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Sara Tommasi: “La malattia sarà con me tutta la vita. Ma ora vivo a Sharm el-Sheik dove faccio serate all’Hard rock cafè, mi sento una diva”

Nel nuovo episodio del podcast One More Time, la protagonista la soubrette ha raccontato la sua vita, dalla diagnosi del disturbo bipolare alla cronaca del suo periodo più buio, fino alla rinascita assieme al marito

È uscita da poche ore la nuova puntata del podcast One More Time, ideato e condotto da Luca Casadei. L’esperto di comunicazione parla di rinascita e lo fa assieme a personaggi del mondo dello spettacolo. In questo nuovo episodio, la protagonista è Sara Tommasi.

Umbra d’origine, Tommasi racconta di aver avuto un’infanzia stupenda. I suoi genitori, spiega, l’hanno cresciuta insegnandole sani principi, non le hanno fatto mai mancare nulla. Tommasi si commuove e racconta poi degli anni della scuola: “Mi sono diplomata con 100 al liceo scientifico”, dice con soddisfazione. Poi l’Università Bocconi.

A Milano si aprono le porte di un nuovo mondo, quello dello spettacolo. Tommasi, che voleva diventare una manager bancaria, viene notata da Lele Mora in discoteca: “Ero impaurita perché temevo il confronto con le altre, non mi sentivo abbastanza bella. Gli raccontai che ero fan di Simona Ventura e lui mi propose il provino come schedina a Quelli che il calcio. Fu la svolta. Chiamai: ‘Ce l’ho fatta, sono entrata in televisione, adesso succederanno grandi cose.’ Erano contenti, ma preoccupati”.

I primi anni del successo Tommasi se li ricorda bene: “Per fare la schedina mi davano 100€ a puntata, una volta alla settimana, in più iniziava il mondo delle serate, e qui si prendevano fino a 500€. Scrivevo anche articoli per alcune riviste come Novella 2000, intervistavo i personaggi famosi e prendevo 250€ a pezzo”. Poi arriva l’Isola dei Famosi, condotta proprio da Simona Ventura. E un calendario, idea di Lele Mora: “La maxi operazione pubblicitaria di Lele andò benissimo. I miei genitori non volevano, ma la Canalis lo aveva fatto, la Bellucci lo aveva fatto, la Santarelli lo aveva fatto, quindi mi sono lanciata con l’obbiettivo di arrivare al grande schermo”.

Dopo un anno ricco di successi e soddisfazioni, come la partecipazione al programma Rai Mi fido di te, con Fabrizio Frizzi, nel 2008 il suo manager Lele Mora inizia ad avere problemi personali. Problemi che influenzano anche gli impegni professionali degli artisti da lui seguiti. Tommasi racconta della diagnosi di disturbo bipolare avuta nel periodo del Rubygate: “All’inizio non accettavo le cure. Il problema quando sei bipolare è che te lo dicono gli altri, ma tu non lo capisci: o sei molto euforico o sei molto depresso, quindi passi da tendenze al suicidio a fare cose esagerate e bizzarre“, confessa la Tommasi.

Alla ricerca di un nuovo agente, Tommasi incontra una persona di Milano che la prende nella sua agenzia e le organizza un’intervista per Le Iene. Non sa però che si tratta di una trappola: “Prima dell’intervista mi chiudono in una stanza, prendono il telefono e mi minacciano di morte (con l’acido), obbligandomi a raccontare che a breve mi sarei buttata nel cinema hard. Mi spavento e accetto: mi drogano, faccio l’intervista con Le Iene e subito dopo giro la prima scena hard, il set era già pronto. Mi fanno tirare tantissima cocaina e bere, sentivo il cuore che mi batteva forte. Mi lasciano andare, corro dal mio avvocato e li denuncio”.

Tommasi affronta così un lungo periodo buio che si conclude grazie all’aiuto della madre e il ricovero in una clinica specialistica a Roma. Un periodo durante il quale la soubrette lavora molto su se stessa cercando di tornare “la Sara di prima”. Nel 2020, la nuova svolta e rinascita. Sara il suo futuro marito, Antonio Orso, manager del mondo dello spettacolo. Con Antonio si trasferisce a Sharm el-Sheik dove vive tutt’ora e dove sta cercando di ritrovare sè stessa. “Lavoro all’Hard Rock Cafe di Sharm el-Sheikh, dove faccio le serate. Mi sento nuovamente una diva e sogno un film sulla mia vita, da monito per tutte le ragazze che vogliono diventare famose“.

Una Sara che ne ha passate tante ma che è riuscita a rialzarsi grazie soprattutto all’aiuto di chi le vuole bene. Una Sara che finalmente si sente amata e non giudicata. Si sente “ancora fragile. La malattia sarà con me per tutta la vita, ma ora c’è mio marito, il mio angelo custode“.