinanzi al bar in compagnia di alcuni suoi amici quando è sopraggiunto lo scooter con due persone a bordo che hanno fatto fuoco. Gli investigatori dell’Arma stanno passando al setaccio gli impianti di videosorveglianza della zona. Ma le indagini sono incentrate su un punto: capire se fosse realmente Ascione l’obiettivo dell’agguato. La vittima, oltre a non avere precedenti penali, non sembra frequentasse persone vicine alla malavita organizzata.
“Si uccide e si viene uccisi. E sempre più spesso, a morire o a sparare, sono ragazzi. Fabio Ascione aveva 20 anni. Era incensurato. È stato ammazzato all’alba a Ponticelli, periferia di Napoli, mentre era con gli amici davanti a un bar. Due killer su uno scooter, volto coperto, un colpo al torace. Così agisce la camorra. Eppure non aveva precedenti. E allora la domanda è: perché si muore così, oggi, quando hai appena vent’anni? – dichiara Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale ed europarlamentare del Pd – I numeri ci dicono che non è un caso isolato. Nel distretto di Napoli i tentati omicidi sono aumentati del 200% in un anno. Nel 2025: 8 procedimenti per omicidio a carico di minorenni, 40 per associazione camorristica, 468 per reati legati alle armi, perfino 4 per terrorismo. E le sparatorie tra giovanissimi non sono più un’eccezione. Sono diventate ricorrenti, anche in quartieri come la Sanità o i Quartieri Spagnoli, che troppo spesso raccontiamo come ‘liberatì dalla camorra. La verità è che la strategia securitaria della destra non sta funzionando. Abbiamo carceri minorili sovraffollate. Aumenta la repressione. Ma la violenza non diminuisce. Perché il problema non si risolve solo con le manette. Il problema si affronta prima. Serve prevenzione. Servono assistenti sociali, psicologi, sostegno alle famiglie. Serve scuola, serve lavoro. Serve combattere davvero la povertà educativa e culturale. Perché è lì che si decide il destino di un ragazzo. E senza prevenzione non ci sarà mai sicurezza”.