Hong Kong con 7.5 milioni di abitanti è una delle metropoli più importanti al mondo. Eppure la città, da anni, ha un grande problema legato al mercato immobiliare dai prezzi esorbitanti. Come riferito da un report di South China Morning Post, la crisi immobiliare di Hong Kong è attribuita alla carenza di terreni. Circa il 25% della superficie totale di Hong Kong è stata edificata, le restanti aree sono parchi rurali o aree protette. L’attesa per l’assegnazione delle case popolari è di una una media di sei anni. Troppi e non ci sono alternative valide. Così molti abitanti che versano in condizioni economiche critiche non hanno altra scelta, se non quella di vivere in unità suddivise. Da qui la costruzione delle case-gabbia.
Sono 220.000 le persone che vivono in questi angusti appartamentini da 1.5 metri quadri, ricavati da vecchi caseggiati, costruiti oltre 50 anni fa e note per le loro condizioni fatiscenti. Le casette hanno un angolo cottura, una piccola camera da letto e circa il 70% sono dotati di bagno senza finestre. La maggior parte delle case-gabbia sono abitate da due componenti per una media di oltre 50 anni di età.
Il costo mensile? 350 euro. Le case gabbia esistono a Hong Kong da decenni. I loculi sono simili a gabbie metalliche, abbastanza grandi da consentire a una persona di sdraiarsi, sono generalmente impilati a coppie, in alto e in basso. Alcune unità ospitano più di una dozzina di queste gabbie, con un unico bagno e una zona cucina condivisa. I residenti hanno dichiarato che l’esperienza può essere infernale in stanze troppe affollate, poco igieniche e scarsamente ventilate, soprattutto in estate.
Le autorità di Pechino hanno ripetutamente ribadito che c’è il problema della carenza di alloggi. Nel 2021, Xia Baolong, l’alto funzionario di Pechino che sovrintende agli affari della città, ha fissato l’obiettivo di liberare la città dalle unità suddivise entro il 2049.
(Credit photo South China Morning Post)