Bruxelles propone di randellare la legislazione ambientale: ecco cosa cambia con il nuovo Omnibus
Il nuovo Pacchetto Omnibus, l’ottavo presentato dalla Commissione europea in meno di un anno, è una randellata alla legislazione ambientale. E, neppure a dirlo, al Green Deal europeo. Quello presentato dalla Commissione Von Der Leyen, insieme al Pacchetto Reti (che include la Direttiva per l’Accelerazione delle Energie Rinnovabili, ndr) è un pacchetto di semplificazione con l’obiettivo di ridurre burocrazia e costi amministrativi per imprese e autorità pubbliche. E di aggiungere, così, un risparmio stimato in circa un miliardo di euro l’anno, per imprese e agricoltori, arrivando a un totale di quasi 11 miliardi derivanti dagli altri pacchetti omnibus e altre iniziative di semplificazione. Ma le sei proposte legislative incluse in quest’ultimo pacchetto, implicano la rimessa in discussione di norme già approvate dopo lunghi e complicati negoziati. Gli effetti del pacchetto Omnibus I sulla due diligence per le imprese (Leggi l’approfondimento) non fanno presagire nulla di buono sul fronte ambientale. L’ottavo Omnibus, di fatto, tocca altri temi cruciali, come procedure di autorizzazione ambientale, rifiuti, inquinamento industriale (compreso quello zootecnico), economia circolare e responsabilità del produttore. Ed è come rivedere un film, quello sulla creazione e la concretizzazione del Green Deal, ma al contrario: riavvolgere il nastro e cambiare ciò che è stato fatto finora. Secondo la commissaria all’Ambiente, Jessika Roswall, “il pacchetto rispetta i nostri standard ambientali, riduce gli oneri amministrativi e ne semplifica l’attuazione”. Secondo lo European Environmental Bureau, invece, il pacchetto indebolisce leggi fondamentali dell’Ue “che tutelano la salute delle persone, la natura e la prosperità a lungo termine”.
Bruxelles propone di risparmiare modificando leggi già approvate
Si prevede un’accelerazione delle procedure di valutazione e di concessione di autorizzazione ambientale (con cui la Commissione punta a risparmiare 180 milioni all’anno): verrebbe attuata andato però a modificare, tra le altre cose, la direttiva habitat e la direttiva quadro sulle acque. Ridurre gli oneri amministrativi, poi (mettendo da parte altri 400 milioni di euro, nelle intenzioni di Bruxelles) significherà modificare la direttiva quadro sui rifiuti, ma anche quelle sulle emissioni industriali, aggiornata nel 2024 con l’obiettivo di prevenire e monitorare l’inquinamento provocato dai grandi stabilimenti (compresi quelli zootecnici) e il regolamento sulla comunicazione dei dati ambientali provenienti dagli impianti industriali. Altri 300 milioni arriveranno modificando alcune disposizioni della direttiva sui rifiuti elettronici e andando a colpire il regime di responsabilità estesa del produttore (Epr), che impone ai produttori di farsi carico di tutto il ciclo di vita dei prodotti che immettono sul mercato. Bruxelles propone di sospendere la nomina di un rappresentante autorizzato per ogni mercato di destinazione dei prodotti. La proposta dovrà ora essere discussa da Parlamento e Consiglio europei per arrivare a un accordo. Molto critico il Wwf: “Quasi 200mila persone hanno preso parte alla consultazione sull’Omnibus Ambiente per dire no alla deregolamentazione. Eppure, tutte queste voci sono rimaste senza risposta”. E ricorda che, secondo stime della stessa Commissione “la mancata applicazione delle leggi ambientali pesa 180 miliardi di euro l’anno in danni sanitari e ambientali”.
Procedure semplificate e valutazioni combinate
Per ora, un pilastro della riforma proposta da Bruxelles riguarda l’insieme delle autorizzazioni ambientali necessarie per piani, programmi e progetti. La Commissione Ue vuole introdurre tempi massimi per le principali procedure, in particolare la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e la Valutazione Ambientale Strategica (Vas), spesso rallentate da iter paralleli. È previsto inoltre uno sportello unico per i richiedenti, procedure coordinate quando servono più valutazioni (Via, Vas, direttiva acqua, direttiva habitat), digitalizzazione integrale degli iter e cooperazione obbligatoria tra Stati in caso di progetti transfrontalieri.
Industria e agricoltura: ecco gli adempimenti che Bruxelles vuole eliminare
La Commissione Ue propone di modificare la direttiva sulle emissioni industriali, che impone limiti agli impianti industriali e agli allevamenti intensivi. Il pollame biologico viene escluso dal campo di applicazione della direttiva, mentre è prevista una semplificazione mirata al calcolo della soglia per gli allevamenti di suini. Una proposta che pesa, data la battaglia che ha portato all’approvazione di quella direttiva. Alcuni adempimenti si sarebbero rivelati “particolarmente onerosi” per le aziende e gli agricoltori. Bruxelles vuole introdurre un unico sistema di gestione ambientale per gli impianti appartenenti allo stesso operatore, spostando dal 2027 al 2030 la scadenza per adeguarsi ai nuovi requisiti ed eliminando alcuni obblighi. Non saranno più necessari gli audit indipendenti, mentre verrebbe eliminato l’obbligo di includere i piani di trasformazione.
Il reporting industriale e la responsabilità estesa dei produttori
Sul fronte del reporting industriale, cioè la trasmissione obbligatoria dei dati ambientali degli impianti, la Commissione Ue propone di esentare allevamenti e acquacoltura dalla comunicazione annuale dei consumi di energia, acqua e materie prime. Gli Stati potranno fornire direttamente alcuni dati per conto delle imprese quando le informazioni sono già su altre banche dati nazionali. Tra le varie semplificazioni, anche quelle sugli impianti di combustione che utilizzano miscele con ossigeno o idrogeno. Il pacchetto prova ad abolire la banca dati Scip, il database europeo dove confluiscono le informazioni che le imprese sono obbligate a comunicare sulla presenza di sostanze particolarmente pericolose negli articoli immessi sul mercato. C’è un capitolo importante del pacchetto che riguarda la responsabilità estesa del produttore, il sistema che obbliga chi immette prodotti sul mercato a sostenere i costi della loro gestione come rifiuti. Per ora, si propone di sospendere l’obbligo di nominare un rappresentante autorizzato in ogni Stato membro in cui si vendono prodotti senza essere fisicamente presenti. La sospensione varrà per i produttori stabiliti nell’Ue e sarà accompagnata da una disciplina armonizzata per quelli di Paesi terzi.
La Commissione annuncia anche le prossime semplificazioni
Ma non è tutto, perché la Commissione ha già annunciato che con il nuovo anno presenterà orientamenti sull’applicazione dei principali atti legislativi. Sempre sul fronte della responsabilità estesa dei produttori, è prevista una ulteriore semplificazione in un altro pacchetto, il Circular Economy Act che, con tutta probabilità, andrà a modificare il regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio. Poi si passerà alla legislazione in materia di acqua e natura. Quindi sul regolamento sul Ripristino della Natura che, per essere approvato, ha dovuto superare una lunga lista di ostacoli e ritardi. “Una mossa folle – commenta il Wwf – che fa parte di una strategia più ampia di deregolamentazione scriteriata che ha già colpito il Regolamento UE sulla deforestazione, la Politica Agricola Comune, le norme su sostanze chimiche e pesticidi e altri provvedimenti fondamentali per la tutela ambientale. Una deriva che non può che aumentare inquinamento e degrado ambientale, e che al contempo riduce la trasparenza del processo decisionale democratico”.