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Nordio sbatte per la sesta volta sul processo telematico: a Milano le toghe tornano alla carta e sospendono l’App per due mesi

Flop in tribunale e in procura. Il presidente Fabio Roia: "Chi l'ha costruita non sa di che cosa abbiamo bisogno noi giudici. Ha gravi lacune e la lentezza è tale da renderla del tutto perdente in termini di tempo rispetto alla gestione cartacea"
Nordio sbatte per la sesta volta sul processo telematico: a Milano le toghe tornano alla carta e sospendono l’App per due mesi
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Più veloce la carta, per garantire la giustizia italiana, che un’applicazione telematica. Incredibile, ma vero. Succede a Milano, nel famoso palazzo di giustizia di corso di Porta Vittoria. E succede per la sesta volta. Era già accaduto l’8 gennaio, il 27 marzo, il 26 giugno, il 13 ottobre, il 29 dicembre dell’anno scorso, come viene ricordato meticolosamente nel decreto del 31 marzo che blocca di nuovo la via telematica per la gestione degli atti giudiziari. Il presidente del Tribunale Fabio Roia e il capo della procura Marcello Viola hanno sottoscritto quattro pagine con destinazione via Arenula. Una notizia già vista? Proprio così. Perché la cosiddetta App – Applicativo processo penale – si ferma per la sesta volta a Milano da quando il Guardasigilli Carlo Nordio l’ha lanciata nell’autunno del 2023, nonostante le prove fatte fino a quel momento avessero già rivelato carenze evidenti e soprattutto una spaventosa lentezza rispetto al sistema cartaceo. Tant’è che più volte il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ne ha lamentato l’assoluta inefficienza.

Che succede stavolta? A spiegarlo al Fatto quotidiano è lo stesso Roia: “Siamo stati costretti a prendere questa decisione perché l’App non funziona. Non solo presenta gravi lacune, ma la sua lentezza è tale da renderla del tutto perdente in termini di tempo rispetto alla gestione cartacea”. Degli esempi? Eccoli, come li elenca lo stesso Roia: “Per emettere un’ordinanza per la polizia, utilizzando l’App s’impiega mezz’ora, o addirittura di più, mentre con il vecchio sistema cartaceo bastano solo 5 minuti”. E ancora: “In un’udienza in cui ci sono venti procedimenti o per le convalide degli arresti, con il sistema cartaceo tradizionale si può finire per le 14, mentre con l’App si rischia di arrivare fino alle 9 di sera”. Ma non basta. Se bisogna archiviare un procedimento, perché un cittadino ha bisogno di quell’atto, ad esempio per farsi risarcire il furto dell’auto, il lavoro sull’App richiede più di una mezz’ora, mentre usando la carta bastano cinque minuti. In un grande ufficio come quello di Milano ci si può immaginare quali siano le difficoltà e le conseguenze. Quindi si torna indietro alle archiviazioni cartacee.

Una difficoltà sul campo oppure prevedibile? Roia non ha dubbi nel rispondere. “Nel 2025 doveva entrare in vigore il processo penale telematico – spiega al Fatto quotidiano – ma da subito l’App si è rivelata assolutamente inadeguata non solo per l’assenza di un’adeguata formazione, ma soprattutto perché l’Applicativo era stato studiato da persone che non avevano alcuna dimestichezza con l’attività giudiziaria, né tantomeno avevano approfondito le effettive necessità dei magistrati”. In una parola, chi ha costruito l’App “non sa di cosa abbiamo bisogno noi giudici”. Una procedura alla cieca che poi ha portato al flop dell’App stessa. E che ha fatto via Arenula? Anche qui le carenze si sono rivelate gravi, a partire “dalla mancata formazione sia del personale amministrativo che degli stessi magistrati”. Ma, conclude Roia, “non è mai stato risolto il problema principale, e cioè che l’App “rallenta in modo esponenziale i tempi di definizione dei provvedimenti”. Con l’incredibile conseguenza che “se in teoria la finalità di togliere la carta era quella di andare più veloci, nella pratica invece la carta resta la soluzione migliore, al momento, per andare più veloci rispetto all’App”. Le “colpe” di via Arenula e del ministro che la guida? Non aver mai inviato “segnali di concretezza”, uniti “a una task force per risolvere effettivamente il problema”.

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