“Light is right”: leggero va bene, questo il mantra di Colin Chapman, fondatore di Lotus. A 74 anni di distanza Giuseppe Mele, direttore del Brand Europa, nel corso della presentazione di Eletre, primo sport utility elettrico della Casa di Norwich che si è svolta a Garage Italia, spiega: “Il mercato dice che stiamo tradendo il dna dell’azienda. Ma l’azienda, dopo 74 anni di vita, deve continuare a fare auto sportive. La concorrenza ha fatto suv tanti anni fa e noi oggi vi mostriamo il primo hyper Suv elettrico”.

La Casa di Hethel è stata acquisita da Geely, già proprietaria di Volvo, Polestar e Lynch & Co. Le auto adesso sono disegnate in Inghilterra, prodotte in Cina, con contributi dalla Germania e dall’Olanda ed è proprio Peter Horbury, Senior Vice President Design Lotus Group, a tratteggiare l’evoluzione della mobilità, dai cavalli alle supercar. Un excursus che precede la rivelazione delle tre auto che rappresentano il nuovo corso di Lotus.

Come tutti i modelli Lotus, il nome inizia con la lettera “E”. Si parte con la Evija, che deriva dall’inglese “Eve, vigilia. E’ la prima elettrica di Lotus sotto la proprietà dei cinesi con un telaio in fibra di carbonio progettato e costruito dalla CPC, un’azienda modenese. Alimentata da batterie da 70 kWh che forniscono energia a quattro motori elettrici, posizionati sulle quattro ruote, per una potenza complessiva di 1472 kW (1974 cv) e 1700 Nm di coppia e un’autonomia dichiarata secondo il ciclo WLTP di circa 345 km. Pesa 1.680 kg ed è la supercar più leggera sul mercato ed anche la più potente. Ha una velocità di punta di 321 km/h e ha uno scatto da 0 a 300 km/h (non è un errore di battitura!) in 9,1 secondi! C’è poi la Emira, che deriva proprio dal termine emiro per evocare il comandante. E’ l’ultima termica di Hethel con un V6 3.5 da 405 cv, garantisce uno scatto da 0 a 100 km/h in 4,3”, ha una velocità massima di 290 km/h e si abbina ad un cambio manuale a 6 marce, per la gioia degli appassionati.

Ma ecco che arriva il momento della Eletre, dalla parola ungherese èletre che significa “prendere vita”, e infatti segna l’inizo di un nuovo capitolo nella stopria di Lotus. Rappresenta una svolta epocale fondata su due pilastri: un futuro più sostenibile, basato su auto completamente elettriche, ma anche il debutto di un nuovo modello Lotus in un nuovo segmento di mercato. Un hypersuv lungo 5,1 metri, largo 2,23, alto 1,63 e con un passo di 3,02 è sviluppato sulla nuova piattaforma modulare Electric Premium Platform e prodotto nel nuovo stabilimento cinese di Wuhan. A trazione integrale, ha una potenza di 600 cavalli, 600 km di autonomia dichiarati dalla Casa e un caricatore da 350 kW che permette di raggiungere un’autonomia di 400 km in soli 20 minuti.

La filosofia del design è “carved by air”: scolpita dall’aria, come per la Evija e la Emira. E il principale elemento che la caratterizza è la sua porosità: principio aerodinamico secondo cui l’aria passa attraverso l’auto, oltre che sotto, sopra e intorno. Il frontale vede fari matrix LED forma di boomerang e ampie aperture d’aria. In basso spicca la presa d’aria attiva, a forma di petali triangolari, necessaria al raffreddamento dei motori elettrici, dei freni e delle batterie. Il cofano è muscoloso come quello di un’auto sportiva, come il laterale che presenta linee nette che la scolpiscono in modo deciso. Al posteriore si legge un’evoluzione del disegno stilistico della Evija, con fanali che si estendono per tutta la lunghezza con una sottile linea a led e il portellone scavato. Il montante è a lama e dietro trova posto uno spoiler spezzato in fibra di carbonio che parte dal lunotto, alla cui base si trova lo spoiler attivo in fibra di carbonio. Gli specchietti retrovisori classici possono essere sostituiti da telecamere montate sulla parte superiore delle portiere.

Le soluzioni tecniche adottate per rendere la guida piacevole e coinvolgente sono le sospensioni pneumatiche (di serie), l’asse posteriore sterzante, le barrie antirollio attive e il defferenziale attivo a slitamento limitato. La configurazione interna può essere a 4 o 5 posti e il bagagliaio ha una capacità di 400 litri, a cui si aggiungono i 77 litri del vano antreriore. Lo stile è essenziale e senza fronzoli, come insegnava Chapman: “less is more”. Spaziosa e ricca di materiali leggeri e sostenibili, il lato guidatore e passeggero sono perfettamente simmetrici, con dispaly ultra sottile a sviluppo orizzontale, mentre al centro della plancia si trova uno schermo touch da 15,1”. Tutte le informazioni di guida vengono fornite dall’head-up display a realtà aumentata, di serie. Inutile dire che ha distemi di assistenza alla guida di livello 2 ma è già pronta per ricevere gli aggiornamenti over the air fino al livello 4.

Lotus Eletre sarà visibile negli showroom e negli experience center e sarà disponibile per l’acquisto online. E’ già prenotabile sul sito Lotus, con un anticipo di 2.500 euro e il prezzo finale sarà annunciamo nell’ultima settimana di ottobre e sarà intorno ai 120.000 euro.

Il futuro di Lotus è dunque iniziato, mantenendo però le radici col passato. Che Chapman fosse un genio è indubbio, non è un caso infatti che Lotus abbia vinto ben sette titoli mondiali e abbia incoronato re piloti del calibro di Jim Clark, Stirling Moss, Emerson Fittipaldi, Elio de Angelis e Ayrton Senna, solo per citarne alcuni. Bisognerebbe chiedere a loro cosa pensano di questa evoluzione. Intanto Mele racconta che anche Clive Chapman, figlio del fondatore che lavora in azienda, è soddisfatto del nuovo piano strategico di Lotus. Un progetto che si chiama “Vision 80” e vuole arrivare a produrre 100.000 auto entro il 2028: anno in cui il brand compirà 80 anni.

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