Il Fatto Quotidiano
In Edicola Blog Millennium FQ Magazine Shop Il mondo FQ
Icona utente Accedi
Il Fatto Quotidiano

Sostieni il nostro giornalismo.

Leggere quello che gli altri non dicono dipende da te

ABBONATI
  • il Fatto Quotidiano In Edicola
  • Politica
  • Cronaca
  • Giustizia
  • Mondo
Economia
  • Home di Economia
  • Lobby
  • Legge di bilancio
  • Osservatorio Recovery
  • Business Reporter
Altre sezioni
  • Tecnologia
  • Scienza
  • Ambiente
  • Media
  • Mafie
  • Diritti
  • Scuola
  • Cervelli in fuga
  • Società
  • Lavoro
  • Meteo
  • Video
  • FQ Salute
  • FQ Blog
FQ Magazine
  • Home di FQ Magazine
  • Trending News
  • FQ Life
  • Televisione
  • Cinema
  • Musica
  • Viaggi
  • Libri e Arte
  • Moda e Stile
  • Beauty e Benessere
  • Cultura
FQ Sport
  • Home di FQ Sport
  • Calcio
  • Fatto Football Club
  • F1 & MotoGP
  • Tennis
  • Sport News
FQ Motori
  • Home di FQ Motori
  • Prove su strada
  • Auto & moto
  • Fatti a motore
  • Quanto mi costi!
  • Foto del giorno
  • MillenniuM
  • Shop
Il Mondo del Fatto
  • SEIF
  • La Scuola del Fatto
  • Fondazione Fatto Quotidiano
  • Community Web 3
  • TvLoft
  • IoScelgo
  • Paper First

Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

  • Facebook
  • Facebook Messenger
  • Instagram
  • Linkedin
  • Telegram
  • X
Il mondo FQ
Logo SEIF I nostri eventi
SEIF
Scuola del Fatto
Fondazione FQ
Paper First
Community Web 3
TVLoft
Io Scelgo
Temi

Enrico Mentana

Giorgia Meloni

Leonardo Del Vecchio

Lula

Pallone d'Oro

Prezzi Benzina

Serbia

Cronaca Nera

29 Luglio 2025

Ultimo aggiornamento: 11:10 del 29 Luglio 2025

Caso Erika Ferini Strambi, l’autopsia esclude “lesioni evidenti”: necessari esami più approfonditi

di F. Q.
Non ci sono coltellate o ferite e le fratture costali potrebbero indicare un incidente, dopo il quale la donna potrebbe essere stata incapace di rialzarsi, morendo quindi di stenti
Il Fatto Quotidiano
Segui FQ su
Aggiungi ai preferiti Aggiungi ai preferiti Segui FQ su Discover Discover WhatsApp WhatsApp
Caso Erika Ferini Strambi, l’autopsia esclude “lesioni evidenti”: necessari esami più approfonditi
Icona dei commenti Commenti
Facebook WhatsApp X (Twitter)
Tag

Omicidio

Peschiera Borromeo

Questo articolo è gratis.

Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione

Registrati

Resta un mistero, per ora, quanto accaduto a Erika Ferini Strambi, la manager milanese di 53 anni, impiegata nelle risorse umane di Luxottica, scomparsa lo scorso 6 luglio e ritrovata senza vita dieci giorni più tardi nelle campagne tra Pantigliate e Peschiera Borromeo (Milano). Venerdì 25 luglio è stata eseguita l’autopsia, che ha escluso lesioni evidenti ma non ha fornito molti dati su quanto accaduto quella sera, dopo che la donna ha lasciato un locale di karaoke a Segrate e si è messa in auto.

Leggi Anche

Sparatoria a New York: 27enne armato di fucile uccide 4 persone nel grattacielo sede di Blackstone e NFL

Sparatoria a New York: 27enne armato di fucile uccide 4 persone nel grattacielo sede di Blackstone e NFL

Leggi articolo

Non ci sono coltellate o ferite e le fratture costali potrebbero indicare un incidente, dopo il quale la donna potrebbe essere stata incapace di rialzarsi, morendo quindi di stenti. Ma è solo una delle ipotesi su cui lavorano gli inquirenti guidati dal pm Francesco De Tommasi. Lo stato in cui si trovava il corpo della donna rende difficile determinare con certezza la causa del decesso, né si è ancora potuta escludere la violenza sessuale, anche alla luce degli slip sfilati e lasciati accanto al corpo, a pochi metri dalla auto – chiusa con le chiavi all’interno – e dalle stampelle che la donna usava per muoversi. Sono necessari esami più approfonditi. Resta inoltre il mistero del cellulare e della borsetta, scomparsi e ancora non ritrovati. Forse, ritengono possibile gli inquirenti, quella sera dopo il karaoke Erika Ferini Strambi ha incontrato qualcuno, una persona a oggi sconosciuta e di cui neanche chi era vicino alla donna conosce le generalità.

Correlati Cronaca Nera

Freccia titolo correlati
26 Ott 2026

Duplice femminicidio Villa Pamphilj, la Procura chiede l’ergastolo per Francis Kaufmann: “Manipolatore narcisista”

Copertina di Duplice femminicidio Villa Pamphilj, la Procura chiede l’ergastolo per Francis Kaufmann: “Manipolatore narcisista”
di Redazione Cronaca
Redazione Cronaca
Icona dei commenti (1)
23 Ott 2026

Uccide la fidanzata a coltellate nel Varesotto e scappa in Abruzzo: si costituisce ai carabinieri

Copertina di Uccide la fidanzata a coltellate nel Varesotto e scappa in Abruzzo: si costituisce ai carabinieri
di Redazione Cronaca
Redazione Cronaca
Icona dei commenti (8)
23 Ott 2026

Bimba di tre anni uccisa a coltellate in casa a Tortona, fermata la madre

Copertina di Bimba di tre anni uccisa a coltellate in casa a Tortona, fermata la madre
di Redazione Cronaca
Redazione Cronaca
Icona dei commenti (16)
22 Ott 2026

Incastrato da uno scontrino il 31enne che ha aggredito una studentessa Erasmus a Milano

Copertina di Incastrato da uno scontrino il 31enne che ha aggredito una studentessa Erasmus a Milano
di Redazione Cronaca
Redazione Cronaca
Icona dei commenti (10)
22 Ott 2026

Liliana Resinovich, il Dna ignoto X ha un nome: “È un operatore intervenuto sul corpo”

Copertina di Liliana Resinovich, il Dna ignoto X ha un nome: “È un operatore intervenuto sul corpo”
di Redazione Cronaca
Redazione Cronaca
Icona dei commenti (3)
In Primo Piano
26 Ott 2026

Stop armi all’Ucraina? L’annuncio di Salvini subito sconfessato dagli alleati di governo. Tajani: “Pronto il nuovo pacchetto”. Crosetto: “Il nostro impegno non cambia”

Copertina di Stop armi all’Ucraina? L’annuncio di Salvini subito sconfessato dagli alleati di governo. Tajani: “Pronto il nuovo pacchetto”. Crosetto: “Il nostro impegno non cambia”

La posizione del leader della Lega è isolata all'interno della maggioranza. Ecco cosa sta succedendo

di Redazione Politica
Redazione Politica
Icona dei commenti (0)
26 Ott 2026
Copertina di “Molti ragazzi hanno assunto droghe prima delle devastazioni del 17 e 18 ottobre”: le parole del sottosegretario Mantovano

“Molti ragazzi hanno assunto droghe prima delle devastazioni del 17 e 18 ottobre”: le parole del sottosegretario Mantovano

di Redazione Politica
Redazione Politica
Icona dei commenti (0)
26 Ott 2026
Copertina di Haifa, la rabbia e i dubbi degli israelo-palestinesi: “In massa a votare contro Netanyahu, ma nella nuova Knesset nessuno sarà davvero la nostra voce”

Haifa, la rabbia e i dubbi degli israelo-palestinesi: “In massa a votare contro Netanyahu, ma nella nuova Knesset nessuno sarà davvero la nostra voce”

di Riccardo Antoniucci
Riccardo Antoniucci
Icona dei commenti (2)
26 Ott 2026
Copertina di Ilva, chiesti gli arresti per l’ex ad Morselli e il capo ispettori di Ispra: “Emissioni truccate e controlli addomesticati”

Ilva, chiesti gli arresti per l’ex ad Morselli e il capo ispettori di Ispra: “Emissioni truccate e controlli addomesticati”

di Andrea Tundo
Andrea Tundo
Icona dei commenti (19)

Millennium
L'ULTIMO NUMERO - Settembre 2026 Ma s'io avessi previsto tutto questo
Immagine di copertina Millennium
Leggi tutto il numero
Adn Kronos
  • 20:35 - Rapid, "Pubblicate 55 raccomandazioni per organizzare rete di cura Alzheimer"

    Roma, 26 ott. (Adnkronos Salute) - Rendere più tempestiva la diagnosi di malattia di Alzheimer, accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura e fornire indicazioni organizzative per l'introduzione delle nuove terapie nel Servizio sanitario nazionale: sono gli obiettivi del documento di consenso del progetto Rapid (Revolutionizing Alzheimer's Patient care model. Initiatives Driving the future), pubblicato sulla rivista internazionale 'Neurological Sciences'. Il progetto, realizzato con il supporto di Eisai Italia e il coordinamento metodologico di Iqvia - riferisce una nota - ha riunito un panel multidisciplinare di 13 esperti con competenze in neurologia, geriatria, neuroradiologia, medicina generale e programmazione sanitaria, insieme alla rappresentanza dei pazienti. Il lavoro ha portato al consenso su tutte le 55 raccomandazioni proposte per riorganizzare l'assistenza alle persone con Alzheimer in Italia, delineando un modello di rete su tre livelli - servizi territoriali, centri Spoke e centri Hub - coordinato da un organismo di governance dedicato.

    In Italia, secondo le stime 2025 di Alzheimer Europe, vivono con demenza circa 1,4 milioni di persone, di cui circa 600mila con malattia di Alzheimer. I costi sono stimati in circa 15,6 miliardi di euro l'anno, per circa l'80% a carico diretto delle famiglie, continua la nota. La diagnosi e la presa in carico fanno riferimento ai Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd), ma tra le Regioni persiste una significativa variabilità in termini di risorse, integrazione multidisciplinare e accesso alla diagnostica avanzata. In questo scenario si inseriscono l'attuazione del Dm 77/2022, che riorganizza l'assistenza territoriale attorno alle Case di Comunità, e l'introduzione delle nuove terapie modificanti il decorso della malattia, che richiedono la conferma biologica della diagnosi, una valutazione multidisciplinare dell'eleggibilità e un monitoraggio strutturato con risonanza magnetica. Senza un ripensamento della rete, avvertono gli autori, le disuguaglianze territoriali rischiano di accentuarsi.

    Il progetto Rapid è partito da un'analisi organizzativa condotta in 7 centri italiani di diverse aree geografiche. Attraverso interviste al personale clinico e gestionale, l'analisi ha ricostruito gli attuali percorsi di presa in carico e il grado di preparazione organizzativa dei centri. A questa si è affiancata una revisione delle raccomandazioni nazionali e internazionali e dei modelli di cura adottati in altri Paesi. Le raccomandazioni sono state valutate con il Rand/Ucla Appropriateness Method, una metodologia di consenso validata a livello internazionale, dal panel di 13 esperti provenienti da tutto il territorio nazionale: 6 neurologi, 2 geriatri, un neuroradiologo, un medico di medicina generale, 2 esperti di programmazione sanitaria e un rappresentante dell'Associazione italiana malattia di Alzheimer (Aima).

    "La Malattia di Alzheimer è una sfida sanitaria destinata a crescere e l'arrivo delle nuove terapie rende urgente un'evoluzione dei modelli diagnostici e assistenziali - afferma Mario Zappia, professore all'università degli Studi di Catania e presidente della Società italiana di neurologia - Intervenire precocemente richiede una diagnosi tempestiva, una selezione appropriata dei pazienti e un monitoraggio strutturato. Con il progetto Rapid abbiamo tradotto il confronto tra competenze diverse e le evidenze disponibili in raccomandazioni concrete, per accompagnare l’evoluzione della rete di cura in modo coerente su tutto il territorio nazionale".

    Il documento di consenso propone l'istituzione di un organismo di governance multidisciplinare su base regionale, con un coordinatore di rete, responsabile del percorso diagnostico-terapeutico, del dimensionamento della rete sulla base della domanda e del monitoraggio attraverso indicatori condivisi. La rete si articola su tre livelli. Il primo riguarda i servizi territoriali, con il medico di medicina generale che effettua una prima valutazione cognitiva e della fragilità e orienta il paziente verso i centri Spoke, in caso di fragilità e declino cognitivo lievi, oppure verso le Unità di valutazione multidimensionale (Uvm), collocate nelle Case di comunità o in strutture distrettuali equivalenti, preferibilmente in caso di fragilità severa e demenza avanzata. Il secondo è costituito dai centri Spoke, dove si svolgono le valutazioni clinica, neuropsicologica e neuroradiologica e si mantiene nel tempo la presa in carico di tutte le persone con decadimento cognitivo lieve e demenza, indipendentemente dall’eleggibilità alle nuove terapie. Infine, i centri Hub completano la diagnosi e valutano in équipe multidisciplinare l'eleggibilità al trattamento; se formalmente autorizzati, sono responsabili di prescrizione, somministrazione e monitoraggio delle terapie. Il modello si innesta sulla rete esistente: ciascun Cdcd può svolgere la funzione di Spoke o di Hub in base alle competenze, alla maturità organizzativa e alle dotazioni disponibili.

    "Il modello proposto non introduce nuove strutture. Valorizza quelle esistenti, definendo con chiarezza ruoli, criteri di invio e meccanismi di coordinamento tra i diversi livelli di cura - evidenzia Alessandro Padovani, professore all'università di Brescia e direttore della Neurologia all'Asst Spedali Civili di Brescia - L'obiettivo è garantire che ogni persona sia indirizzata al livello di assistenza più appropriato e ridurre la variabilità tra i territori. Abbiamo voluto offrire alle Regioni un riferimento flessibile, adattabile ai diversi contesti organizzativi".

    Per quanto riguarda le nuove terapie, il documento raccomanda alle Regioni di definire, d'intesa con il ministero della Salute, requisiti strutturali, organizzativi e professionali chiari e verificabili per i centri Hub. Propone, inoltre, di programmare i volumi sulla base della capacità di trattamento dichiarata dai centri, in termini di infusioni, visite di controllo e risonanze di monitoraggio, e di garantire al paziente l'accesso all’Hub della propria area di residenza. Per favorire l'omogeneità dei percorsi, le raccomandazioni prevedono l'adozione di protocolli comuni di risonanza magnetica e valutazione neuropsicologica, formati uniformi di refertazione dei biomarcatori e l'introduzione progressiva dei biomarcatori plasmatici. L'impiego della telemedicina può sostenere la collaborazione tra i livelli della rete e il progressivo trasferimento di alcune attività verso servizi più vicini al paziente. Accanto agli aspetti clinici e organizzativi, il documento prevede percorsi strutturati di informazione e counselling per pazienti e caregiver, valorizzando una comunicazione continuativa e il coinvolgimento nelle decisioni di cura, nel rispetto della volontà della persona.

    "Le famiglie hanno bisogno di percorsi chiari e di riferimenti stabili nel tempo - sottolinea Patrizia Spadin di Aima - Oggi circa l'80% dei costi della malattia ricade sulle famiglie, che spesso si trovano a gestire da sole un carico assistenziale, economico ed emotivo molto pesante. Inoltre, la qualità e i tempi della diagnosi e della presa in carico dipendono ancora troppo dalla Regione in cui si vive: un'iniquità che non possiamo accettare. Il progetto Rapid si inserisce in tale contesto, affiancando pazienti e caregiver lungo tutto il percorso della malattia, dalla diagnosi alle fasi più avanzate, e contribuisce a ridurre le disuguaglianze di accesso".

    Il documento - conclude la nota - si propone come riferimento operativo per le autorità sanitarie regionali e i decisori impegnati nella riorganizzazione dell’assistenza. Le 55 raccomandazioni offrono così una base condivisa per orientare le scelte organizzative e coniugare l'introduzione dell’innovazione con una presa in carico continuativa e più omogenea sul territorio. La flessibilità del modello consente di modulare numero e collocazione di Uvm, Spoke e Hub in base alle strutture disponibili, alla densità di popolazione e alle caratteristiche epidemiologiche locali. Per la sua attuazione, gli autori indicano la necessità di interventi coordinati a livello nazionale e regionale: la designazione formale dei centri Hub e Spoke, l'adozione di percorsi diagnostico-terapeutici condivisi e il rafforzamento dei servizi territoriali.

  • 19:29 - Diabete, ok Ema per la prima combinazione di insulina settimanale e semaglutide

    Roma, 26 ott. (Adnkronos Salute) - Via libera da parte del Committee for Medicinal Products for Human Use (Chmp) dell'agenzia regolatoria europea Ema all’immissione in commercio della prima combinazione di insulina basale icodec settimanale e semaglutide settimanale, IcoSema.

    La nuova opzione riunisce in un’unica formulazione due medicinali con meccanismi d’azione complementari ed è stata sviluppata per favorire il controllo glicemico e ridurre la complessità terapeutica. Le evidenze cliniche disponibili ne hanno inoltre valutato gli effetti sul rischio di ipoglicemia e sul peso corporeo, si legge in una nota. "La gestione del diabete di tipo 2 – spiega Francesco Giorgino, docente di Endocrinologia dell’Università di Bari Aldo Moro – non può oggi essere valutata esclusivamente attraverso il raggiungimento dei target glicemici. L’età crescente delle persone interessate e la frequente presenza di comorbidità cardiovascolari, renali, epatiche e di problemi legati al peso richiedono un approccio complessivo, orientato agli esiti clinici e all’esperienza quotidiana della persona. In questo quadro, la nuova combinazione assume rilievo perché associa in un’unica formulazione settimanale meccanismi d’azione complementari, con l’obiettivo di favorire il controllo glicemico e semplificare il trattamento".

     

    In Italia oltre 4 milioni di adulti - continua la nota - convivono con il diabete, oltre il 90% dei quali con diabete di tipo 2. L’insulina rimane un pilastro del trattamento di questa patologia. Tuttavia, circa il 26% delle persone con diabete di tipo 2 che necessitano di terapia insulinica ritarda l’inizio del trattamento di oltre due anni, con possibili conseguenze in termini di complicanze. Studi dimostrano che anche dopo l’avvio della terapia insulinica, molte persone con diabete di tipo 2 non raggiungono un adeguato controllo glicemico. L'inerzia terapeutica continua quindi a rappresentare uno dei principali ostacoli nella gestione di questa malattia cronica. L'avvio dell'insulina viene spesso ritardato e, quando introdotta, l'intensificazione del trattamento incontra ulteriori difficoltà. Alla base di questo fenomeno vi sono il timore delle ipoglicemie, l’elevato numero di somministrazioni a cui oggi un paziente deve sottoporsi, la complessità degli schemi terapeutici, un carico organizzativo e psicologico legato alla terapia e anche il rischio di aumento di peso. La conseguenza è un ritardo nel raggiungimento degli obiettivi terapeutici e un impatto negativo sugli esiti clinici.

    Nel programma di sviluppo clinico Combine, IcoSema è stato valutato come strategia di intensificazione insulinica con una singola iniezione alla settimana (52 in un anno), rispetto a oltre 1000 in un anno, in persone con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con insulina basale, agonisti del recettore GLP-1 o antidiabetici orali. Nell’ambito dei quattro studi clinici, il trattamento ha raggiunto l’obiettivo primario relativo al controllo glicemico; sono stati inoltre osservati risultati sul peso corporeo e sulla frequenza delle ipoglicemie rispetto al regime multi-iniettivo di confronto.

    "Questa nuova opzione terapeutica si inserisce nell’evoluzione della gestione del diabete di tipo 2. Il raggiungimento dei target glicemici resta essenziale, ma la valutazione del trattamento deve considerare anche la complessità clinica della persona, la frequente presenza di comorbidità cardiovascolari, renali ed epatiche, il peso corporeo e l’impatto quotidiano della terapia", aggiunge il diabetologo Giorgino. "In questo contesto, l’integrazione in un’unica formulazione settimanale di insulina basale e di un agonista del recettore GLP-1 rappresenta un’opzione di interesse, perché associa meccanismi d’azione complementari e può contribuire a ridurre alcune barriere all’avvio e all’intensificazione della terapia, tra cui il numero delle somministrazioni e la complessità degli schemi terapeutici. La riduzione del carico iniettivo potrebbe sostenere l’aderenza e migliorare la qualità di vita. L’innovazione nella cura del diabete va quindi valutata considerando, insieme all’efficacia e alla sicurezza, la semplicità del trattamento, l’appropriatezza clinica e la centralità della persona".

     

    Dopo essere stata il primo Paese al mondo a rendere disponibile l’insulina settimanale, l’Italia potrà ora essere il primo Paese in Europa a mettere a disposizione delle persone con diabete di tipo 2 questa nuova formulazione, confermando il proprio ruolo nell’accesso alle innovazioni per la gestione delle malattie croniche.“In questo quadro – conclude Giorgino – l’Italia può svolgere nuovamente un ruolo rilevante nel favorire un accesso tempestivo e appropriato a un’innovazione destinata alle persone con diabete di tipo 2, nel rispetto delle valutazioni delle autorità competenti e della sostenibilità del Servizio sanitario. In tal senso l’auspicio è che le autorità sanitarie del nostro Paese considerino attentamente questa nuova formulazione terapeutica per offrire una risposta concreta alle necessità ancora insoddisfatte delle persone con diabete di tipo 2”"

  • 19:16 - Tassorelli (Sin): "Prevenzione fondamentale per dilazionare esordio Alzheimer"

    Roma, 26 ott. (Adnkronos Salute) - "È vero che per malattie come l'Alzheimer, per cui a oggi non abbiamo dei trattamenti curativi che la bloccano o che la fanno regredire, abbiamo delle terapie che cominciano a dimostrare risultati incoraggianti anche se presentano ancora alcuni aspetti legati alla sicurezza che devono essere attentamente valutati. Pertanto, siamo sulla via giusta, ma c’è ancora molta strada da fare. In questi casi, ciò che si può fare è la prevenzione, perché i neuroni sono una dotazione che ci viene data quando nasciamo: poi non ne creiamo più. Sono delle cellule che invecchiano, come invecchiamo tutti, però sono molto reattive, possono essere allenate e stimolate e aiutate in vari modi". Lo ha detto Cristina Tassorelli, segretario Sin - Società italiana di Neurologia, al 56° Congresso della Società italiana di neurologia (Sin), in programma dal 24 al 27 ottobre 2026 a Firenze. "Queste cellule - chiarisce l'esperta - possono essere aiutate, ad esempio, con delle sostanze antiossidanti, perché i neuroni, a volte, per produrre neurotrasmettitori, producono anche dei radicali liberi che possono essere tossici; possono essere aiutate dall'attività fisica, poiché libera delle sostanze che sono trofiche per i neuroni e possono essere aiutate da una dieta equilibrata, ricca di vitamine - aggiunge - Può essere d'aiuto anche avere una buona qualità del sonno e un buon mantenimento del peso corporeo, il non andare in sovrappeso e anche controllare la pressione arteriosa. Ci sono quindi tante accortezze che si possono prendere e che molto probabilmente riescono a dilazionare l'esordio di una malattia di Alzheimer o, a essere ottimisti, a non farla venire proprio, anche se questo resta un desiderata, poiché non vi sono ancora dati".

    "Al di là di questo, però, mantenere una vita attiva ci fa stare meglio e protegge anche la salute di altri organi che sono importanti, come il cuore, i polmoni e l'apparato scheletrico - sottolinea Tassorelli - Da qui è nata questa idea della Società italiana di neurologia, che fino a qualche anno fa si concentrava più sulla malattia, cercando di capire perché è venuta e come trattarla, mentre ora, invece, cerchiamo di capire se riusciamo a prevenirla. Per riuscire a capire questo ci vuole la ricerca, ma ci sono anche tutta una serie di altre attività che abbiamo pensato di mettere in atto, perché in attesa di avere dati certi dalla ricerca, abbiamo pensato di iniziare a fare formazione dei cittadini".

    "Per questo è nata l’idea della collaborazione con Fondazione Aletheia e con Croce Rossa Italiana - puntualizza la neurologa - proprio per diffondere l'importanza degli stili di vita sani, per mantenere sano il corpo, ma soprattutto il cervello e la mente. Credo che siano due partner molto importanti perché Aletheia è la Fondazione di Coldiretti, quindi, hanno delle competenze che in questo ambito sono molto importanti e la Croce Rossa ha una valenza duplice: una di significato, in quanto il cittadino chiama la Croce Rossa quando è un problema di salute, ma il fatto che dia anche il messaggio ‘invece di pensare a me quando hai un problema di salute, pensa a conservare la tua salute’, ci sembrava un qualcosa che potesse essere mind changing per la persona. L'altra valenza importante di Croce Rossa, è la diffusione capillare che ha nel territorio. Quindi, pensare di fare iniziative di formazione ed educazione che possano raggiungere capillarmente il maggior numero di persone - conclude - ci sembrava la carta vincente proprio per fare questi passi importanti nell'ambito della prevenzione".

  • 19:15 - De Stefano (Sin): "Nuove terapie su meccanismi alla base patologie"

    Roma, 26 ott. (Adnkronos Salute) - La terapia genica, le terapie basate sull’Rna, l'editing genetico e le Car-T stanno aprendo nuove prospettive anche in Neurologia. "Possiamo parlare di una rivoluzione, se vogliamo, anche se forse è ancora un po’ presto per utilizzare questo termine, perché la maggior parte di questi approcci terapeutici, molto diversi tra loro, è ancora in fase di sperimentazione. Esistono, tuttavia, grandi speranze e possibilità concrete di sviluppare, nel prossimo futuro, approcci terapeutici significativamente diversi da quelli attualmente disponibili in neurologia. Sono tutti differenti, ma accomunati dall’obiettivo di intervenire sui meccanismi alla base della malattia, agendo sul bersaglio responsabile del danno, che può essere, per esempio, una determinata proteina. L’obiettivo è impedire o limitare la progressione della patologia e, in prospettiva, fare in modo che la malattia non si manifesti o abbia un impatto molto più contenuto". Così Nicola De Stefano, presidente eletto Sin - Società italiana di neurologia, intervenendo in occasione del 56° Congresso della Società italiana di neurologia (Sin), in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze.

    “L'editing genetico e gli interventi sull’Rna messaggero - continua il neurologo - consentono di agire sui meccanismi che regolano la produzione di determinate proteine, responsabili di disfunzioni che possono portare a malattie croniche, come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e alcune forme di demenza. In alcuni casi è possibile intervenire attraverso molecole che chiamiamo oligonucleotidi antisenso, con l’obiettivo di modificare questi meccanismi. Le Car -T rappresentano invece un approccio completamente diverso - precisa - Si utilizzano cellule T" ingegnerizzate "in grado di bloccare gli antigeni alla base di patologie gravi, come la sclerosi multipla e altre malattie immunomediate, tra cui alcune forme di encefalite. In questo caso, si interviene direttamente sulle cellule che portano alla problematica autoimmunitaria, limitando i processi infiammatori e, di conseguenza, la neurodegenerazione. Sono 2 approcci diversi ma che creano entrambe le condizioni affinché venga a mancare l'elemento, spesso una proteina, che provoca il danno. Quanto prima si agisce, meglio è, ma è un aspetto che dovremo valutare meglio quando avremo a disposizione i risultati degli studi in corso, soprattutto per quanto riguarda le Car-T, che si trovano ancora in fasi molto iniziali di sperimentazione".

    "Per gli oligonucleotidi antisenso, invece - osserva de Stefano - esistono già esperienze significative in alcune patologie: in alcune forme familiari di Sla si sono osservati risultati promettenti, così come nell’atrofia muscolare spinale nei bambini, con miglioramenti rilevanti e, in alcuni casi, addirittura la risoluzione della malattia. Per molte altre patologie dobbiamo invece attendere: sono in corso sperimentazioni che considero promettenti, ma saranno i risultati dei prossimi anni a dirci quali benefici si avranno".

  • 19:08 - Padovani (Sin): "Biomarcatori per neurologia di precisione"

    Roma, 26 ott. (Adnkronos Salute) - "Nella neurologia di precisione, per diagnosticare e trattare ogni paziente in modo sempre più personalizzato la ricerca sui biomarcatori sta facendo i passi importanti, specie nella sclerosi multipla. È infatti ormai evidente l'utilità dell'utilizzo dei biomarcatori, per valutare sia lo stato infiammatorio che i processi neurodegenerativi". Questo ha permesso di "dimostrare come anche questa malattia sia molto più complessa rispetto a quello che si riteneva alcuni anni fa". Lo ha detto Alessandro Padovani, neurologo presso la Clinica neurologica degli Spedali Civili di Brescia e past president Sin - Società italiana di neurologia, intervenendo nel corso del 56° Congresso della Sin in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze. Si può dire la stessa cosa "anche in merito alla malattia di Alzheimer e a quella di Parkinson - continua il neurologo - I processi legati all'amiloide nel primo caso e alla sinucleina nel secondo da soli non spiegano tutta la complessità di queste due malattie. I biomarcatori che abbiamo a disposizione ci permettono di precisare meglio questi aspetti. Un altro elemento importante è la valutazione degli stati infiammatori, protagonisti di tutte le patologie neurologiche. Credo che i biomarcatori attualmente a disposizione rappresentino solo una piccola parte di quelli che saranno disponibili nei prossimi anni. Oggi vi è la validazione di molti di questi per l'Alzheimer, per il Parkinson, per la sclerosi multipla e per la Sla, ma ci sono tanti altri biomarcatori che devono essere maggiormente interpretati, anche per identificare nuovi target terapeutici".

    I biomarcatori stanno cambiando sia la diagnosi, che la presa in carico delle malattie neurologiche. "Per esempio - illustra Padovani - nella sclerosi multipla utilizziamo i neurofilamenti a catena leggera, o Nfl, che ci forniscono elementi utili per prevedere la possibile progressione della malattia e monitorare l'evoluzione clinica. Nella malattia di Alzheimer siamo ancora in una fase iniziale, ma nel confronto con le agenzie sanitarie si parla della possibilità di utilizzare i biomarcatori per effettuare uno screening nei soggetti con disturbi cognitivi, con l'obiettivo di identificare la malattia in una fase più precoce. L'elemento più rilevante credo sia rappresentato dal fatto che alcuni biomarcatori - come Nfl, Gfap, la p-tau217 e altri - stanno acquisendo un'importanza crescente perché possono essere utilizzati come bersagli per valutare l'attività e l'efficacia dei farmaci. Oggi possiamo monitorare e prevedere se un farmaco sta funzionando ancora prima di osservarne gli effetti clinici, verificando se i biomarcatori si modificano. Credo che questa sia la nuova direzione della ricerca: trovare indicatori biologici che ci permettano di capire se una terapia funzionerà oppure no".

    La neurologia, come tutta la medicina, "sta attraversando una fase di rapida evoluzione - conclude Padovani - Credo che le contaminazioni tra discipline siano fondamentali: penso, per esempio, al contributo delle scienze immunologiche e della genomica. Stiamo lavorando per creare le fondamenta di una neurologia non più soltanto reattiva, ma proattiva e di precisione. Non dobbiamo limitarci ad anticipare la malattia e a prevenirla, ma dobbiamo anche sviluppare farmaci sempre più mirati, capaci di modificare il decorso clinico del singolo paziente in funzione delle caratteristiche individuali e della fase della malattia in cui si trova".

  • 19:03 - Zappia (Sin): "Numeri 56esima edizione certificano importanza congresso Sin"

    Roma, 26 ott. (Adnkronos Salute) - "Gli iscritti al congresso sono oltre 2.700. Inoltre, contiamo 1.280 comunicazioni, 88 tra simposi e sessioni e 50 espositori. Numeri che rendono l'importanza dell’evento. Il congresso della Società italiana di neurologia è un'occasione di scambio scientifico, di competenze e di esperienze tra medici, operatori, ricercatori e scienziati, nonché un'opportunità di contatto tra il mondo della clinica e quello dell'industria del farmaco e dei presidi diagnostici. Crediamo che il congresso nel corso degli anni diventerà sempre più importante". Lo spiega Mario Zappia, presidente Sin - Società italiana di neurologia, al 56° Congresso della Sin in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze.

    "Il cambiamento del congresso nel corso di questi anni - continua il presidente Sin - ben rappresenta l'evoluzione della neurologia, da disciplina che prima si occupava esclusivamente di trattare, e in alcuni casi guarire, le patologie neurologiche a materia che deve cercare di anticipare la malattia, di prevenirla e intercettarla prima che si manifesti. Un cambiamento che riguarda anche la linea d'azione del mondo della neurologia, che oggi si pone come interlocutore credibile con le istituzioni, le associazioni, le agenzie - come Agenas e Aifa - e il ministero della Salute e quello dell'università".

    In questa occasione è stato infatti presentato il Manifesto unitario delle associazioni delle persone con malattie neurologiche, pensato per rafforzare la strategia italiana per la salute del cervello. "I principali messaggi del Manifesto - spiega Zappia - fanno riferimento alle esigenze evidenziate dalle persone con malattie neurologiche: una maggiore conoscenza e informazione, la possibilità di fare prevenzione e un accesso alle cure facilitato. Spesso i pazienti con queste patologie sono lasciati soli, e ancora più soli sono i caregiver. D'altronde, nessuno è preparato a convivere con una malattia neurologica o ad assistere un proprio caro; dunque spesso si deve imparare sul campo come agire. Non si tratta di un processo veloce né facile, quindi avere un portale nazionale per la salute del cervello che dia delle risposte e aiuti le persone in difficoltà è fondamentale. Uno degli obiettivi del Manifesto - conclude il presidente Sin - è proprio quello di portare all’attenzione dei decisori politici queste necessità e, possibilmente, mettere in campo degli interventi concreti per rispondere a queste esigenze".

  • 19:03 - Zappia (Sin): "Idrocefalo normoteso patologia dai contorni ancora poco definiti"

    Roma, 26 ott. (Adnkronos Salute) - "L'idrocefalo normoteso è una patologia dai contorni ancora non chiaramente definiti, nonostante sia stata riconosciuta più di sessant'anni fa. Non è infatti ancora chiaro quali siano realmente i pazienti che si possono avvantaggiare di un intervento di derivazione, ossia l'intervento neurochirurgico che serve per portare il liquido prodotto in eccesso all'interno del cervello in altre zone dove non faccia danni, come ad esempio il peritoneo. Inoltre, ancora non sappiamo quale sia il momento migliore per poter intervenire e dare così maggiori chance alle persone di avere un successo terapeutico che dovrebbe mantenersi nel corso degli anni". Lo afferma Mario Zappia, presidente Sin - Società italiana di neurologia, in occasione del 56° Congresso della Sin, in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze.

    "Potremmo dare una risposta a queste domande soltanto avendo una stretta interazione con i neurochirurghi - spiega Zappia - I neurologi sono le persone che riescono a intercettare queste patologie, diagnosticarle e quantificarle, ma il neurochirurgo è fondamentale per quanto riguarda il trattamento chirurgico".

    Le indagini cliniche e strumentali possono aiutare a distinguere l'idrocefalo normoteso da patologie neurodegenerative, come il Parkinson. "La diagnosi è infatti sia clinica che strumentale - chiarisce l'esperto - Nell'idrocefalo normoteso, attraverso una Tac o una risonanza magnetica nucleare, possiamo osservare una dilatazione ventricolare, ossia delle cavità presenti nel cervello". Queste evidenze possono poi essere messe in correlazione con la clinica, "con cui possiamo valutare non solo la 'triade classica' composta da disturbi della cognitività, della deambulazione e urinari, ma anche altri aspetti. Oggi, ad esempio, sappiamo che più del 70% dei pazienti presenta un parkinsonismo. È quindi possibile confondere una condizione come l'idrocefalo normoteso con un parkinsonismo atipico o altre forme di parkinsonismo. È importante riuscire a distinguerle perché individuare questi pazienti può realmente portare non solo a una reversione della sintomatologia, ma addirittura a una vera e propria guarigione".

Adn Kronos www.adnkronos.com
Abbonati a Ilfattoquotidiano.it
meteo
Resta in contatto con la community de Il Fatto Quotidiano L'amato strillone del Fatto
Accedi o registrati per partecipare alla discussione
Accedi Registrati

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

ilFattoQuotidiano.it white
  • Termini e condizioni d’uso
  • Privacy Policy
  • Cambia impostazioni privacy
  • Pubblicità
  • Abbonati
  • Newsletter
  • FAQ
  • Gerenza
  • Contatti
  • Tv Loft
  • Scuola del Fatto
  • Fondazione FQ
  • Millennium
  • Paperfirst
  • IoScelgo
  • Community
  • Facebook
  • Facebook Messenger
  • Instagram
  • Linkedin
  • Telegram
  • X
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006
Caro navigatore, cara navigatrice,

non riesci a leggere ilfattoquotidiano.it perché hai negato i consensi relativi alla pubblicità. Per continuare a leggerci accetta i consensi o diventa nostro Sostenitore (in questo modo navigherai senza nessuna inserzione).
Ti ricordiamo che il nostro lavoro ha un costo ripagato dalla pubblicità e dai sostenitori. Il tuo aiuto è per noi indispensabile.
  • Accetta i consensi
  • Rifiuta e Sostienici
  • Già abbonato? Accedi

Cosa implicano le due scelte che ti proponiamo:

  1. Se clicchi “Accetta i consensi” acconsenti in questo modo al trattamento dei tuoi dati personali mediante l'impiego di tutti i cookie presenti sul sito, fermo restando la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento. Navigherai in modo totalmente gratuito e potrai visualizzare fino ad un massimo di 5 articoli al mese, e vedrai la pubblicità. Che cosa sono i cookie?
  2. Se clicchi su “Rifiuta e Sostienici” sottoscrivi un abbonamento Sostenitore a “ilfattoquotidiano.it”, al costo promozionale di 1€ al mese per 3 mesi. A decorrere dal quarto mese il costo dell'abbonamento diverrà di 5,99€ al mese, il tutto mantenendo le tue attuali impostazioni. Da abbonato potrai navigare senza alcun tipo di pubblicità.

Logo Il Fatto Quotidiano
In Edicola
Quest'articolo è riservato agli abbonati Partner

Abbonati a Il Fatto Quotidiano. Facciamo un giornale con un solo padrone: i lettori.

  • Digital

    Partner

    Sfoglia ogni giorno i contenuti di FQ IN EDICOLA sul tuo pc e sulla nuova app.
    Annuale Mensile
    € 139 ,99
    per il primo anno
    poi € 189,99 / anno
    PAGA IN MODO RAPIDO CON:
    ABBONATI
    Rinnovo automatico. Disattiva quando vuoi

    Incluso nell'abbonamento

    • Accedere a tutti gli articoli del quotidiano tramite app e sito
    • Accedere all'archivio completo de il Fatto Quotidiano
    • Accedere ad uno sconto dedicato a 4 corsi esclusivi della Scuola del Fatto
    • Partecipare in diretta alla riunione di redazione ogni giovedì alle 16.00
    • Commentare tutti gli articoli del sito
    • Navigare senza pubblicità
    • Accedere a tutti i programmi di TvLoft
    • Sconto del 20% sul nostro shop online
    • Tesseramento alla Fondazione il Fatto Quotidiano a € 5,00 (anziché € 20,00)
    • Card digitale con accesso ai vantaggi esclusivi delle Partnership

Hai già un abbonamento? Accedi Icona freccia rossa accedi

Hai bisogno di ulteriori informazioni? Compara tutti i piani Icona freccia comparazione piani