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Caso Chiara Ferragni, Oreo rompe il silenzio sulla collaborazione: “Nessun accordo di beneficenza, ecco come sono andate le cose”

L'azienda risponde al Codacons e "sfila": cosa c'è da sapere

di Paolo Aruffo

Dopo il pandoro Balocco, le uova di Pasqua e la bambola Trudi, adesso sotto i riflettori c’è la passata collaborazione tra Chiara Ferragni e Oreo (o meglio, Mondelez International, che commercializza il noto biscotto). E, proprio come Trudi, anche Oreo ora “si sfila” dal caso Ferragni. Lo rende noto l’Adnkronos, che ha letto la risposta dell’azienda dolciaria al Codacons, in merito alla richiesta di chiarimenti riguardo all’iniziativa che vedeva la collaborazione tra Ferragni e Oreo, risalente al 2020.

Questa la replica della società Mondelez Italia Services Srl: “In risposta alla vs lettera del 15/01/2024 si rende necessario evidenziare preliminarmente che l’accordo di collaborazione tra Oreo e Chiara Ferragni comportava che la Sig.ra Chiara Ferragni disegnasse un packaging in limited edition di Oreo Double, in vendita da Marzo 2020 per un breve periodo e da noi venduto alla grande distribuzione allo stesso prezzo di cessione del prodotto standard. Contemporaneamente veniva creata una capsule collection (linea di abbigliamento in edizione limitata ritraente il biscotto Oreo) a marchio Oreo by Chiara Ferragni. La capsule collection Oreo by Chiara Ferragni comprendeva una parte utilizzata come premio del concorso ‘Libera il tuo stile Oreo’ nel 2020, e come tale non oggetto di vendita, e un’altra parte dedicata, venduta direttamente dalla Sig.ra Chiara Ferragni attraverso i propri canali”. E ancora un chiarimento molto importante: “La collaborazione sopra descritta non prevedeva alcun accordo di beneficenza”.

Poi, a seguito dell’emergenza Covid, Chiara Ferragni “ha deciso autonomamente, al di fuori dell’accordo commerciale in essere, di donare in beneficenza l’ammontare derivante dai proventi della vendita della parte della capsule collection nella sua disponibilità. Venuti a conoscenza della sua decisione di procedere in tal senso, anche Oreo ha deciso di effettuare una donazione allo stesso ente (Cesvi a favore dell’emergenza Coronavirus)”. Infine ha concluso: “Per informazioni più dettagliate circa la suddetta vendita della capsule collection e la relativa donazione, Vi invitiamo pertanto a rivolgervi direttamente alla Sig.ra Chiara Ferragni”. “Il Codacons, ringraziando Oreo per i chiarimenti forniti, ha ora chiesto alle società della Ferragni e al Ministero del lavoro – competente per le raccolte fondi – tutti i dettagli circa la donazione effettuata, per capire l’entità delle vendite della capsule collection, le somme destinate in beneficenza, la data e le modalità della donazione. In caso di mancata risposta, sarà inevitabile una nuova denuncia contro l’influencer”, ha reso noto l’Associazione dei consumatori.

La stessa associazione, il 18 gennaio scorso, aveva spiegato di aver presentato anche un esposto all’Autorità per la concorrenza e alla magistratura: “Nel 2020 la Ferragni ha pubblicizzato attraverso Instagram la creazione di una capsule collection (cioè di una collezione formata da pochi capi coordinati) realizzata in collaborazione con l’azienda Oreo, denominata ‘Capsule collection limited edition Chiara Ferragni by Oreo’ – spiega il Codacons – In tali messaggi rivolti al pubblico si affermava che il 100% del ricavato delle vendite di tali abiti sarebbe andato in beneficenza per iniziative contro il coronavirus. Tuttavia l’azienda Oreo risulterebbe legata alla Ferragni da rapporti di tipo commerciale, come attesterebbero diversi contenuti pubblicati su Instagram dalla stessa influencer dove si sponsorizzano prodotti Oreo attraverso l’apposita dicitura ‘Adv'”. Infine il Codacons aveva concluso: “L’associazione ha inoltre presentato una istanza d’accesso all’azienda Oreo e al Governo chiedendo di visionare i dati circa i proventi delle vendite della capsule collection, le somme destinate in beneficenza, i soggetti destinatari della beneficenza, le modalità di assegnazione delle donazioni, e le attività messe in atto per verificare il reale utilizzo dei fondi raccolti attraverso l’iniziativa”.

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