Gli Oscar come Cannes: il grazioso Anora spazza via il cinema complesso e “alto”, quello “impegnato” e “impegnativo”, costruendo sull’indipendenza produttiva la propria genesi narrativa e di successo, e rispettando così i pronostici dell’ultima ora. Sean Baker, faccia giovane e pulita di un’America che ci piace ma il cui film non era certo il migliore in lizza, si era conquistato i favori parlando da proletario, e nel suo discorso di vincitore da regista non ha mancato di parlare del cinema dal basso “continuate a fare film, non abbiate paura cari registi indie”, ma anche della visione comunitaria, la lotta per non chiudere le sale che affligge anche gli States.
Insomma, una politica sociale più che ideologica che invece è stata ingaggiata – gioco forza – dal miglior attore protagonista Adrien Brody, evocando la battaglia a ogni razzismo, all’antisemitismo, a ogni guerra, “che il passato ci insegni qualcosa”. Un discorso giustamente politico come politica è stata la vittoria al pur magnifico documentario No Other Land, diretto da un israeliano e un palestinese: nulla di più auspicabile di questi tempi. Una vittoria, la loro, che accanto al meritato bis di Brody, a quelli per la sceneggiatura adattata andata all’ottimo Conclave e per il film d’animazione Flow, suona tra le più qualitative di questa Notte hollywoodiana, testimone di un’Academy incapace di votare veramente i migliori (The Brutalist, Il seme del fico sacro) o di staccarsi dall’onta mediatica dei Social, ovvero dimenticandosi quasi completamente di Emilia Pérez, persino come film internazionale, con tutto il rispetto dovuto al bellissimo Io sono ancora qui di Walter Salles.
Anora, l’anestetizzante favola etno-sociale di romanticismo al contrario, ha entusiasmato dunque i membri dell’Academy come aveva entusiasmato la giuria sulla Croisette: il suo en plein non solo include il miglior film e regia, ma persino miglior sceneggiatura originale (preferita a scritture ben più articolate e complesse) e attrice protagonista, la giovane e incredula Mikey Madison che ha distrutto i sogni di due enormi performance concorrenti, quello di Demi Moore a caccia di riscatti, e quello della splendida Fernanda Torres. Se è vero che quest’anno non c’erano tra i candidati capolavori della forza di Oppenheimer e La zona d’interesse, altrettanto vero è che si poteva scegliere di meglio, con più coraggio e amore per il Cinema, sì quello maiuscolo.