Crime

“Le ossa umane trovate al San Camillo non sono di Emanuela Orlandi”: i sorprendenti risultati delle analisi

I resti di ossa umane erano stati ritrovati nel vano ascensore di un’ala dell’ospedale romano, il padiglione Monaldi. I primi risultati dei test, però, escludono che possa trattarsi della "Vatican girl". Ecco perché

di Alessandra De Vita
“Le ossa umane trovate al San Camillo non sono di Emanuela Orlandi”: i sorprendenti risultati delle analisi

Le ossa ritrovate a San Camillo di Roma lo scorso luglio non sono di Emanuela Orlandi: i primi risultati degli esami del Dna, affidati al team della Sapienza, lo confermano.

Il nascondiglio segreto

I resti di ossa umane erano stati ritrovati nel vano ascensore di un’ala dell’ospedale romano, il padiglione Monaldi. Si tratta del vecchio reparto di patologia clinica neuromuscolare, chiuso intorno alla fine degli anni ’80. Il padiglione fu in parte ristrutturato nel 1999 ma poi fu dichiarato definitivamente pericolante, e divenne meta dei senzatetto. Ma perché le ossa ritrovate hanno subito tirato in ballo la scomparsa della cittadina vaticana avvenuta nel 1983? La connessione è “sotterranea” e risale a 15 anni fa circa, quando Sabrina Minardi, dichiarò ai magistrati nei giorni immediatamente dopo il rapimento della ragazza Emanuela sarebbe stata trasferita da alcuni membri della Banda della Magliana, da Torvajanica di nuovo a Roma “in un’abitazione in via Antonio Pignatelli 13, a Monteverde nuovo, nel Gianicolense che aveva un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all’Ospedale San Camillo”. L’esistenza di questo sotterraneo è stata accertata dagli inquirenti il 26 giugno 2008, ma la polizia scientifica non trovò alcuna traccia di Emanuela Orlandi. La Minardi, che all’epoca dei fatti era legata a De Pedis parlò anche di un altro membro della Banda della Magliana che, rintracciato dalle forze dell’ordine, ammise che il rifugio in via Pignatelli fosse sì un nascondiglio, “ma non per i sequestrati, bensì per i ricercati. Era il rifugio di Renatino”, scriveva Repubblica nel luglio 2008.

I risultati

Al netto di tante ipotesi suggestive, gli anatomopatologi forensi hanno smentito questa possibilità. I resti, rinvenuti durante dei lavori di ristrutturazione, sono ancora sottoposti agli accertamenti di medicina legale, ma c’è un dato che sembra poter eliminare definitivamente ogni possibile collegamento alla Vatican Girl. Secondo i primissimi risultati i resti risalgono a un range temporale compreso fra due e tre anni fa e fra i sette e otto anni fa. Già questo esclude che le ossa potessero non appartenere a Emanuela Orlandi. Ma adesso emerge ancora un dato certo, uno dei pochi. Non è nota l’età esatta, ma le ossa ritrovate al San Camillo appartengono sicuramente a un uomo adulto scrive Fanpage. Sia per l’età che per il sesso biologico del corpo, l’ipotesi possano appartenere a Emanuela Orlandi è definitivamente da scartare. E difatti, a quasi due mesi dal ritrovamento dalle ossa, pare non sia stata avanzata alcuna richiesta di analisi sul Dna della cittadina vaticana.

Il fratello Pietro

Sono contento che non ci sia nessun legame con Emanuela ma è comunque una questione che va approfondita, ci sono tante persone scomparse in Italia e non è normale che ci siano delle ossa in quel luogo, soprattutto di pochi anni fa”: così commenta a FqMagazine la notizia Pietro Orlandi, il fratello della cittadina vaticana scomparsa. “Io non credo quelle ossa siano di mia sorella Emanuela”, aveva detto a pochi giorni dal ritrovamento. Del resto, ogni volta che viene fatta una macabra scoperta si parla subito di Emanuela Orlandi ma a Roma gli scomparsi sono davvero tanti. Qualche anno fa, a tal proposito la sindaca di Roma Virginia Raggi si dichiarò disponibile a estrarre il Dna di tutti i corpi di persone ritrovate senza vita, custoditi nelle celle frigorifere e di cui non si conosce l’identità, e di compararlo con quello delle famiglie delle persone scomparse.

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