“I tentativi di creare un mondo unipolare” da parte dell’Occidente “hanno assunto forme assolutamente orribili”. Vladimir Putin e Xi Jinping si sono incontrati al vertice Shanghai Cooperation Organization (Sco) di Samarcanda e a distanza di sette mesi dal faccia a faccia avvenuto in occasione dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino, pochi giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina, rinnovano quella “amicizia senza limiti” da molti osservatori considerata la principale garanzia nelle mani del presidente russo dal momento in cui ha deciso di dare il via alla “operazione militare speciale” nel Paese di Volodymyr Zelensky.

Un’amicizia senza limiti che, però, non sembra essere incondizionata. Lo si percepisce dalle dichiarazioni dello stesso Putin che, nel corso del vertice, ha detto di comprendere “le preoccupazioni della Cina sulla questione ucraina” e che intende “chiarire la posizione russa” a tal proposito. Anche perché se Mosca e Pechino condividono questa “amicizia”, la Repubblica Popolare è legata economicamente molto più a Europa e Stati Uniti, con i quali condivide scambi commerciali di molto superiori a quelli intrattenuti con la Federazione russa. Scambi che non ha alcuna intenzione di mettere in discussione in nome della “causa” del Cremlino. La Russia lo sa, ed è per questo che su un punto ritenuto fondamentale da Pechino, ossia la questione di Taiwan, si dice “fermamente impegnata” nel riconoscimento del principio di ‘Una Sola Cina’ e condanna “le provocazioni degli Usa a Taiwan”.

Più moderate le dichiarazioni di Xi Jinping che si è detto pronto a lavorare con la Russia “come tra grandi potenze”. La Cina vuole apportare “stabilità ed energia positiva in un mondo caotico”, ha poi aggiunto in una dichiarazione abbastanza stringata al termine del primo vertice tra i due leader dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Ma sulla questione Taiwan rinnova la linea rossa sulla quale non ha intenzione di negoziare: il presidente Xi Jinping ha apprezzato l’adesione della Russia “al principio della ‘Unica Cina’ e ha sottolineato che “Taiwan fa parte della Cina” che “si oppone con fermezza alle forze separatiste dell’indipendenza di Taiwan” e alle “interferenze esterne”. Per questo motivo, ha aggiunto, “nessun Paese ha il diritto di ergersi a giudice sulla questione di Taiwan”.

Intanto, il sostegno cinese a Mosca arriva soprattutto per vie economiche, come fa sapere Putin: entro la fine del 2022, il fatturato commerciale tra Russia e Cina “raggiungerà nuovi livelli record” e in futuro “supererà i 200 miliardi di dollari. I legami tra i nostri Paesi si stanno attivamente sviluppando. L’anno scorso il fatturato commerciale è aumentato del 35% e ha superato i 140 miliardi di dollari. Nei primi 7 mesi di quest’anno, il volume degli scambi reciproci è cresciuto di un altro 25%. Sono convinto che entro la fine dell’anno raggiungeremo nuovi livelli record e nel prossimo futuro, come concordato, aumenteremo il fatturato commerciale annuo a 200 miliardi di dollari o più”. Su questi punti anche Xi Jinping appare più rilassato nelle dichiarazioni: la Cina è disposta, insieme alla Russia, “a fornire un forte sostegno reciproco su questioni che riguardano i reciproci interessi fondamentali e ad approfondire la cooperazione pratica nel commercio, nell’agricoltura, nella connettività e in altri campi”, ha aggiunto.

Numeri che vengono in parte confermati dai dati diffusi da Gazprom sulle esportazioni di gas verso la Repubblica Popolare. La compagnia ha comunicato che il 10 settembre è stato stabilito un nuovo record di forniture attraverso il gasdotto Power of Siberia: “Le esportazioni di gas verso la Cina attraverso il Power of Siberia, in base al contratto a lungo termine tra Gazprom e CNPC, sono in aumento. Dobbiamo notare che a settembre le forniture sono state regolarmente superiori ai volumi giornalieri previsti dal contratto. Il 10 settembre è stato raggiunto un nuovo massimo storico di volumi giornalieri di esportazione”, si legge nel comunicato.

La cooperazione rimane attiva anche in campo militare. “Navi delle flotte russa e cinese eseguiranno manovre tattiche congiunte“, ha fatto sapere il ministero della difesa di Mosca con una dichiarazione video del vicecomandante della flottiglia di Primorye, una regione russa a nord-ovest del Giappone. Sono in corso quindi pattugliamenti nel Pacifico, che si trasformeranno in vere e proprie esercitazioni congiunte.

Ci saranno “tiri di artiglieria con vere munizioni e operazioni di sostegno ad elicotteri che si alzeranno in volo dalle stesse navi”, spiega Mosca. Il governo russo spiega che il pattugliamento in corso ha l’obiettivo di rafforzare la cooperazione navale tra le due potenze e “di mantenere la pace e la stabilità nella regione Asia-Pacifico, monitorare l’area marittima, nonché proteggere l’attività economica marittima della Federazione Russa e della Cina”.

Nel frattempo cresce la tensione tra Pechino e gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero economico cinese, Mao Ning, ha stigmatizzato la decisione della commissione esteri del senato di Washington di approvare il Taiwan Policy Act. Secondo Ning, tale decisione “viola gravemente l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della Cina sulla questione Taiwan e il principio dell’unica Cina“. Il rischio, secondo Pechino, è che il fronte secessionista dell’isola possa interpretarlo come “un segnale sbagliato”.

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