“Io sono indignato per quello che è successo a Navalny, ma sono doppiamente indignato se a fare cose simili sono presunte democrazie, perché noi saremmo i buoni e stiamo rischiando di consegnare al capofila dei buoni, cioè gli Usa, un grandissimo giornalista che un tempo avrebbe vinto il premio Pulitzer e che adesso rischia la pena di morte o 175 anni di reclusione, cioè l’ergastolo”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, su Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, per il quale l’Alta Corte di Londra dovrà decidere in queste ore se accettare o respingere il suo appello alla richiesta di revisione per la sua estradizione negli Usa.

Travaglio sottolinea: “I casi Assange e Navalny non c’entrano nulla, ma c’è sempre questo doppiopesismo per cui una vicenda deve pareggiare l’altra. Io sono indignato per il trattamento che i russi hanno riservato a Navalny. Non so di cosa sia morto, invidio le cancellerie europee che dopo la sua morte sapevano già tutto, aspetto di sapere cosa sia successo, ma intanto sono indignato per quello che hanno fatto prima a Navalny – continua – a prescindere poi dalle sue idee che erano aberranti. Navalny, se avesse detto le stesse cose in Italia, sarebbe finito in galera per istigazione all’odio razziale per la legge Mancino, perché sugli islamici e sui caucasici diceva delle cose che facevano paura. Ma non si deve torcere un capello a nessuno, nemmeno per le idee più aberranti”.

E torna su Assange: “Può succedere di tutto: o che lo seppelliscano finché non muoia in un carcere americano oppure che lo mandino direttamente all’iniezione letale. E tutto questo per aver fatto il giornalista, per aver rivelato fatti e documenti veri. Questo doppiopesismo dell’Occidente è insopportabile e sta facendo il gioco di Putin. Avete visto qualche pronunciamento delle cancellerie europee e degli Usa – aggiunge – su Gonzalo Lira, il giornalista cileno-statunitense morto in un carcere ucraino? Avete visto chiedere la verità? È questo doppiopesismo dei sedicenti buoni che fa il gioco dei cosiddetti cattivi, perché di cattivi ce ne sono tanti, ma io non vedo buoni“.

Travaglio ricorda che Assange è recluso da 12 anni e puntualizza: “Parliamo di un nostro collega più bravo di noi, che ha avuto il coraggio di tirare fuori tutte le porcherie che facevano gli americani e i loro servi in Afghanistan e in Iraq, i morti, le torture, le tangenti, gli intrighi che non sapevamo. E non succede niente. Stamattina (ieri, ndr) sulla grande stampa italiana non c’era una riga sull’udienza a Londra. Ecco, è una vergogna per quello che si considera l’impero del bene, perché noi dovremmo difendere la libertà di informazione, proprio per dimostrare che siamo diversi da Putin”.
E conclude: “I documenti diffusi da Assange negli anni passati sono stati pubblicati da tutte le più grandi testate occidentali. Prima facevano tutti la fila davanti alla sua porta per avere in anteprima quei documenti, adesso che rischia di pagare per tutti sono spariti. È una cosa scandalosa”.

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