“Ma Meloni non era quella che quand’era all’opposizione lamentava che il Parlamento veniva esautorato a causa dei decreti?”. Così Giuseppe Conte, arrivando alla presentazione dell’ultimo libro di Fabrizio Barca Disuguaglianze e conflitto un anno dopo, polemizza sull’ultimo decreto – quello riguardante sulla Pubblica amministrazione – su cui il governo ha posto oggi la questione di fiducia. “Stanno stabilendo con questo governo il record del ricorso alla decretazione d’urgenza a differenza di tutti i buoni propositi che avevano proclamato”.

Decreto che contiene anche la norma che limita i poteri di controllo della Corte dei Conti sulla spesa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
“Abbiamo un governo che è in ritardo sul Pnrr, anche se continuano a dire che non sono in ritardo, abbiamo una rata che dovevamo riscuotere alcuni mesi fa da Bruxelles e che non stiamo riscuotendo e loro come pensano di risolvere il problema? Eliminando il controllo concomitante della Corte dei Conti che non è un controllo concepito per ritardare ma semplicemente per vigilare”. Per Conte quello della Corte dei Conti è “un controllo che è un contemperamento necessario rispetto ad una misura che avevo introdotto anch’io col governo Conte 2 per quanta riguarda il regime di alleggerimento della responsabilità dei pubblici funzionari. Una norma pensata per incentivare alla firma i pubblici funzionari però va contemperata col controllo concomitante perché altrimenti il sistema è squilibrato, quindi questo governo consapevolmente non vuole i controlli e accumula ritardi sul Pnrr”.

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Pnrr, la Corte dei conti: “Norme che limitano i controlli mettono a rischio tutela dei cittadini”. Ma alla Camera il governo mette la fiducia

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Pnrr, la difesa di Meloni sulla Corte dei Conti esautorata dai controlli: “Proroga delle norme di Draghi. Non c’è nessun bavaglio”

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