Saint Moritz, trovato morto il 25enne napoletano disperso da cinque giorni. “Le ricerche non sono mai partite, risposte sarcastiche dalle autorità”
È stato trovato senza vita il corpo di Luciano Capasso, il 25enne di Qualiano (Napoli) che era disperso da cinque giorni sulle montagne svizzere nei pressi di Saint Moritz, dove lavorava. Il giovane era uscito per un’escursione a quota 2700 metri quando, secondo quanto appreso dalle forze di polizia svizzere, è stato sorpreso da una bufera di neve. Da quel momento si erano perse le sue tracce.
A darne notizia sono stati la madre, Raffaella Grande e il suo legale, l’avvocato Sergio Pisani. Capasso lavorava come autista in un hotel della località svizzera. Il corpo è stato ritrovato domenica 22 febbraio dalle squadre di soccorso svizzere. “Luciano non era uno sprovveduto – fa sapere l’avvocato Pisani – anzi era un ex militare, addestrato proprio per sopravvivere in situazioni estreme. Avevamo una geolocalizzazione precisa, ma il mal tempo non ha consentito un recupero che stamattina con il sole è stato velocissimo”. Il legale ha poi aggiunto: “Mi chiedo se potevano essere utilizzati mezzi quali droni o altro per trovarlo anche nei giorni precedenti nonostante il maltempo e vanno verificate anche altre circostanze, ma ora è il momento del dolore”.
A ricostruire gli eventi di quella tragica domenica era stato il fratello maggiore della vittima in una testimonianza rilasciata a Il Meridiano News. Stando alle sue parole, le coordinate di Capasso sarebbero state trasmesse fin da subito alla polizia svizzera: il dispositivo GPS localizzava il giovane a Saint Moritz, sul Pizzo Palù, una zona ad alto rischio di valanghe dove, la mattina stessa alle 10, sarebbero state programmate valanghe controllate con esplosivo. Il fratello aveva parlato di una possibile slavina alle 5:45 del mattino, momento in cui il GPS lo collocava da tutt’altra parte, a 500 metri di distanza, e di uno spostamento di appena 200 metri in quota tra le 5:45 e le 9:45, dopo il quale non si era più mosso. “La stella che forma il GPS significa che da due giorni mio fratello è fermo”, aveva detto, spiegando che, secondo le istruzioni del dispositivo, quel segnale può indicare che la persona è “ferita, morta, non lo so”. Poi un messaggio inviato alle 17:45 – “cerco di non morire” – che la famiglia avrebbe ricevuto solo quando il dispositivo si è agganciato alla rete.
E poi aveva lanciato delle pesanti accuse contro le autorità elvetiche: “Le ricerche non sono mai partite”, aveva affermato, parlando di risposte “sarcastiche” come “preparatevi che è morto, preparatevi al funerale” o “io non c’ho la sfera magica”. Da qui la decisione dell’altro fratello di partire per la Svizzera “con la voglia e la determinazione di scatenare l’inferno”, denunciando che “non è possibile che in 50 ore non è partito nemmeno un soccorso a piedi” per un “cittadino europeo” che avrebbe segnalato di essere rimasto ferito.
La famiglia ha espresso la volontà di procedere con la massima urgenza al rimpatrio della salma. Il consolato italiano a Zurigo fa sapere che sta fornendo ogni possibile assistenza per accelerare le pratiche burocratiche e consentire il rientro del corpo il prima possibile. Anche la Farnesina è in contatto con i familiari.